Torna l’ora solare: quanto ci costa il cambio d’ora
Stanotte le lancette tornano indietro di un’ora, ma la discussione su quale ora tenere tutto l’anno resta aperta. Secondo Terna, l’ora legale ha fatto risparmiare oltre 90 milioni di euro nel 2026
Si dorme un’ora in più, ma solo per una notte: per i prossimi cinque mesi, secondo le stime di Terna, si consumerà un po’ di più. E con l’energia a questi prezzi, ogni kilowattora conta. Torna stanotte l’ora solare, e con essa la disputa su quale ora tenere tutto l’anno. Alle 3 le lancette tornano alle 2, e a fine marzo si farà il percorso inverso: nonostante anni di discussioni, le regole non sono cambiate.
I risparmi
Secondo Terna, società che gestisce la rete elettrica nazionale, i sette mesi di ora legale appena chiusi hanno prodotto minori consumi per circa 300 milioni di kWh, pari al fabbisogno annuo di circa 115 mila famiglie, e un risparmio di oltre 90 milioni di euro, con circa 140 mila tonnellate di CO2 evitate. Dal 2004 a oggi, calcola Terna, il minor consumo supera i 12,3 miliardi di kWh, per circa 2,4 miliardi di euro. A marzo Terna ne stimava 302, per circa 80 milioni: l’energia risparmiata è quella attesa, è cresciuto il valore economico. Il trend di fondo, però, è in discesa: nel 2006 il risparmio era di 645 milioni di kWh. In vent’anni si è più che dimezzato, soprattutto per la diffusione dei led, e oggi vale circa lo 0,1% del fabbisogno elettrico nazionale.
La scelta
Il 1° ottobre la commissione Attività produttive della Camera ha approvato il documento conclusivo di un’indagine conoscitiva avviata a marzo. La commissione raccomanda di superare il doppio cambio stagionale, ma lascia aperta la scelta tra ora legale e ora solare permanenti, perché dalle audizioni non è emersa una posizione univoca. Secondo Terna, tenendo l’ora legale anche d’inverno, nel 2026 si sarebbero risparmiati altri 160 milioni di kWh circa. Non tutti però concordano: per l’Associazione italiana degli economisti dell’energia, nei Paesi mediterranei il risparmio dell’ora legale permanente è prossimo allo zero, perché la maggiore climatizzazione compenserebbe il minor consumo per l’illuminazione. La commissione osserva che l’effetto riguarda soprattutto i mesi estivi, ma avverte che anche il beneficio invernale va valutato al netto dei possibili maggiori consumi del mattino. Più ottimista la Società italiana di medicina ambientale, che stima un risparmio di 180-200 milioni di euro l’anno.
Il rebus della mattina
Confesercenti e Confcommercio guardano con favore all’ora legale permanente: più luce la sera significa più passeggio e più turismo. I sindacati pensano invece a chi lavora all’aperto e alle famiglie con figli a scuola: con l’ora legale tutto l’anno, secondo un’elaborazione riportata nel documento, a Milano il sole sorgerebbe alle 9 al solstizio d’inverno. Federalberghi e Confcommercio segnalano anche il problema degli impianti sciistici, che perderebbero parte delle ore del mattino. Divisi anche i medici: gli specialisti del sonno, tra cui l’Accademia italiana di medicina del sonno e Giuseppe Plazzi dell’Istituto delle scienze neurologiche di Bologna, indicano l’ora solare permanente come l’opzione più prudente; altri auditi valutano favorevolmente l’ora legale. Il documento indica al legislatore tre strade, in quest’ordine: una sperimentazione dell’ora legale per almeno un ciclo stagionale completo, l’ora legale permanente, l’ora solare permanente.
Il nodo europeo
L’Italia non può decidere da sola: il cambio d’ora è regolato dalla direttiva europea 2000/84. Nel 2018 una consultazione della Commissione europea raccolse circa 4,6 milioni di risposte, con l’84% favorevole ad abolire il cambio. Il Parlamento europeo approvò la proposta di direttiva in prima lettura nel marzo 2019, ma al Consiglio, dove siedono i governi, non si è mai arrivati a un’intesa. Ora qualcosa si muove: 44 eurodeputati di 15 Paesi hanno scritto ai ministri dei Trasporti dei 27 Paesi per riaprire il negoziato. E la Commissione europea ha commissionato uno studio sull’impatto dell’abolizione, atteso entro la fine del 2026. La commissione della Camera, intanto, ritiene opportuna un’iniziativa italiana in sede europea. Finché i governi non si mettono d’accordo, le lancette continuano a girare due volte l’anno. l
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