Tasse, a Reggio Emilia l’Irpef supera la media nazionale: 6.153 euro a persona
Secondo i dati elaborati dalla Cgia di Mestre la nostra provincia è diciassettesima per gettito. Davanti a noi in Emilia Romagna ci sono Bologna, Parma, Modena e Piacenza
Reggio Emilia Nel 2024 il contribuente reggiano ha versato in media 6.153 euro di Irpef, euro in più rispetto alla media nazionale che si ferma a 5.788. A dirlo è l’ultima rilevazione dell’Ufficio studi della Cgia che ancora una volta torna sul tema della tassazione.
Locale e nazionale
L’altra particolarità che, analizzando la classifica delle province dell’Emilia Romagna è che, per una volta davanti a Reggio, oltre alle “solite” (Bologna, quinta in Italia per Irpef media, che sotto le due torri è pari a 6.846 euro, Parma, settima, e Modena, tredicesima) ci sia anche Piacenza, sia pure per pochi euro di differenza sull’Irpef media: quella dei piacentini è infatti pari a 6.196 euro. L’unica deduzione possibile è che a Piacenza (che pure ha quasi la metà dei lavoratori dipendenti rispetto a quanti ne ha Reggio) gli stipendi siano leggermente più alti. La provincia reggiana, diciassettesima a livello nazionale si piazza a metà della graduatoria regionale, alle spalle di Bologna, Parma, Modena e, abbastanza a sorpresa, persino Piacenza. Alle spalle di Reggio – comunque molto più in basso nella classifica regionale – ci sono Ravenna (quarantaquattresima, con una Irpef sotto la media nazionale, pari a 5.407 euro), Ferrara, in cinquantaduesima posizione con una Irpef pari a 5.206 euro, poi Forlì Cesena con 5.107 euro di Irpef. A chiudere la graduatoria c’è Rimini con una Irpef media sotto i 5mila euro. Per quanto riguarda il quadro nazionale, le sorprese sono poche. A Milano - dice la ricerca della Cgia - si pagano più tasse che in qualsiasi altra parte d’Italia. Nel 2024 ogni contribuente della Città Metropolitana lombarda ha versato in media 9.066 euro di Irpef, l’imposta sul reddito delle persone fisiche. Un importo che supera di oltre 1.500 euro quello di Roma, seconda in classifica con 7.536 euro. Dietro alla Capitale si piazzano Monza/Brianza con 7.100 euro, Bolzano con 6.975 e Bologna con 6.846. La media nazionale si è attestata a 5.788 euro. La risposta sta nella progressività del nostro sistema fiscale: più alto è il reddito, maggiore è l’aliquota applicata. Per questo le aree con il prelievo più pesante sono, in linea di massima, anche quelle in cui si guadagna di più. I dati sul reddito complessivo medio dichiarato lo confermano. In cima alla classifica delle province italiane c’è la Città Metropolitana di Milano, con 34.803 euro. Seguono Bologna con 30.686 Monza-Brianza con 30.578, Lecco con 29.906, Bolzano con 29.846, Parma con 29.771 e Roma con 28.643. Sono praticamente le stesse realtà che occupano le prime posizioni anche nella graduatoria dell’Irpef.
Tasse e servizi
Sempre secondo lo studio della Cgia «chi paga di più, di solito può contare anche su servizi pubblici più numerosi e tendenzialmente di migliore qualità, dai trasporti alle infrastrutture sociali, dall’istruzione alla cultura, fino allo sport e al tempo libero». Difficile dire se questa deduzione possa essere applicata sui dati delle province emiliano-romagnole che di certo hanno lo stesso livello di assistenza sanitaria ma con altrettanta probabilità pagano dazio, almeno in parte, ad esempio, con i problemi quotidiani del trasporto pubblico. Poi lo studio della Cgia prova a spiegare come pressione fiscale e gettito siano entrambi cresciuti.
Pressione e gettito
Tra il 2022 e il 2026, segnala l’Ufficio studi della Cgia, il gettito è cresciuto grazie all’espansione dell’occupazione e anche ai numerosi rinnovi contrattuali sottoscritti dalle parti sociali che hanno determinato un aumento delle retribuzioni e, di conseguenza, delle entrate tributarie e contributive . Sul piano statistico, l’inasprimento del carico fiscale è stato alimentato anche da alcune scelte normative, come la sospensione della deducibilità di specifiche voci di costo – dalle svalutazioni dei crediti alle quote di avviamento – e l’abrogazione dell’Ace (Aiuto alla Crescita Economica), uno sconto fiscale che garantiva fino al 2023 poco più di 3 miliardi di euro all’anno.
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