Quando manca la politica
L’errore sta nel non aver preservato Reggio Children. È questo attendismo prolungato che a Reggio Emilia, nell’ultimo anno, ha trasformato i possibili punti di svolta in complicati punti di rottura
Il Terzo Reich qui non può essere nominato, nella città medaglia d’oro al valor militare della Resistenza. Chiarito questo, possiamo parlare di tutto, anche di un documento solo apparentemente innocuo. Ci si doveva impegnare parecchio per far finire dentro il tritacarne Reggio Children. È questa, forse, la colpa più grave.
La politica che lascia sola l’istituzione sperando, fino all’ultimo, che la polemica finisca nel dimenticatoio. Era successo con il Primo Tricolore a Francesca Albanese. Ed era successo anche con il rapper Kanye West. Silenzi e attese, mentre tutto attorno precipita. L’errore, in questo caso, sta nel non aver preservato Reggio Children dalla richiesta di diventare attore di una partita politica. Reggio Children è educazione, dialogo, inclusione. La sua Carta parla di diritti, pace e rifiuto della guerra. È giusto chiedere a tutti di rispettarne i principi.
Ma quando, in mezzo a una polemica già accesa, a una delegazione viene chiesto di prendere le distanze dalle politiche di un governo, il messaggio può cambiare: non sembra più un impegno comune, sembra una prova da superare. Un insegnante non deve rispondere di una guerra per il luogo da cui viene o per la scuola in cui lavora. È in questo spazio che Reggio Children rischia di diventare la prima vittima collaterale. Un’esperienza conosciuta nel mondo per la capacità di mettere in relazione persone e culture è finita sotto i riflettori per le divisioni, non per il suo lavoro. Non servono parole più grosse. Serve una linea più chiara: Reggio accoglie chi viene a imparare e a confrontarsi; condanna la guerra e ogni discriminazione; distingue le persone dai governi.
Dirlo subito avrebbe aiutato a proteggere il dialogo e chi, come Reggio Children, lo pratica ogni giorno. Ora quella protezione serve davvero. Se questa partita fosse stata gestita da Reggio Children senza pretendere di piegarla a questo o quell’interesse oggi avremmo avuto una storia di pace, di dialogo e di vita. Non dei cocci da raccogliere. Perché aspettare a dire che oggi il sindaco avrebbe accolto la delegazione? È questo attendismo prolungato che a Reggio, nell’ultimo anno, ha trasformato i possibili punti di svolta in complicati punti di rottura.
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