Caso Reggio Children, l’affondo dei sindacati: «Attacchi inaccettabili, la pedagogia resti luogo di pace»
Cgil, Cisl e Uil intervengono sulla bufera che si è scatenata attorno alla visita dei docenti statunitensi e israeliani al Centro Loris Malaguzzi
Reggio Emilia «Siamo andati fuori scala: l’attacco del rappresentante della comunità ebraica di Milano è inaccettabile per una città come Reggio Emilia, che ha fatto sempre dell’accoglienza, della solidarietà e dell’integrazione il suo faro, così come le accuse di antisemitismo, che imbarbariscono la discussione portandola su un livello inesistente e toccano anche il lavoro quotidiano dei nostri pedagogisti, mai messo in discussione. Bisogna ricomporre toni e modi, nel rispetto di tutti».
Cristian Sesena, segretario generale della Cgil di Reggio, interviene così sulla bufera che si è scatenata attorno alla visita dei docenti statunitensi e israeliani al Centro Loris Malaguzzi, ribadendo le ragioni su cui si poggiava il dibattito: «Nessuno ha mai voluto criminalizzare le insegnanti per etnia o religione, il tema sollevato ha sempre riguardato il rapporto di alcune delle istituzioni scolastiche di provenienza con esercito e governo israeliano. Dalle docenti in visita sono arrivati messaggi importanti che parlano di ponti e non di trincee, che lasciano sperare che si possa ripristinare un confronto. Discorso diverso invece è per le dichiarazioni di alcuni esponenti della delegazione Usa, che ha rinunciato accusando di essere stata “discriminata in quanto sionista”. Questo è falso e sposta l’attenzione sul vero “perché”. Dal punto di vista della Cgil il tema è sempre stato altro e si pone come una questione complessa che interroga le coscienze, anche quando si parla di educazione con tutte le accortezze del caso: bisognerebbe pensare anche ai 20mila bambini morti a Gaza e ai ragazzi ebrei e palestinesi, che stanno crescendo in un clima di odio e che il Reggio Emilia Approach non potranno mai conoscerlo».
Per Rosamaria Papaleo, segretaria generale di Cisl Emilia Centrale, nella situazione che si è venuta a creare pesano gli errori commessi dall’amministrazione comunale: «Reggio Children è un patrimonio prezioso, un ambasciatore che da decenni porta nel mondo il nome della città di Reggio e la sua idea, rivoluzionaria, di infanzia. Ma oggi si è riusciti nel capolavoro al contrario: spingere il mondo a guardare con preoccupazione quel che accade a Reggio e in Reggio Children, una barca trascinata in una tempesta politica e lasciata sola a governare le onde. Per non ripetere gli sbagli, occorre capire cosa è mancato. È mancata un’amministrazione comunale con la libertà e l’autonomia di alzarsi in piedi al primo segnale, per difendere Reggio Children e dire la cosa più semplice: ogni educatrice, ogni educatore che bussa alla nostra porta è il benvenuto. Soprattutto se arriva da una società in guerra - prosegue Papaleo -. Sono mancati il coraggio di ricordare che non si accoglie un governo, si accoglie una persona; di dire che offrire la pedagogia reggiana a chi si misura ogni giorno con la guerra è una conquista per noi e un dono di pace che Reggio restituisce al mondo». Per il sindacato di via Turri le date servono per capire la bagarre. C’era un Manifesto del 21 luglio, a cui il 6 ottobre è stata affiancata una Carta che ha trasformato valori universali in uno strumento che ha portato lo scontro politico dentro un’istituzione educativa. «La politica avrebbe dovuto proteggere Reggio Children, non lasciarla al centro di una disputa internazionale che ha consegnato macerie fumanti», conclude Papaleo.
Alex Scardina, coordinatore provinciale della Uil, sottolinea che «la scuola e l’educazione devono essere uno strumento per costruire punti e momenti di incontro, non diventare occasione per polarizzazioni ideologiche». «In questa polarizzazione - prosegue - si perde il fine ultimo di quello che rappresentano Loris Malaguzzi e la tradizione educativa di Reggio. Spero dunque che la visita in corso diventi un’occasione di confronto e crescita. Gli insegnanti sono arrivati in città per apprendere rudimenti e approfondire un nostro orgoglio, il Reggio Emilia Approach. Cerchiamo quindi di dare la migliore espressione possibile di noi stessi, quella dell’accoglienza e dell’incontro. Ci può stare il confronto anche acceso ma non l’ideologismo, perché in questa maniera non si fa il gioco di professionisti della cultura che non sono necessariamente espressione del governo israeliano, così come non necessariamente i nostri insegnanti sono espressione di un colore politico. E anche i bambini eventualmente coinvolti nel metodo educativo studiato dai loro docenti - conclude Scardina - non hanno una sorta di peccato originale da dover scontare rispetto a un governo verso il quale non sono in grado di avere un’opinione».
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