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Il caso

Morto per un bombolone, il presunto omicida resta ai domiciliari: «Amavo Alfredo come un fratello. È stata una leggerezza»

Ambra Prati
Morto per un bombolone, il presunto omicida resta ai domiciliari: «Amavo Alfredo come un fratello. È stata una leggerezza»

Elico Fantuzzi respinge l'accusa di omicidio premeditato dopo la morte del cugino: «Una fatalità». Il Gip rigetta la richiesta di libertà.

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Reggio Emilia «Volevo bene ad Alfredo, per me era come un fratello». È quanto ha dichiarato Elico Fantuzzi, 76 anni, accusato di aver ucciso l’anziano cugino infermo del quale era tutore legale - avrebbe portato un bombolone pur sapendo della disfagia (incapacità di deglutire) del malato costretto a una stretta dieta liquida - ieri mattina davanti al giudice per l’indagine preliminare Andrea Rat.

Comparso in tribunale a Reggio per l’interrogatorio di garanzia, Fantuzzi su consiglio del suo legale ha scelto il silenzio ma ha rilasciato dichiarazioni spontanee (senza la possibilità di porre domande). E ha raccontato la sua verità: ha negato con forza qualsiasi responsabilità, a suo dire non ha mai avuto l’intenzione di ammazzare il malato che curava da ben 17 anni, tutt’al più ha commesso una leggerezza quando si è distratto e si è allontanato di pochi metri per mostrare agli assistenti della casa di riposo il rasoio acquistato. Un’udienza breve, al termine della quale le controparti se ne sono andate velocemente. Il pm Maria Rita Pantani, ritenendo sussistenti gli elementi raccolti tra cartelle cliniche, testimonianze e intercettazioni, ha chiesto la conferma degli arresti domiciliari. L’avvocato difensore Marco Pinotti ha sostenuto la libertà per l’incensurato o in subordine l’obbligo di firma, avanzando un desiderio espresso dall’interessato: il permesso di poter vedere i figli e i nipoti. 

Senza dubbio un cruccio per il pensionato, che ha visto interrotti gli affetti più cari. Il gip Rat - lo stesso che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare eseguita dai carabinieri della Sezione Operativa del Comando provinciale - si è riservato, prendendosi tempo per decidere. Nel primo pomeriggio la scelta: rigettata la richiesta della difesa. Fantuzzi resta ai domiciliari nella sua abitazione in città, con il divieto assoluto di vedere o di comunicare con persone diverse dalla moglie convivente, dall’avvocato difensore e dai medici. L’indagato, stimato ex dirigente d’azienda, è accusato di omicidio volontario premeditato e pluriaggravato. Ben quattro le aggravanti contestate: della premeditazione (che, da sola, vale l’ergastolo), l’abuso di potere e violazione dei doveri inerenti alla funzione pubblica di tutore legale (un’aggravante speciale legata al ruolo di pubblico servizio, cioè l’indagato avrebbe dovuto tutelare il malato), l’aver commesso il fatto ai danni di una persona con disabilità certificata ricoverata in una struttura assistenziale e non in grado difendersi (minorata difesa).

Un capo d’accusa provvisorio, quello formulato dalla Procura di Reggio Emilia, visto che siamo nella fase delle indagini preliminari. Il 27 giugno scorso, durante una visita alla casa di residenza I Tulipani di Massenzatico (del tutto estranea all’accaduto), Fantuzzi porta al cugino schizofrenico e non autosufficiente un bombolone alla crema: lo appoggia sul tavolino e si mette a parlare del rasoio con il personale a quaranta metri di distanza. Al ritorno il 74enne sulla carrozzina è pallido e ansimante. La morte per asfissia sopraggiunge quasi subito. Il 76enne prima va a prendere una Fanta dal distributore per far bere l’infermo («bevi la Fanta che ti va giù»), poi si rivolge alla guardiola. Viene chiamato il 118: la dottoressa dell’automedica certifica il decesso alle ore 11.55, si accorge delle briciole sul 74enne e del fatto che il morto ha 4-5 pezzi di cibo in gola delle dimensioni di una noce. Secondo l’accusa Fantuzzi, che sapeva del divieto di cibo solido che già altre volte aveva infranto e per tale motivo era stato redarguito, ha distratto di proposito il personale per sviare i sospetti. Secondo l’interessato invece si è trattato di una tragica fatalità. Il movente sarebbe l’eredità o la stanchezza del 76enne, tutore legale dal 22 ottobre 2009.

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