Incidente mortale a Cadelbosco Sotto, il giovane conducente scrive ai familiari di Panizza: «Vorrei restituirvi il vostro caro»
Il 19enne indagato per omicidio stradale: «Non cerco giustificazioni né perdono, ma il vostro dolore mi ha profondamente scosso». Oggi l'ultimo saluto al 73enne travolto davanti casa
Cadelbosco Sopra «Se potessi esprimere un solo desiderio, sarebbe quello di restituirvi la persona che amate». A parlare è il giovane conducente di 19 anni che mercoledì scorso in via Marconi sulla provinciale 63 a Cadelbosco Sopra ha travolto e ucciso Josè Panizza, 73 anni, pensionato che attraversava la strada proprio di fronte alla sua abitazione.
L’automobilista - che ieri, tramite il suo avvocato Giacomo Fornaciari, ha inviato una lettera aperta ai familiari della vittima chiedendo perdono - dovrà rispondere di omicidio stradale: questo il capo d’imputazione provvisorio stilato dal pm Stefano Finocchiaro. La polizia stradale ha comminato al giovane una multa per omissione di precedenza (dovuta anche in assenza di attraversamento pedonale); per ora nulla viene contestato sul fronte velocità, ancora da stabilire con certezza, in un tratto in cui vige il limite dei 50 chilometri orari.
La lettera
«Non è facile trovare le parole per scrivervi. Ho soltanto 19 anni e mai avrei immaginato di dover affrontare un momento così doloroso, soprattutto sapendo che voi avete perso una persona amata e insostituibile - recita la lettera - Da quel terribile giorno il mio pensiero va spesso a voi, al dolore che state vivendo e al vuoto che questa tragedia ha lasciato nelle vostre vite. Penso a chi lo aspettava a casa, a chi avrebbe voluto abbracciarlo ancora una volta, alle parole rimaste sospese e a tutti quei momenti che non potrete più vivere insieme. E vorrei, con tutto il cuore, che quel giorno fosse andato diversamente. So che nessuna parola potrà colmare il vuoto che sentite, né alleviare davvero un dolore così grande. E so che ciò che provo io non potrà mai essere paragonato a ciò che state vivendo voi». E ancora: «Non vi scrivo per cercare giustificazioni, né per chiedervi perdono o comprensione. Vi scrivo perché sento il bisogno di farvi sapere che questa tragedia mi ha profondamente scosso e che porterò sempre dentro di me il ricordo di quel giorno. Non so come accoglierete queste parole e non mi aspetto una risposta. Vorrei soltanto che arrivassero a voi per quello che sono: il pensiero sincero di un ragazzo che avrebbe desiderato con tutto il cuore che quel giorno avesse avuto un finale diverso. Vi esprimo la mia più sincera vicinanza, con tutto il rispetto e la delicatezza che il vostro dolore merita».
L’incidente
Quando si è presentato agli agenti, insieme al padre e al legale, il 19enne ha detto di aver visto il pedone in lontananza ma di esserselo trovato davanti all’improvviso: la sterzata a sinistra e la frenata è stata vana e la Golf ha urtato con violenza l’anziano, sbalzato a diversi metri di distanza e straziato. I figli di Panizza, Mirco e Gianni, sono tutelati dall’avvocato Giovanni Tarquini. «I familiari sono afflitti e amareggiati nel leggere ricostruzioni anticipate rispetto alle verifiche effettive - ha ribattuto Tarquini - Spero che la Procura disponga una perizia tecnica cinematica per determinare in particolare la velocità dell’auto». Ritenuta l’autopsia non necessaria, il funerale di Josè Panizza (che lascia anche la moglie Orianna e tre adorati nipoti) si terrà oggi alla casa funeraria Croce Verde di Reggio; da lì, alle ore 16.15, il feretro partirà alla volta del cimitero di Coviolo in attesa della cremazione. l© RIPRODUZIONE RISERVATA
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