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«A Reggio Emilia metodi da Terzo Reich»: il presidente della Comunità Ebraica di Milano contro Reggio Children

Ambra Prati
«A Reggio Emilia metodi da Terzo Reich»: il presidente della Comunità Ebraica di Milano contro Reggio Children

Reggio Emilia Nel mirino la Carta per una scuola democratica e partecipata che sarà condivisa con la delegazione di educatori israeliani in visita domani al Centro Internazionale Loris Malaguzzi

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Reggio Emilia «A Reggio Emilia metodi da Terzo Reich», secondo Walker Meghnagi, presidente della Comunità Ebraica di Milano. «Respingiamo con fermezza le accuse di antisemitismo rivolte al Comune di Reggio. Questa vicenda non venga strumentalizzata», è stata la risposta “a caldo” del sindaco Marco Massari, che ha preso posizione difendendo la legittimità della Carta di Reggio Children, vale a dire l’atto su Israele che la delegazione americana di origini ebraiche ha rifiutato di sottoscrivere.

Il caso di Reggio Children è scoppiato a livello nazionale  con interventi da parte degli organi rappresentativi di Israele in Italia (per Nicolae Eitan Galea, presidente dell’Osservatorio Israele, «è inaccettabile e gravissima la pretesa di imporre agli educatori delle scuole ebraiche americane la sottoscrizione di una dichiarazione di presa di distanza dalle politiche del governo israeliano come condizione per accedere a un percorso formativo promosso da Reggio Children. Si tratta di un vero e proprio ricatto ideologico. Chiediamo a Reggio Children e al Comune di Reggio Emilia di spiegare immediatamente e senza ambiguità quanto accaduto e al ministro Giuseppe Valditara di valutare un approfondimento istituzionale»), ai quali hanno dato man forte esponenti politici di Forza Italia, FdI e Italia Viva-Casa Riformista.

Ma la dichiarazione più energica è arrivata da Walker Meghnagi, presidente della Comunità Ebraica di Milano. «Al Comune di Reggio Emilia si promuovono progetti sull’inclusione e sui valori democratici, si invitano docenti americani di religione ebraica per attività didattiche e di dialogo, e poi si pretende di imporre loro dittatorialmente di prendere posizione su una vicenda politica, solo ed esclusivamente perché per il Comune di Reggio Emilia questi insegnanti appartengono alla “razza ebraica”. È un principio di schedatura su base razziale. I metodi e il clima instaurati da certi Comuni emiliani mi ricordano molto quelli di Goebbels e quanto scriveva il gerarca fascista Roberto Farinacci, “ebrei razza immonda da seppellire in quanto tali” – ha affermato Meghnagi in una nota – Non si può chiedere a un cittadino americano, a un docente, a un ebreo, di rispondere come ebreo in quanto tale. È la negazione totale dell’inclusione che a parole si dice di voler promuovere. È antisemitismo. Chiedo che l’amministrazione comunale di Reggio Emilia si dimetta. Per il metodo indegno utilizzato e per l’enorme danno di immagine provocato all'Italia, visto che la notizia campeggia ormai in tutti i telegiornali americani e sta facendo il giro del mondo. L’Italia non può permettersi di passare per un Paese che discrimina gli ebrei in quanto ebrei».

La replica di Massari non si è fatta attendere. «Le dichiarazioni del presidente della Comunità ebraica di Milano, Walker Meghnagi, ci sorprendono. Respingiamo con fermezza le accuse di antisemitismo rivolte al Comune di Reggio Emilia, che non corrispondono in alcun modo ai nostri valori, alla nostra storia e alle ragioni del nostro impegno educativo. Ci auguriamo che queste parole siano frutto di informazioni non complete e che sia possibile chiarire ogni equivoco, senza sovrapporre al confronto educativo valutazioni di natura politica. Reggio Emilia accoglie tutte le scuole». E il primo cittadino annuncia che domani «la delegazione delle scuole israeliane sarà in città e sarò personalmente ad accoglierla». Infine un appello: «Ci sembra importante non confondere una richiesta di tutela dei diritti dei bambini con una discriminazione su base religiosa o etnica. La Carta di Reggio Children per un’educazione democratica e partecipata testimonia concretamente il nostro impegno: costruire luoghi educativi aperti a tutte e tutti, capaci di promuovere il dialogo, il rispetto dei diritti, la pace e il rifiuto di ogni forma di discriminazione. La Carta non chiede a nessuno di rispondere in quanto ebreo, israeliano o appartenente a qualsiasi altra comunità. Chiede a chi partecipa a un percorso educativo di condividere principi universali di rispetto e protezione dell’infanzia, che devono valere per ogni bambina e ogni bambino, senza eccezioni. Il dialogo resta aperto con gli insegnanti delle scuole ebraiche americane che hanno scelto di non venire a Reggio Emilia. Siamo impegnati affinché la visita possa essere realizzata al più presto, rispettiamo la loro decisione e vogliamo proseguire il confronto, nella convinzione che il dialogo sia la strada da percorrere anche quando le posizioni sono differenti. La porta è aperta e la nostra disponibilità è limpida e completa. Proprio per questo, riteniamo importante che questa vicenda non venga strumentalizzata da nessuna parte, come sta accadendo in queste ore trasformando un confronto sui valori educativi in uno scontro identitario e attribuendo alla nostra città intenzioni che non le appartengono. Reggio Emilia continuerà a essere una città aperta, antifascista e impegnata contro ogni forma di antisemitismo, razzismo, violenza, guerra e discriminazione. Con coerenza, senza ambiguità e senza doppi standard».

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