Caso Saman Abbas, dopo sei anni via al processo per il matrimonio forzato: a giudizio il padre Shabbar
A Reggio Emilia si apre il procedimento sul tentativo di costrizione alle nozze. Il Comune di Novellara e Fondazione Pangea parti civili, mentre la difesa ribadisce: «La ragazza era d’accordo»
Novellara Quasi sei anni fa Saman Abbas, dopo essersi impossessata di nascosto del telefono cellulare del padre, mandò una richiesta d’aiuto ai servizi sociali. Era il novembre del 2020. A 17 anni, la ragazza cercava di sfuggire a un matrimonio con un cugino più anziano in Pakistan. Venne messa al sicuro in una comunità di Bologna, ma nell’aprile successivo tornò a casa. E fu uccisa.
Ieri, in tribunale a Reggio, si è aperto il processo al padre Shabbar per aver tentato di costringere la figlia a sposarsi. La madre, Nazia Shaheen, comparirà invece davanti al gup a gennaio. Il giudice Stefano Catellani ha accolto la costituzione di parte civile del Comune di Novellara, rappresentato dall’avvocato Nicola Termanini, e la Fondazione Pangea, assistita da Simona Filippi. Shabbar, detenuto nel carcere di Ferrara, era assente per motivi di salute, come spiegato dall’avvocata Sheila Foti. In aula si sono rivisti, come testimoni in attesa di essere sentiti, Ivan Bartoli, datore di lavoro di Shabbar, il capitano Pasqualino Lufrano, allora comandante della stazione dei carabinieri di Novellara, e l’assistente sociale che raccolse la richiesta d’aiuto della minore. Volti e nomi che riportano alla primavera del 2021, quando di Saman si erano perse le tracce e ancora si sperava di ritrovarla viva.
A sostenere l’accusa è la pm Maria Rita Pantani, già applicata al processo d’appello a Bologna per il femminicidio, conclusosi con le condanne poi confermate lo scorso luglio dalla Cassazione: ergastoli per Shabbar, la moglie Nazia Shaheen, i cugini Noman ul Haq e Ikram Ijaz, e la condanna a 22 anni per lo zio Danish Hasnain. La pm ha modificato il capo d’imputazione, contestando anche le aggravanti legate alla minore età di Saman e all’abuso delle relazioni familiari. Il giudice ha disposto la notifica all’imputato e la traduzione degli atti in urdu. Il 21 dicembre si cominceranno ad ascoltare i testimoni dell’accusa: tre carabinieri e l’assistente sociale. In seguito toccherà al fratello di Saman, Ali Haider, che non si è costituito parte civile contro il padre, e al fidanzato Ayub Saqib. La difesa chiamerà invece la madre e un cugino di Shabbar, oltre al promesso sposo pakistano, se sarà possibile sentirlo in videocollegamento.
Il padre di Saman ha sempre negato di aver tentato di costringerla al matrimonio. «Non l’ha assolutamente costretta, né lui né sua moglie – dice l’avvocata Foti –. Lo hanno già precisato in passato e lo ribadiranno. Saman in quel momento storico era ben lieta di fidanzarsi, ha partecipato al fidanzamento e ha continuato a sentire il fidanzato». Il sindaco di Novellara, Simone Zarantonello, ha ribadito le ragioni della costituzione di parte civile: «Siamo qua convintamente e riteniamo che anche questo procedimento debba avere la stessa evidenza». Per il sindaco, al di là della diversa gravità dei reati, è necessario affermare che all’interno delle comunità «non può esserci spazio per i matrimoni forzati». Per l’omicidio si è già arrivati alla sentenza definitiva. Paradossalmente, per il tentativo di costrizione al matrimonio il processo è appena cominciato.
Nell’aprile del 2021, quando a Saman restavano poche ore di vita, il gip emise un decreto penale di condanna nei confronti dei genitori per tentata induzione al matrimonio: una multa di 3.375 euro, con la sospensione condizionale. Il decreto era stato considerato definitivo perché si riteneva che il padre non avesse presentato opposizione. Quando è emerso il contrario, il giudice ha disposto il giudizio immediato. Diverso l’iter per la madre, rimasta latitante più a lungo. Gli atti sono tornati alla procura, che ha poi chiesto il rinvio a giudizio.
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