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Il caso

Stalker di Novellara, al via il processo. La giornalista Mediaset: «Il braccialetto non funzionava e usava un’altra auto per eludere i controlli»

Ambra Prati
Stalker di Novellara, al via il processo. La giornalista Mediaset: «Il braccialetto non funzionava e usava un’altra auto per eludere i controlli»

In aula è stata ascoltata come testimone Ilaria Dalle Palle di “Dentro la notizia” che si era occupata del caso, la quale ha riferito i dettagli emersi dalle sue inchieste e dai contatti con le vittime

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Novellara «Mentre filmavamo le interviste alle vittime, è passata un’auto: era lui, ci hanno detto le donne. Usava una seconda auto. Abbiamo poi scoperto che il braccialetto elettronico non funzionava». Queste le parole di Ilaria Dalle Palle, giornalista di Mediaset (per “Dentro la notizia”, trasmissione tv di Canale5 condotta da Gianluigi Nuzzi) che si è occupata del caso dello stalker seriale di Novellara. È stata la giornalista la prima testimone citata dall’accusa ieri in tribunale a Reggio, all’apertura del processo in rito ordinario. Avrebbe dovuto essere sentita la parte offesa, cioè la negoziante 30enne ultimo bersaglio, ma a causa dell’assenza del giudice titolare Michela Caputo il pm Maria Rita Pantani ha dovuto rivedere la scaletta dei testimoni.

La vicenda, che ha fatto molto scalpore, ha riguardato quattro donne. Dopo una condanna a due anni per stalking nei confronti di una prima donna, l’imputato - affetto da schizofrenia dal 1995 e valutato da due perizie come socialmente pericoloso - se l’è presa con una madre 50enne e la figlia adolescente. Per questo secondo caso, nel febbraio scorso il gup lo ha condannato a 5 mesi e 10 giorni, una pena ritenuta lieve dal pm, che ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha annullato la sentenza: il processo è da rifare. È dunque il terzo caso - quello di una 30enne che lavorava in un negozio del quale l’uomo era cliente, che sarebbe stata pedinata e destinataria di frasi a sfondo sessuale e appellativi confidenziali - il primo ad approdare a un dibattimento pubblico. Ieri l’apertura del processo, alla presenza degli avvocati di parte civile Alice Minari (per la 30enne) e Alex Silvestri (per l’associazione Gens Nova). Nel frattempo l’imputato di 55 anni - detenuto dal marzo 2026, quando è stato arrestato perché usciva lasciando il braccialetto elettronico a casa, manomesso - ha cambiato di nuovo avvocato nominando un pezzo da novanta: Liborio Cataliotti (sostituito da Costantino Diana).

La cronista Dalle Palle ha raccontato: «Abbiamo letto la notizia sui quotidiani locali e con la troupe abbiamo fatto 4-5 dirette da Novellara. La figlia, ripresa di spalle, era particolarmente fragile: si girava ogni volta che sentiva dei rumori, piangeva. Era terrorizzata e in condizioni pietose». Durante le interviste alle donne, «in un parco o alla stazione», è passata un’auto. «In seguito, andando sotto casa dell’uomo, mi sono resa conto che arrivava sull’auto monitorata dai carabinieri e usciva con un’altra macchina». Così come si è resa conto che «il braccialetto elettronico non funzionava: avrebbe dovuto suonare quando lui si avvicinava alle parti offese. Ho avvisato subito i carabinieri, consegnando il girato». Poche ma molto mirate le domande della difesa. «La vettura è passata mentre eravamo vicino a un centro commerciale». «Se ho visto in volto il conducente? No, è stato un attimo». La seconda testimone è stata un’ex collega della 30enne. «I datori non hanno mai preso in considerazione le paure di noi dipendenti. A lei avevano detto che le avrebbero rinnovato il contratto a tempo determinato, ma dopo che è scoppiato il caso ha perso il lavoro».

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