Femminicidio di Correggio, Daniela Coman è stata soffocata e poi stuprata: ora l’ex rischia l’ergastolo
Peter Pancaldi va a processo in Corte d’Assise: contestate quattro aggravanti
Correggio L’ha perseguitata da viva e stuprata da morta. Ora è stato rinviato a giudizio per una sfilza di reati - omicidio volontario pluriaggravato dallo stalking e dalla violenza sessuale, sequestro di persona, estorsione aggravata, indebito utilizzo di strumenti di pagamento e maltrattamenti - Peter Pancaldi, il 45enne modenese in carcere per l’assassinio dell’ex compagna Daniela Luminita Coman, 48 anni, madre di un figlio di undici anni.
Si è concluso così il braccio di ferro, nella lunga e battagliata fase preliminare, tra accusa e difesa, rispettivamente il pm Valentina Salvi e l’avvocato difensore Annalisa Miglioli. Poiché l’omicidio aggravato impedisce di accedere al rito abbreviato, Pancaldi dovrà comparire davanti alla Corte d’Assise il 12 febbraio 2027, quando inizierà il processo a suo carico davanti alla giuria popolare: rischia l’ergastolo. I fatti risalgono al 13 maggio del 2025, ma la scoperta del delitto è avvenuta il giorno seguente quando è stata denunciata la scomparsa della donna: Daniela, per anni residente a Sassuolo e impiegata alla Sce di Modena, non si era presentata a prendere il figlio. Nella prima serata del 14 maggio il cadavere della donna è stato ritrovato in via Dinazzano 35/c, a Prato di Correggio, nell’appartamento del compagno, sparito sulla Peugeot bianca di lei. Pancaldi è stato fermato all’1.30 di notte vicino al parco Ducale di Modena, dove aveva comprato della droga.
Caduta l’aggravante della premeditazione, su indicazione del gup Andrea Rat il pm Salvi ha riformulato il capo d’imputazione: omicidio volontariato con la circostanza aggravante speciale dello stalking (possibile solo se l’omicidio è compiuto da chi già perseguitava la medesima vittima). In realtà sono quattro le aggravanti contestate: lo stalking, la violenza sessuale, l’aver aggravato le conseguenze del delitto (perché «al fine di ritardare l’intervento dei carabinieri l’uomo si impossessava del cellulare della vittima e, fingendosi lei, inviava messaggi alla sorella e alla collega per far credere che Daniela fosse ancora viva», salvo poi gettare il telefonino in un campo) e infine il legame affettivo, con la stabile convivenza ormai cessata.
Tuttavia solo le prime due aggravanti possono portare l’imputato dritto all’ergastolo: secondo l’accusa, dopo aver soffocato Daniela - che lo aveva lasciato ed era venuta a prendere i suoi oggetti personali - ha compiuto atti sessuali sul corpo senza vita. E durante la fuga Pancaldi ha usato il bancomat e le carte di credito della defunta per consumare in diversi bar, tentando invano (non aveva il pin) di prelevare 500 euro. Daniela aveva paura di quell’uomo che viveva alle sue spalle, le chiedeva di continuo soldi, la pedinava, faceva scenate sul posto di lavoro, le stringeva il collo con le mani e la minacciava di morte. Risalgono al periodo della convivenza (dal giugno 2024 al 13 maggio 2025) l’accusa di sequestro di persona (per aver chiuso a chiave in casa Daniela, talvolta per poche ore e una volta per due giorni consecutivi), l’estorsione aggravata (l’ha costretta a consegnare 27mila euro) e i maltrattamenti (percosse continue). Il detenuto Pancaldi ha iniziato un percorso di disintossicazione e lavora all’interno del carcere. l© RIPRODUZIONE RISERVATA
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