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Il manoscritto che ispirò Leopardi e Foscolo riemerge dopo oltre 240 anni: la scoperta di un ricercatore Unimore


	Il ricercatore Marco Capriotti
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Il ricercatore Marco Capriotti

Il ritrovamento porta la firma di Marco Capriotti, ricercatore dell’Università di Modena e Reggio Emilia. Identificato e autenticato per la prima volta un autografo degli “Sciolti a Sigismondo Chigi” di Vincenzo Monti, il poemetto del 1783 che influenzò alcuni dei capolavori della poesia italiana, dall’“Infinito” ai “Sepolcri”

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Reggio Emilia È stato identificato e autenticato per la prima volta un manoscritto autografo degli “Sciolti a Sigismondo Chigi” di Vincenzo Monti, opera che influenzò la poesia di Foscolo e Leopardi. Il ritrovamento si deve a Marco Capriotti, ricercatore al Centro di ricerca sulle Digital Humanities-DHMoRe dell’Università di Modena e Reggio Emilia, diretto dal professore Matteo Al Kalak. Il testo offre una nuova testimonianza per approfondire la conoscenza del poemetto, di cui non erano finora noti esemplari manoscritti. I risultati della ricerca che ha condotto all’identificazione e all’autenticazione del manoscritto saranno presentati in un articolo scientifico, la cui pubblicazione è prevista per l’inizio del 2027. La scoperta del manoscritto autografo assume un significato particolare per la posizione che gli “Sciolti a Sigismondo Chigi” occupano nella storia della letteratura italiana degli ultimi due secoli. Il poemetto fu pubblicato nel 1783 e nel corso dei decenni successivi andò incontro a un crescente successo, divenendo ben presto tra le opere più lette e imitate nel corso dell’Ottocento. L’opera ispirò i “Sepolcri” di Foscolo, ma ancor più decisiva fu la sua influenza su Leopardi, che dal testo di Monti trasse direttamente parole e immagini per dar vita alle sue poesie più famose, tra cui “L’infinito”, il “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia” e “Le ricordanze”. «La rilevanza del ritrovamento non risiede soltanto nell’eccezionalità materiale del documento, ma soprattutto nella possibilità di approfondire la conoscenza di un’opera che diede un impulso senza precedenti alla poesia italiana degli ultimi due secoli, e senza la quale alcuni dei massimi capolavori della nostra letteratura non avrebbero mai assunto la forma in cui li leggiamo noi oggi», commenta il professor Matteo Al Kalak. Il Centro interdipartimentale di ricerca DHMoRe è promosso dal Dipartimento di Studi linguistici e culturali e dal Dipartimento di Ingegneria “Enzo Ferrari”, con l’adesione dei Dipartimenti di Giurisprudenza, di Economia “Marco Biagi”, di Educazione e Scienze Umane e di Comunicazione ed Economia. Il professore Matteo Al Kalak si occupa di archivi e di valorizzazione del patrimonio storico-documentario ed è responsabile scientifico del progetto DHMoReLAB, che prevede la creazione di archivi digitali e di cataloghi di manoscritti, anche in relazione alle potenzialità del machine-learning.

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