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Reggio Children, le condizioni per i docenti ebrei: «Devono dissociarsi da Netanyahu»

Manuel Marinelli
Reggio Children, le condizioni per i docenti ebrei: «Devono dissociarsi da Netanyahu»

Presentata tra le proteste la carta “Per una educazione democratica e partecipata”: «Chiunque ha contatti con noi ripudi guerra e discriminazioni»

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Reggio Emilia Si dovranno dissociare esplicitamente dalle politiche del governo Netanyahu i docenti provenienti da Israele in visita a Reggio dal prossimo 12 ottobre. È questo uno dei punti che emergono dall’incontro avvenuto martedì al Centro Internazionale Loris Malaguzzi di Reggio, dove – tra le proteste – è stata presentata alla Consulta delle scuole e dei nidi d’infanzia la carta “Per una educazione democratica e partecipata”. Mentre all’interno del centro avveniva il confronto, ricco di dibattiti e opinioni divergenti, fuori i manifestanti pro–Pal esibivano striscioni con scritto “Fuori il sionismo dalla scuola” e “Definisci bambino” mentre ai genitori e docenti che entravano venivano distribuiti dei volantini. In quelle righe veniva ribadita la contrarietà all’arrivo di questi professionisti dell’educazione o quantomeno la loro presa di coscienza su quanto il proprio Governo stia facendo.

Ma l’intenzione di Reggio Children è quella di andare avanti. «Da questo confronto emerge con chiarezza che le scuole appartengono alla città, e sono nate da una visione che mette al centro il dialogo – commenta Maddalena Tedeschi, presidente di Reggio Children –. Nelle nostre scuole i bambini lo imparano presto: lo stesso oggetto cambia forma a seconda del punto da cui lo si guarda, e capire il punto di vista dell’altro non obbliga a rinunciare al proprio. Agli adulti chiediamo la stessa fatica. Ascoltare un altro codice culturale non indebolisce i principi: li obbliga a essere detti con più precisione».

«Il gruppo di insegnanti di scuole ebraiche avrebbe dovuto venire a Reggio Emilia lo scorso anno. Abbiamo scelto di rinviare la visita per avviare con il network una serie di azioni concrete che creassero le condizioni per accoglierlo, e nello stesso tempo abbiamo interrotto alcune relazioni appena avviate con realtà che non ci davano le assicurazioni necessarie. Accogliere, per noi, significa anche chiedere un’assunzione di responsabilità precisa, quella che questa carta formalizza e che ci ha impegnati per mesi, con fatica; non è stato facile, è stato ed è un esercizio difficile. Per questo gruppo, che ancora non sappiamo se verrà, la referente del network si è fatta garante di ciascuno degli e delle insegnanti, a ciascun partecipante abbiamo chiesto un impegno personale ed esplicito sul rifiuto della violenza e della guerra» conclude la presidente. Alla serata, presieduta dal presidente dell’Istituzione Federico Ruozzi, sono intervenuti il direttore Nando Rinaldi, la presidente di Reggio Children Maddalena Tedeschi, l’assessora all’Educazione del Comune di Reggio Emilia Marwa Mahmoud e le pedagogiste Annalisa Rabotti ed Elena Corte La Consulta è stata molto partecipata e ha registrato numerosi interventi, espressione anche di posizioni distanti tra loro. Il testo di cui si è discusso chiede a partner, gruppi di studio e singole persone che entrano in contatto con il Reggio Emilia Approach di difendere i diritti umani, di contrastare ogni discriminazione, compresa quella per appartenenza religiosa e provenienza geografica, di ripudiare la guerra, di «condannare ogni forma di genocidio, crimine di diritto internazionale che, in tempo di pace come in tempo di guerra, gli Stati si impegnano a prevenire e a punire», secondo gli articoli I e II della Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio, e di condannare «ogni forma di militarizzazione delle scuole, di ogni ordine e grado e in ogni Paese».

La carta è stata condivisa con il network internazionale, la rete di 33 Paesi con cui Reggio Children ha le relazioni più stabili e durature. È un testo aperto, in continuo aggiornamento anche grazie al contributo che stanno dando le famiglie nel percorso verso l’elezione dei prossimi Consigli Infanzia Città. Il testo è stato discusso e rivisto in più passaggi: è stato condiviso con lo staff di presidenza di Fondazione Reggio Children, gli staff di Istituzione e Reggio Children, la commissione paritetica dell’Istituzione, il gruppo della convenzione tra Istituzione e Reggio Children, il personale delle scuole e dei nidi, la segreteria dei Consigli Infanzia Città. È infine approdato alla Consulta nella sua ultima stesura, che ha recepito alcune delle osservazioni raccolte in queste settimane, e il lavoro di aggiornamento continuerà nei prossimi mesi. Istituzione, Reggio Children e Fondazione Reggio Children, che della carta sono gli autori, si assumono a loro volta tre impegni: fare delle proprie scuole luoghi di libertà di espressione e di ascolto delle differenze, diffondere le pratiche della democrazia partecipata, promuovere dibattiti pubblici con i partner nei diversi paesi. «Come sistema educativo abbiamo una responsabilità: contribuire a un’educazione di qualità, e per farlo lo scambio è fondamentale – sottolinea Federico Ruozzi, presidente dell’Istituzione Scuole e Nidi d’Infanzia – . Nel recente incontro con il sindaco di Beit Jala, Vladimir Kharoufeh, abbiamo condiviso la necessità di smontare la cultura del nemico. È un compito a cui non possiamo sottrarci, se vogliamo mettere al centro i diritti dei bambini anche quando sembra impossibile. La cultura del nemico si costruisce anche a scuola, a partire dai libri di testo, in ogni paese. Nel nostro piccolo possiamo raggiungere quegli insegnanti che, nelle loro scuole, possono contrastarla. Se riusciremo a dare anche a uno solo di loro gli strumenti per farlo, sarà già un risultato. Per questo la carta non si ferma a parole come dialogo e pace, che da sole lasciano margini di interpretazione che non possiamo permetterci: chiede impegni precisi, a cominciare da quello di tenere le scuole fuori da ogni forma di militarizzazione». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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