Uno stadio aperto alla città: «Il Mapei Stadium è molto più di un impianto sportivo»
Dalla lotta allo spreco alimentare all’arte urbana: l’amministratrice unica Simona Giorgetta racconta come il Mapei Stadium sia diventato un impianto aperto alla comunità, alla parità di genere e al territorio
Reggio Emilia Mapei Stadium-Città del Tricolore è molto più di un impianto sportivo. È il luogo in cui si incontrano le passioni di due città, ma anche uno spazio che negli anni ha saputo aprirsi a cultura, inclusione sociale e sostenibilità. Costruito nel 1994 e gestito in concessione esclusiva da Mapei dal dicembre 2013, è diventato un laboratorio in cui sperimentare un’idea diversa di impianto sportivo: un luogo in cui assistere a una partita, certo, ma anche una struttura capace di dialogare con il territorio e restituire valore alla comunità.
A guidare questa visione è Simona Giorgetta, amministratrice unica del Mapei Stadium, chiamata a interpretare un ruolo di responsabilità in un settore storicamente associato a una leadership maschile. La sua esperienza si inserisce in un percorso che mette al centro non soltanto la gestione dell’impianto, ma anche il suo ruolo sociale, attraverso progetti diversi, uniti da una stessa domanda: quale può essere oggi il ruolo di uno stadio nella vita di una città? E quanto può incidere la visione di chi lo guida nel trasformare un luogo legato alla competizione in uno spazio di partecipazione? Ne parliamo con Simona Giorgetta, partendo dalla sua visione, per arrivare alle sfide della gestione contemporanea degli impianti sportivi e al modo in cui un’imprenditorialità al femminile sia capace di andare oltre agli stereotipi.
Mapei Stadium sta sviluppando una vocazione che supera quella sportiva. Cosa significa immaginare uno stadio come luogo di comunità, anche nei giorni in cui si giocano partite?
«Parto dall’idea che lo stadio è, per sua essenza, un edificio pubblico. Da qui siamo partiti quando lo abbiamo acquisito in concessione esclusiva fino al 2052, cominciando a mettere mano alla struttura. Nel 2021, quando sono diventata amministratrice unica, è iniziato per me un viaggio soddisfacente da ogni punto di vista. Guardando gli spazi dello stadio, mi sono posta una domanda, da cui poi tutto ha avuto inizio: è giusto, è sensato che uno spazio del genere, con un potenziale illimitato, viva "solo" di calcio, per 180 minuti alla settimana? No, per noi non lo è. Si tratta, credo, di una vocazione familiare: sono cresciuta con l’idea che un imprenditore, o un’imprenditrice, abbia il dovere di restituire qualcosa alle comunità con cui si confronta ogni giorno. Così abbiamo cominciato a riflettere sulle contaminazioni possibili, sulla necessità di aprire le porte dello stadio anche a iniziative, eventi e progetti che non fossero connessi in modo diretto alla realtà sportiva o calcistica. Per poi renderci conto presto che tutto, in realtà, è profondamente collegato. Nel 2023 abbiamo preso parte a un tavolo aperto. Ricordo che al tempo, sulla scrivania dell’assessora Annalisa Rabitti c’era una spilla, con su scritto "La cultura non starà al suo posto". La porto ancora con me: è diventato un monito, disobbediente e bellissimo. È cominciato lì il processo che ci ha poi resi, nel giro di poco, uno dei luoghi attraversati dal festival Internazionale Kids».
Da lì, le iniziative si sono poi moltiplicate: lotta alla violenza di genere, sostenibilità, cultura, partecipazione, cura del territorio. Un ecosistema che ha al suo centro lo stadio.
«È stato un incrociarsi di strade, che ci ha permesso di dar vita a una realtà impegnata e vissuta e insieme di conoscere persone straordinarie. Per esempio, la collaborazione con Nondasola e con l’artista Elena Mazzi: con l’opera "Parole Parole Parole" abbiamo rivestito alcune delle aree più significative dello stadio, per ribadire attraverso l’arte il nostro impegno contro violenza e discriminazione di genere. Poi 1-1 Parole al Centro, altra iniziativa per contribuire alla diffusione di una cultura fondata sul rispetto, sull’inclusione e sulla parità. Il nostro impegno però riguarda tanti aspetti. Quello della sostenibilità è uno di quelli che ci sta particolarmente a cuore. Sul campo di gioco, questo si è tradotto per i nostri tecnici in un viaggio in America, per studiare un’essenza di graminacee adatta alle peculiarità climatiche del nostro territorio, efficiente, ma anche completamente naturale. Nello smaltimento del sintetico, invece, abbiamo dato vita al progetto "In panchina": parte del filato di polipropilene dismesso è stato recuperato e trasformato in 14 panchine posizionate nelle aree esterne e nel parcheggio davanti allo stadio. Economia circolare e desiderio di trasformare un’area della città attraversata dalle persone, in uno spazio di incontro. Sempre in quest’ottica, abbiamo deciso di donare al parcheggio 170 ciliegi: il fiore della gentilezza, un’esplosione di colori. La bellezza è cultura e possiede il potere di innescare meravigliosi circoli virtuosi. Da qui, nel 2023 abbiamo scelto di accogliere il pubblico allo stadio con l’opera d’arte All together now di Olimpia Zagnoli».
Tutti progetti che hanno trasformato il volto del Mapei. Tra questi c’è anche Foodball - Tempo di recupero, dove entrano in campo solidarietà e responsabilità sociale.
«Nel 2025 Mapei Stadium, Caritas, Sassuolo Calcio e Reggiana hanno unito le loro forze per la riduzione degli sprechi alimentari. Il progetto è nato da una constatazione: nelle aree hospitality è sempre difficile calcolare la quantità di cibo da preparare. Abbiamo agito: nella scorsa stagione sono stati salvati e donati 5000 pasti in 37 partite, grazie anche al lavoro di quindici volontari. Un’iniziativa semplice, che ci rende orgogliosi».Il Mapei va nella direzione opposta, rispetto agli stereotipi che girano attorno agli stadi. Quando, secondo lei, influisce la leadership al femminile?«Sono stata cresciuta senza che del mio immaginario permeasse l’idea di una distinzione tra uomini e donne. Come per tutti, però, ha agito anche su di me l’influenza di una società patriarcale. In quanto donna, ho una sensibilità e un’attenzione particolare verso determinate tematiche: lo riconosco, lo rivendico. Credo, per questo, che Mapei Stadium in qualche modo possa fare scuola. Il mio sogno è che il calcio possa diventare come la vela d’altura, la mia grande passione: uomini e donne alla pari, a girare il mondo in solitaria, seguendo il vento».
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