Gazzetta di Reggio

Reggio

Montagna

Tartufi, ecco perché i cercatori reggiani temono di non poter più entrare nei boschi

Adriano Arati
Tartufi, ecco perché i cercatori reggiani temono di non poter più entrare nei boschi

Villa Minozzo: la modifica alla legge quadro preoccupa gli esperti

2 MINUTI DI LETTURA





Villa Minozzo I tartufai reggiani lanciano l’allarme contro una modifica alla legge nazionale che rischia di limitare pesantemente la libera ricerca del tartufo, consentendo alle aziende faunistico-venatorie e agrituristico-venatorie di regolamentarne la raccolta nei propri territori.

Ad agosto, la Camera ha approvato il disegno di legge “Coltiva Italia”, che stanzia oltre un miliardi di euro per sostenere e rilanciare l'agricoltura, la zootecnia e l'olivicoltura nazionale. Ma dietro a questa imponente manovra destinato al settore agricolo si nasconde un provvedimento che interessa più di 100mila tartufai italiani che praticano la cerca e cavatura del tartufo. Quale? Una modifica «alla legge 16 dicembre 1985, n. 752 (legge quadro sulla materia Tartufi): “Le aziende faunistico-venatorie e le aziende agri-turistico-venatorie regolamentano le modalità di raccolta dei tartufi all’interno delle loro aree, al fine di evitare interferenze con le attività di gestione faunistica nonché di preservare l’habitat naturale, ivi compreso il sostrato boschivo”», ricorda il presidente dell’Associazione Tartufai Reggiani Lino Costi.

In pratica, la libera cerca verrebbe ridotta notevolmente nei suoi spazi: «Questa modifica porterebbe a far sì che ogni azienda faunistico-venatorie e le aziende agri-turistico-venatorie abbia il potere di escludere totalmente dai loro territori i cercatori di tartufi, in sfregio a quanto sancito nella legge quadro». Il provvedimento «porterebbe ulteriore caos in un mondo già in grave crisi. Ogni anno, per diversi motivi, (l’andamento climatico, i tagli dei boschi, un settore come l’agricoltura in forte crescita) vediamo un calo drastico del prodotto tartufo». Anche perché, conclude «le varie aziende faunistico-venatorie e agri-turistico-venatorie occupano già una percentuale importante nei nostri territori, in alcune regioni arrivano a raggiungere alche il 60/70% dell’intera superficie regionale, tale azione potrebbe portare anche all’esclusione completa da queste aree, a discapito di poche persone per praticare l’attività venatoria». © RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google