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Il processo

Morì 6 anni e mezzo dopo l'incidente sul lavoro: «Fu omicidio colposo». Svolta nel caso Dario Codeluppi

Ambra Prati
Morì 6 anni e mezzo dopo l'incidente sul lavoro: «Fu omicidio colposo». Svolta nel caso Dario Codeluppi

L’autopsia conferma il nesso causale tra il terribile infortunio del 2019 e il decesso. Il giudice ordina di riformulare l'imputazione per il titolare dell'azienda

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Sant’Ilario «Sussiste un ininterrotto nesso causale» tra l’infortunio sul lavoro e il decesso - ben sei anni e mezzo dopo - di Dario Codeluppi, 50 anni, il perito meccanico padre di tre figli morto il 31 dicembre 2025. È stato questo il responso - illustrato durante l’incidente probatorio - del dottor Francesco Calabrò, della Medicina legale di Parma, incaricato dalla Procura della città ducale di stabilire la causa di morte della vittima. Perciò ieri a Parma, durante l’udienza predibattimentale, il giudice monocratico ha invitato il pm a riunire il procedimento in corso per lesioni personali gravissime e a riformulare il capo d’imputazione: il titolare dell’azienda Vetromeccanica Srl di Neviano degli Arduini (PR), dove il 20 novembre 2019 avvenne il terribile infortunio, finirà alla sbarra per omicidio colposo per inosservanza delle regole sulla sicurezza del lavoro.

Dario Codeluppi, residente a Sant’Ilario, era conosciuto: nipote del partigiano Red (Francesco Donelli), era noto per il suo impegno nel nuoto (ha insegnato alla Poletti Nuoto), nella politica (è stato consigliere comunale per Rifondazione Comunista negli anni del sindaco Sveno Ferri), nel sociale (volontario del progetto di sport per disabili All Inclusive). Dopo aver lavorato alla Sachman di Reggio e aver fatto il trasfertista per varie aziende, si era dedicato all’insegnamento come docente di meccanica all’Enaip e al Cfp Bassa Reggiana. Un’esistenza ricca, spezzata all’improvviso quando il perito ha subìto un terribile infortunio mentre lavorava su una macchina a controllo numerico nella ditta di Provazzano, in provincia di Parma: il macchinario ha inghiottito il malcapitato e ne ha straziato il corpo.

Dario aveva appena 44 anni: da quel giorno la sua esistenza e quella dei suoi cari è cambiata all’improvviso. Un calvario fatto di continui ricoveri negli ospedali di Parma, Reggio, Correggio e infine in una struttura per gravi cerebrolesi ad Albinea, dove Codeluppi è spirato l’anno scorso mentre i suoi figli crescevano senza un padre. Come se non bastasse, in questa vicenda di per sé straziante, la vedova Chiara Landini - tramite l’avvocato Andrea Pellegrini - ha lanciato un appello sulla Gazzetta di Reggio: ci sono volute settimane per ottenere il nulla osta per il funerale. Il lungo lasso di tempo, trascorso tra l’infortunio e il decesso della vittima, ha complicato non poco l’iter giudiziario. L’incidente probatorio si è reso necessario poiché, durante gli anni che hanno visto allettato il 50enne, avrebbero potuto insorgere altre patologie; non a caso il consulente tecnico dell’accusa ha impiegato mesi per studiarsi la documentazione sanitaria e arrivare alla conclusione che Codeluppi è deceduto per le conseguenze dell’infortunio. Restava un ulteriore passo da compiere: la Procura doveva rivedere il fascicolo, già incardinato come lesioni personali gravissime. Ora l’accusa diventa omicidio colposo e il processo penale può iniziare.

La famiglia, che ha sofferto molto, non potrà costituirsi parte civile poiché ha puntato sulla causa civile, ormai agli sgoccioli. «La Procura di Parma, per una posizione così delicata risalente al 2019 aggravata poi dal decesso della vittima, non ha ancora consentito il pieno esercizio dell’azione penale - dichiara l’avvocato Pellegrini - Fortunatamente abbiamo esperito l’azione civile senza attendere gli sviluppi del processo penale».

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