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L’intervista

Altro che Bot, meglio le carte Pokémon: «Un business florido, ma conta come si conservano»

Ambra Prati
Altro che Bot, meglio le carte Pokémon: «Un business florido, ma conta come si conservano»

Parola di Matteo Bursi, uno dei titolari di “Kraken- Giochi & Fumetti”

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Reggio Emilia Non investite in Bot, le carte dei Pokemon potrebbero rendere di più. Il maxi furto di carte da gioco da collezione del valore di due milioni di euro a Milano ha scoperchiato un mondo di appassionati misconosciuto. Ne abbiamo parlato con Matteo Bursi, uno dei tre titolari di “Kraken - Giochi & Fumetti” di via Pansa 47/E, un’attività aperta due anni fa che segna sempre il tutto esaurito tra incontri con l’autore, tornei e giochi di ruolo.

I negozi specializzati sono pochi a Reggio?

«In realtà siamo in tanti. Oltre a noi, focalizzati soprattutto sui giochi di ruolo, ce ne sono quattro in centro storico e almeno altrettanti in provincia. È un periodo d’oro: dalla pandemia in poi il settore è stato riscoperto e conta su un folto numero di appassionati. Un pubblico transgenerazionale che va dai 15enni ai 40enni. Solo il fumetto, come l’editoria, non brilla, ma il mercato è florido. La richiesta è importante sia per il giocato sia per il collezionismo».

Le carte sono un buon investimento?

«Premetto che la nostra filosofia è diversa: per noi le carte vanno vissute e giocate, attività come la nostra sono un luogo di aggregazione anche per chi ha difficoltà sociali».

A livello di monetizzazione quanto valgono?

«Bisognerebbe avere la palla di cristallo. Capita spesso anche qui che, quando i giocatori sbustano, magari trovano una carta da 100 euro, che possono diventare un migliaio di euro o molto di più. È capitato con Luffy, il protagonista di One Piece: c’è stato un festeggiamento generale, può valere diverse migliaia di euro».

Conviene conservare?

«In linea generale sì, conservare e mantenere in buono stato le card è sempre una buona idea. Il criterio principale è la rarità, ma le variabili che incidono sul valore del pezzo sono numerose: lo stato di conservazione, l’andamento del mercato, la natura della carta (ad esempio se esistono versioni alternative). Molto dipende anche dal momento: se un influencer parla di un modello, quest’ultimo può avere un picco e schizzare come prezzo».

Voi valutate le carte?

«No, non forniamo questo servizio, né le carte gradate, abbiamo solo il prodotto nuovo. Esistono dei siti specializzati in compravendita online che possono dare una risposta di massima. Ci sono poi aziende che fanno delle vere e proprie expertise, cioè delle valutazioni con certificazione e voto (di solito da uno a dieci): più il voto è alto e più si fa un affare. Ad esempio un mio amico ha voluto fare un’offerta valutativa (non per vendere, ma per conservare e fissare nel tempo) e la carta gli è stata restituita posizionata in una teca di vetro che non si può aprire se non rompendo il contenitore».

Più le carte sono antiche e più sono preziose, giusto?

«Non proprio. Le prime card sono le Magic del 1993 (poi seguite in ordine cronologico da Yu-Gi-Oh! e Pokemon); ovvio che se si possiede un pezzo non usurato di quella serie, che ha trent’anni, è un piccolo tesoretto. Ma possono valere di più carte recenti uscite in edizione limitata: ad esempio quelle messe in palio nei tornei, che solo il vincitore può possedere. Ora, per celebrare l’anniversario trentennale dei Pokemon, sono usciti dei cofanetti in edizione limitata: il più ambito, Set Allenatore Fuoriclasse, è esaurito».

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