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Il caso

Morto per un bombolone, l’amico del presunto assassino: «Non credo al movente economico, è un benestante»

Ambra Prati
Morto per un bombolone, l’amico del presunto assassino: «Non credo al movente economico, è un benestante»

Elico Fantuzzi, è un ex dirigente della Lombardini, dove è stato uno stimato e apprezzato responsabile del commercio con l’estero negli anni d’oro dell’export reggiano

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Reggio Emilia «Non ci credo. Lo conosco da trent’anni, è una persona seria, correttissima, incapace di un gesto del genere. E soprattutto non credo al movente economico». Esprime stupore e incredulità un amico di Elico Fantuzzi, 76 anni.

L’indagato

Fantuzzi, residente in città nel quartiere di Baragalla, è un ex dirigente della Lombardini, dove è stato uno stimato e apprezzato responsabile del commercio con l’estero negli anni d’oro dell’export reggiano. Ha poi lavorato all’Ifoa (l’Istituto di formazione operatori aziendali), l’ente di formazione professionale senza scopo di lucro e agenzia per il lavoro; in contemporanea ha gestito insieme ad un socio la società “In-net Srl” di via Gramsci, azienda specializzata in progetti dell’Unione Europea per le imprese pubbliche e private per attività all’estero, per poi andare in pensione anni fa. «Un gran lavoratore, che si è sempre dedicato alla professione e alla famiglia – prosegue l’amico – Molto positivo come carattere, non l’ho mai visto agire d’impeto: ha una personalità riflessiva e pacata e di fronte a un problema soppesa a lungo i pro e i contro». Il movente dell’eredità, secondo l’amico non regge: «Elico è benestante, ha una pensione elevata da ex dirigente d’azienda. Senza contare che, pur gestendo grosse somme per professione, non è attaccato al denaro. L’ho visto più volte aiutare tante persone in difficoltà in modo spontaneo e generoso». Il compito di assistere il cugino malato era noto tra gli amici. «Sapevo che era il tutore legale di un anziano. Spesso diceva che il giorno seguente aveva un impegno in tribunale o con i Servizi sociali». Questa mattina il 76enne comparirà in tribunale a Reggio Emilia per l’interrogatorio di garanzia, accanto all’avvocato difensore Marco Pinotti. «Dimostreremo l’estraneità del mio assistito, che nega con forza ogni addebito».

La vittima

Sulla vittima Alfredo Tamagnini, nato il 2 giugno 1952, poco è dato sapere, visto che è stato ricoverato in strutture assistenziali per oltre vent’anni. Un’esistenza triste e travagliata, quella del 74enne, affetto da una forma di schizofrenia complicata, nel tempo, dall’insorgere di altre patologie invalidanti. Non essendosi mai sposato, quando sono morti i genitori che si prendevano cura di lui, Alfredo è rimasto solo, senza strumenti per affrontare l’esistenza e bisognoso di continua assistenza. Dichiarato infermo di mente e incapace di gestire il proprio patrimonio, è emersa la necessità di nominare un tutore legale: dopo un consulto tra cugini, la scelta è ricaduta su Fantuzzi, che senza dubbio dopo diciassette anni di incombenze burocratiche ha avvertito il peso del ruolo. Un destino comune a molte famiglie alle prese con la malattia mentale. Il povero Alfredo riposa nel cimitero di Massenzatico, poco più di una croce di legno con cippo. Il 74enne era ospite della casa residenza “I Tulipani” di via Beethoven 61 a Massenzatico da tre anni, dopo aver peregrinato in altre strutture dell’Asp Reggio Emilia-Città delle Persone. Occorre sottolineare che la Casa Residenza non ha responsabilità, anzi la segnalazione che ha dato avvio all’inchiesta è partita dalla struttura. «La vittima è stato un nostro paziente di lunga data – dichiara il direttore dell’Asp Nadia Manni – Le forze dell’ordine ci hanno chiesto fin dal primo istante la documentazione clinica e le relazioni dell’accaduto, trovando la massima collaborazione». 

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