Aggressione in stazione, la rabbia dei residenti e dei lavoratori: «Le chiamano persone fragili, ma hanno comportamenti violenti»
Reggio Emilia, l’uomo che ha spintonato la dipendente di Trenitalia, noto per problemi di tossicodipendenza, è tornato subito a bivaccare in zona. Commercianti e residenti esasperati: «Situazione insostenibile, denunce e segnalazioni non bastano più»
Reggio Emilia «Le chiamano persone fragili, ma hanno comportamenti violenti e preoccupanti. Abbiamo paura». Questa è soltanto una delle "voci del giorno dopo" che arrivano dalla zona stazione, dopo che una dipendente di Trenitalia è stata aggredita da un uomo che poche ore dopo era di nuovo libero di bivaccare nel piazzale. Mentre la vittima dell’aggressione, dimessa con sei giorni di prognosi dopo essere stata spintonata e molestata, è ancora sconvolta. Ha una leggera contusione, ma è dal punto di vista psicologico che ha sofferto maggiormente. Si tratta di una ragazza di circa 30 anni, «sta bene fisicamente, ma è sotto choc e non andrà a lavorare per un po’» riferisce una conoscente. È previsto il suo rientro a lavoro in biglietteria al termine del periodo di prognosi. Ha sporto denuncia e Trenitalia le fornirà tutela legale e supporto psicologico.
Chi è l’aggressore
L’autore dell’aggressione continua a girare avanti e indietro sul piazzale, qui lo conoscono tutti: è una persona con evidenti problemi fisici (zoppica e fatica a camminare) oltre che di tossicodipendenza. Chi frequenta la zona lo descrive come una persona che fa uso smodato di crack, non particolarmente aggressiva ma insistente e a tratti molesta. Dorme per strada, di giorno fa la staffetta tra i vari bar del quartiere. «Gira con borse e coperte e dorme sempre sotto casa mia - spiega una residente - E non è l’unico: ci sono sempre le stesse persone, tra cui una ragazza con i capelli rasati che quest’estate ho visto prendere a calci un’auto, rompere lo specchietto e colpire altre cose con una spranga. Vengono definite persone fragili, ma alcuni di questi comportamenti sono violenti e preoccupanti. La situazione è diventata insostenibile. Chiedo che si faccia qualcosa, perché adesso ho paura: per me, per mia madre e per le altre persone. Non avevo mai provato questa sensazione, ma ora temo che possa succedere qualcosa di grave. Non possiamo aspettare che qualcuno si faccia male prima di intervenire».
I lavoratori
Ad essere in apprensione sono specialmente i lavoratori della stazione, tabaccai, baristi e dipendenti di Trenitalia, che vivono la situazione con senso di impotenza. «Ieri pomeriggio, dopo l’accaduto, mentre la nostra collega si trovava ancora al pronto soccorso e non sapevamo nemmeno che cosa le fosse successo, lui si aggirava davanti alla nostra biglietteria e alle postazioni per i selfie - racconta una lavoratrice - Anche stamattina (ieri, ndr) era presente ed è rimasto fino alle 11-mezzogiorno». Giulia e Sara, della tabaccheria della stazione, riferisicono che «l’uomo che ieri ha aggredito la ragazza qualche settimana fa ha spaccato a calci la macchinetta esterna alla tabaccheria di via Eritrea». Regina, della pizzeria al taglio Cibiamo Station aggiunge: «Le persone che fanno casino in stazione le conosciamo tutte. Ovviamente c’è paura, lavoro qui da due anni e mi è capitato più volte di assistere a risse o deliri proprio qui davanti. Non conosco la ragazza, ieri non c’ero ma sono cose quasi all’ordine del giorno». Girando per via IV Novembre, via Eritrea e via Turri la situazione è chiara dopo un paio di passi. Lo spaccio avviene alla luce del sole, ci sono persone che bivaccano e l’opinione diffusa è sempre la stessa: a creare problemi sono sempre le stesse persone. Ma denunce e segnalazioni portano a poco o niente. E allora il senso di disperazione di molti commercianti è palpabile .
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