Centro storico, la rabbia dei commercianti: «Ecco quali sono i motivi della crisi»
Dalla Salumeria Piccola alle botteghe d'abbigliamento: le testimonianze di chi alza ogni giorno le saracinesche
Reggio Emilia La mancanza delle grandi catene come in ogni centro che si rispetti, iniziative deludenti e pochi incentivi, sia all’impresa che al consumatore. Alla domanda “cosa manca al centro di Reggio per tornare in vita?” i commercianti rispondono così. Le vetrine chiuse attorno alla propria attività che si accumulano, la paura per il futuro e quel misto di rabbia e nostalgia per un passato nobile, decaduto in un oggi deprimente: il sentimento è diffuso, ma ognuno di loro prova a non arrendersi, dall’abbigliamento allo storico spaccio alimentare, passando per bar e ristoranti.
Girando per via Franzoni, le botteghe storiche sono rimaste poche, ma chi resiste ha una ricetta semplice: puntare tutto sulla qualità e sapersi differenziare. Ma l’incertezza verso il futuro è grande. «Tra non molto andrò in pensione, così negli ultimi anni ho iniziato a parlare con possibili acquirenti della mia bottega – racconta Sergio Paderni della Salumeria Piccola, un must per chi fa la spesa in centro – . Ma non ho concluso nulla. Prima c’era molta paura per i costi energetici da sostenere, specie dopo la guerra in Ucraina. Ma ultimamente mi è stata data questa risposta: “Il negozio è bello, ma è in centro. E non voglio investire dove non so cosa ci sarà tra dieci anni”. Credo che questo renda molto l’idea del pessimismo che c’è attorno al centro. Io sono qua da oltre 20 anni, il negozio ne ha più di 100. Le cose sono cambiate, d’accordo. Ma in primis c’è un problema di mentalità. Il mio consiglio è quello di puntare sulla qualità dei prodotti, fare in modo che le persone ti scelgano proprio per l’unicità dell’offerta nel tuo negozio. Altrimenti, possono andare al supermercato».
La crisi – questo lo ammettono tutti – ha colpito indistintamente la maggioranza dei centri storici in Italia. Ma a Reggio è la fuga delle grandi catene verso i centri commerciali ad essere un unicum. Un colpo duro per tutte le attività, visto la risonanza e l’indotto che per osmosi creano i grandi nomi, Zara in primis. «Nelle altri città le grandi catene sono in centro, qui le abbiamo al centro commerciale e basta – spiega Ilaria del negozio Roof in piazza Prampolini – Queste sono fondamentali per dare al cliente finale uno “shopping a 360 gradi”, per creare un esperienza, con tanti marchi per budget diversi. I reggiani credo abbiano le possibilità di spendere, solo che vanno altrove, a Modena e Parma».
Raffaele Orsini, titolare del negozio di calzature Lady Massetti aggiunge: «Il centro ha gli stessi problemi di altre città, chiusure e delinquenza. Però sono anche convinto che se facciamo tornare voglia alle persone di tornare in centro, allora le vie di Reggio torneranno ad essere quelle di un tempo». Capitolo importante, e su cui l’amministrazione può intervenire in modo diretto, sono gli eventi. Tutti concordano sulla loro importanza, ma le iniziative devono essere mirate, altrimenti rischiano di penalizzare i negozianti.
«Gli eventi sono efficaci per portare la gente in centro, ma vanno distribuiti meglio. Non basta mettere un dj set con musica alta e pensare basti quello. Qui dove siamo noi in piazza Prampolini bisognerebbe puntare più sui mercatini, sul cibo e i prodotti tipici, non su eventi ad alto volume come serate e concerti. Per quello ci sono piazze più adeguate. Ci piacerebbe che l’amministrazione lo capisse e ci venisse un po’ incontro, perché poi gli eventi possono essere un boomerang per le attività» conclude Ilaria. A fargli da eco c’è Maria Silvestre, da 30 anni punto di riferimento per i formaggi in vicolo Broletto, che non le manda a dire. «Qui intorno a me hanno chiuso tutti, invece che darci una mano fanno i mercatini natalizi in piazza San Prospero in cui vendono formaggi e prodotti tipici... Gli eventi sono importanti ma devono essere fatti con criterio. E poi qualche incentivo non guasterebbe. Un sostegno a chi sceglie il centro per fare la spesa o acquisti in generale, come agevolazioni sul parcheggio o sconti». Natacha Dabla, del negozio New Kioma e Kolori, da sei anni ha ereditato l’attività della zia, ma Reggio la conosce da molto prima. «La città è cambiata molto, la mia famiglia è qua dagli anni Ottanta. Un tempo c’erano molte più attività, adesso i negozi chiudono, le persone escono meno e stanno di più in casa. Si parla tanto, proposte, iniziative. Poi le cose non cambiano».
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