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Caso Reggio Children, le fondatrici Eletta Bertani e Ione Bartoli: «Accuse ingiuste, difendiamo i nostri valori»

Serena Arbizzi
Caso Reggio Children, le fondatrici Eletta Bertani e Ione Bartoli: «Accuse ingiuste, difendiamo i nostri valori»

Dopo le accuse di discriminazione lanciate da Walker Meghnagi e il caso della delegazione ebraica statunitense, le due pioniere difendono la carta valoriale dell'ente

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Reggio Emilia Profondamente addolorate. Questo è lo stato d’animo delle pioniere di Reggio Children, Ione Bartoli ed Eletta Bertani, di fronte alla feroce polemica che imperversa in questi giorni contro l’Istituzione e la nostra città. La controversia è deflagrata dopo che una delegazione di insegnanti delle scuole ebraiche statunitensi ha deciso di rinviare la visita studio in programma a Reggio Emilia. Il presidente della Comunità ebraica di Milano, Walker Meghnagi, ha accusato l’amministrazione comunale di discriminazione e antisemitismo, arrivando a chiedere le dimissioni del sindaco e della Giunta.

«Chiaramente sono molto addolorata: credo che Reggio Children non se lo meritasse - spiega, parlando dal profondo del cuore, Eletta Bertani -. Reggio Children non meritava di finire in una controversia così spiacevole, proprio per i valori da cui è partita e che l’hanno caratterizzata in tutti questi decenni». «Oltretutto questa istituzione si basa su un’idea di educazione che è aperta al dialogo con le tante differenze che ci sono nel mondo e si basa sul riconoscimento di diritti per chi non ne aveva - aggiunge Eletta Bertani -. Io mi riconosco pienamente nelle dichiarazioni che ha fatto il sindaco Marco Massari. E non capisco perché vi sia stata una contrapposizione come quella che si è sviluppata in questi giorni, che non credo abbia diritto di cittadinanza. Non c’era nessun atteggiamento di preclusione nei confronti della delegazione ebraica statunitense: non vedo perché avrebbero dovuto essercene. Le dichiarazioni del presidente della comunità ebraica di Milano, Reggio Children non se le merita. Non c’è mai stata preclusione verso gli ebrei, ripeto, e quindi io credo che Reggio Children abbia le spalle solide per affrontare e superare questo momento».

Per Eletta Bertani la polemica è anche la conseguenza «di un clima di forte contrapposizione, perché stiamo vivendo in un periodo in cui ci sono troppe guerre... Chi per primo sopporta ingiustamente le conseguenze di questo clima sono le istituzioni educative, che hanno alla base una cultura di pace e di rispetto per tutti. E ne pagano le conseguenze anche in termini di polemiche. E proprio il mondo in cui viviamo incide anche su esperienze belle come Reggio Children». «Ho sofferto e soffro molto per questa cosa - prosegue Eletta Bertani -, abbiamo sempre fatto il possibile per aprire a tutti e lo continueremo a fare. Ciò non toglie che abbiamo valori che difendiamo. La carta sottoposta alla delegazione non è ideologica: è una sottoscrizione di valori. E mi riconosco nel giudizio che ne hanno dato gli amministratori. Non c’è niente, all’interno di quel documento, in cui non riconoscersi o che dica qualcosa contro gli ebrei».

Alla domanda se anche Eletta Bertani avrebbe fatto sottoscrivere quella dichiarazione, la pioniera di Reggio Children risponde senza ombra di dubbio e appoggia la richiesta fatta alla delegazione di dissociarsi in modo esplicito dalle politiche del govern o Netanyahu. «Sì. Ripeto - aggiunge - non c’è nulla che possa offendere la delegazione ebraica. Non c’è nulla contro di loro come Paese o Stato. Non ci sono dichiarazioni politiche in senso stretto: è una dichiarazione con valori alla base, la volontà di costruire un mondo pacificato. È una dichiarazione valoriale e Reggio Children non è di parte. Si volevano affermare con chiarezza valori universali che tutti dovrebbero accettare, senza vedere ostilità», conclude. L’amica e compagna di lotte Ione Bartoli si limita a sottolineare come, da cittadina reggiana, stia male «nel leggere la feroce polemica scatenata contro l’istituzione Reggio Children».

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