Gazzetta di Reggio

Reggio

Il caso

La denuncia degli attivisti: «Se avessero aspettato l’ordinanza oggi Bosco Ospizio sarebbe ancora qui»

Alice Tintorri
La denuncia degli attivisti: «Se avessero aspettato l’ordinanza oggi Bosco Ospizio sarebbe ancora qui»

Ieri mattina davanti al cantiere gli ambientalisti hanno fatto il punto dopo lo stop all’abbattimento degli alberi stabilito venerdì dal Consiglio di Stato

3 MINUTI DI LETTURA





Reggio Emilia «Se per i lavori avessero atteso una settimana, a quest’ora il bosco sarebbe ancora qui». È questo il punto centrale della lunga nota letta ieri mattina, davanti al cantiere di Ospizio, da alcuni portavoce dell’Assemblea del Bosco. Già venerdì sera, attraverso i canali social, gli attivisti avevano dato appuntamento a giornalisti e cittadini per dire la loro sull’attesa ordinanza del Consiglio di Stato, arrivata nella mattinata di venerdì.

Un’ordinanza che, lo ricordiamo, sancisce lo stop all’abbattimento di ulteriori alberi nell’area di Conad ma non ferma i lavori. «Il Consiglio di Stato – dice Alessia Busani, portavoce dell’Assemblea – ha accolto il nostro appello cautelare, ribadendo un concetto semplice: bisogna procedere con buon senso». «Conad Centro Nord e la sua appaltata Benassi srl non hanno agito secondo buon senso – ribadiscono gli attivisti –. La foga e la rapidità con cui hanno distrutto alberi e trinciato arbusti ha mostrato la volontà precisa di procedere al completo abbattimento del bosco, così da neutralizzare sul nascere il confronto e qualsiasi possibilità di appello. Il totale abbattimento degli alberi già al primo giorno, e l’installazione di nuove pannellature a impedire il controllo visivo di ciò che realmente avviene all’interno dell’area, ci indicano quanto timore ci fosse di questa sentenza e quanta poca trasparenza ci sia su ciò che Conad Centro Nord sta portando avanti dietro quei pannelli».

A deludere e ad alimentare il risentimento degli ambientalisti, anche l’atteggiamento dell’amministrazione comunale, ritenuta «complice di questo scempio». Busani incalza: «Il suo ruolo è purtroppo stato chiaro fin dall’inizio di questa vertenza. Dalla firma sui permessi apposta tre giorni prima della discussione della mozione popolare nel 2025, al silenzio sull’uso spropositato di forze dell’ordine e delle misure repressive messe in atto dalla questura in queste ultime settimane di protesta pacifica e nonviolenta». Poi, ancora una volta, emerge con forza l’ostinazione dell’Assemblea: «Per noi però questa sentenza significa anche altro. Che quegli alberi avevano una dignità, avevano un valore e meritavano di essere risparmiati. Questo documento ci conferma quello che già sapevamo: quanto iniziato il 30 settembre scorso non è stato solo mancato buon senso, è stato un ecocidio, per di più svolto in area urbana che sarà, quindi, sempre più esposta a temperature estive micidiali». Il prossimo passo, a livello legale, è il pronunciamento del Tar, previsto per i primi mesi del 2027. «Fino a quel momento – vanno avanti gli attivisti – chiediamo con forza che non un granello di sabbia, non una goccia di cemento sia versata su questo suolo. Aver tagliato il bosco, aver scelto la strada della repressione non ci fermerà». La loro lotta, dicono a viso aperto, «continua con il boicottaggio di Conad su scala nazionale. E continuano le mobilitazioni, a partire da un corteo cittadino in occasione dello sciopero per il clima, venerdì 16 ottobre, nei futuri luoghi a rischio cementificazione della città: per dire che c’eravamo, ci siamo, ci saremo dove la coscienza ambientale impone di essere».  © RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google