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Il caso

Casa comprata un anno e mezzo fa, ma i proprietari non possono ancora entrarci

Jacopo Della Porta
Casa comprata un anno e mezzo fa, ma i proprietari non possono ancora entrarci

Tra accordi non rispettati, sfratti esecutivi e rinvii dell'ultimo minuto a causa di un certificato medico per la spalla, l'odissea di una famiglia di Casalgrande regolarmente proprietaria che ora si rivolge al giudice.

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Casalgrande Hanno acquistato una casa il 16 aprile 2025 per andarci a vivere con i loro due figli, ma a distanza di mesi Greta P. e la sua famiglia non sono ancora riusciti a entrarne in possesso. All’interno vive senza averne titolo (perché non c’è alcun contratto d’affitto) un uomo con la moglie e tre figli. I proprietari avevano concesso sei mesi agli occupanti per uscire. I sei mesi sono diventati otto.

Il racconto

«A fine dicembre 2025 saremmo dovuti rientrare in possesso del nostro appartamento, ma così non è stato. Ci siamo dovuti dunque rivolgere a un legale, abbiamo in mano una sentenza di sfratto esecutivo da aprile, ma siamo a ottobre e non riusciamo a vedere la luce in fondo al tunnel». L’ultimo ostacolo è un certificato medico che attesta una capsulite adesiva alla spalla destra, la cosiddetta “spalla congelata”, presentato mercoledì scorso dall’occupante della casa durante l’ultimo accesso dell’ufficiale giudiziario. Il documento, rilasciato da uno specialista ortopedico, prescrive infiltrazioni e una terapia antinfiammatoria di dieci giorni, con una successiva infiltrazione a distanza di due settimane. La documentazione ha determinato un ulteriore rinvio delle operazioni di rilascio. La famiglia non intende mettere in discussione la diagnosi, ma si chiede come una patologia alla spalla possa impedire il rilascio dell’abitazione. «Abbiamo acquistato questa casa per viverci con i nostri figli. Non stiamo chiedendo un favore, ma soltanto di poter entrare in un immobile che ci appartiene e che deve esserci restituito», racconta la donna. A rendere ancora più difficile da accettare il rinvio è il fatto che, durante l’ultimo accesso, l’appartamento risultava praticamente vuoto. «Questo ci fa pensare che il trasferimento fosse già stato organizzato, se non addirittura effettuato», aggiunge la proprietaria. Secondo il legale della proprietà, una patologia non può tradursi automaticamente in un impedimento all’esecuzione: occorre verificare se le condizioni di salute siano incompatibili con le operazioni da compiere, distinguendo la necessità di cure dall’impossibilità di trasferirsi. Il rischio, altrimenti, è che ogni nuovo certificato provochi ulteriori rinvii senza accertare l’esistenza di un impedimento concreto.

Le richieste della famiglia

La vicenda solleva una questione più ampia sull’effettività della tutela giudiziaria. Ottenere un provvedimento favorevole, sostenere le spese legali e attendere l’intervento dell’ufficiale giudiziario dovrebbe garantire la restituzione dell’immobile in tempi ragionevoli. Quando ciò non accade, le conseguenze economiche e personali ricadono interamente su chi attende di vedere riconosciuto concretamente il proprio diritto. Per questo la famiglia intende rivolgersi al giudice dell’esecuzione del Tribunale di Reggio, mediante ricorso ai sensi dell’articolo 610 del codice di procedura civile, chiedendo i provvedimenti necessari a superare le difficoltà incontrate. Tra le richieste vi è anche quella di prevedere l’intervento di un medico legale in occasione del prossimo accesso, con ulteriori spese a carico della proprietà. Nel frattempo, Greta P. e la sua famiglia continuano ad aspettare. «Ci chiediamo che cosa dobbiamo fare ancora. Abbiamo comprato una casa e seguito tutte le procedure previste dalla legge, ma continuiamo ad aspettare. Anche noi abbiamo una famiglia, due figli e il diritto di organizzarci una vita. Possibile che tutto questo non conti nulla?».

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