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Dopo Bosco Ospizio, a rischio 80 alberi in via Melato: ecco perché rischiano di essere tagliati

Massimo Sesena
Dopo Bosco Ospizio, a rischio 80 alberi in via Melato: ecco perché rischiano di essere tagliati

L’esperto botanico Ugo Pellini lancia l’allarme e invita alla mobilitazione: su quell’area il progetto della nuova piscina

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Reggio Emilia Mentre non s’è ancora finito di discettare su quale fosse la definizione più calzante per gli alberi abbattuti a Ospizio, un’altra zona verde, poco distante da lì potrebbe avere le settimane contate. Stiamo parlando di un’area importante, compresa tra viale Olimpia, via Melato e Viale dei Partigiano: lì non ci sono sterpaglie né siepi spontanee cresciute nell’indifferenza generale come è stato il cosiddetto Bosco Urbano. Lì ci sono una ottantina di alberi veri – Olmi, Cedri, Cipressi di palude, Tigli, Farnie – che fino ad oggi hanno egregiamente svolto la loro funzione di “alveoli” di un polmone verde, deputato a cingere un’area storicamente vocata allo sport: a godere della loro fotosintesi ci sono il Campo di atletica, la piscina comunale e un campo da calcio che da quarant’anni è in gestione alla società dilettantistica Fides.

Tutto questo – compresa la cintura degli alberi – nei prossimi mesi è destinato a sparire, per fare posto al cantiere del Polo del nuoto che il Comune ha da tempo deciso di affidare alla multinazionale spagnola Supera con la quale ha firmato un contratto la costruzione e l’affidamento in gestione di un Polo del Nuoto per i prossimi 40 anni. Valore dell’operazione, 16 milioni di euro. Data ipotizzata per l’inizio dei lavori, primi mesi del prossimo anno. Il tempo stringe, dunque. Soprattutto per la giunta Massari che, mentre si sta ancora leccando le ferite politiche per la pessima gestione del caso del Bosco Ospizio, dovrà presto fare i conti con l’apertura di quest’altro fronte.

In un contesto in cui, anche il recente vissuto avrà il suo peso. Al punto da considerare fin d’ora non più percorribile la strada “pilatesca” dei diritti acquisiti. Anche perché, qui la partita è diversa: l’area è del Comune che la cede al costruttore del nuovo impianto natatorio. Il contratto è firmato, certo, ma il via libera ai lavori non c’è ancora. E su questo sentiero stretto – della trattativa sul “come” e sul “quando”– la giunta Massari e soprattutto l’assessora allo Sport Stefania Bondavalli dovranno presto incamminarsi, con l’obiettivo di non perseverare negli errori commessi nella gestione del caso “Conad-Bosco Ospizio” e magari trovare una mediazione “alta”, almeno quanto gli alberi che rischiano il taglio. Il rischio, senza una opportuna mediazione è quello di un taglio pesantissimo. E a dirlo è l’esperto botanico Ugo Pellini, uno degli attivisti che per difendere il Bosco Urbano si era beccato una denuncia (poi cancellata dal giudice): «Rischiano l'abbattimento – scrive Pellini – esemplari monumentali come una Farnia, che ha una circonferenza del tronco superiore ai due metri e mezzo, misura per questa quercia di pianura che corrisponde a un secolo di vita. Altrettanto di pregio, anche se di minori dimensioni, è un grosso Olmo, che vegeta nell'area “sgambamento cani”, probabilmente residuo di una antica Piantata padana. Nelle vicinanze sono presenti anche un alto esemplare di Noce nero, una ventina di tigli in filare, mentre a contorno del campo da calcio, spiccano numerosi pini neri, libocedri, con anche alcuni cipressi di palude. Completano questo patrimonio verde, nel parchetto pubblico – scrive ancora Pellini – metasequoie, frassini, aceri di monte e cedri, sempre di dimensioni ragguardevoli». E se Pellini, memore degli ultimi abbattimenti a Ospizio non sembra essere ottimista, l’orientamento dell’assessora Bondavalli è quello di scongiurare un altro taglio con tanto di poliziotti in tenuta antisommossa a scortare ruspe e benne in azione.

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