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Centro storico, il sarto Fabio Porta una voce fuori dal coro: «Chiude chi non sa stare al passo»

Manuel Marinelli
Centro storico, il sarto Fabio Porta una voce fuori dal coro: «Chiude chi non sa stare al passo»

Reggio Emilia: il titolare del negozio Dresscode in via Guido da Castello. «Anche nelle altre città ci sono le Ztl, così come i parcheggi sono a pagamento e sono pochi. Secondo me chiude chi deve chiudere»

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Reggio Emilia «Io ogni giorno che entro in negozio mi chiedo: perché un cliente dovrebbe venire qui a comprare qualcosa? Credo che questo sia il punto di partenza per chiunque voglia fare il commerciante. E credo che se non si ha questa risposta molto probabilmente prima o poi il negozio chiuderà». Fabio Porta, sarto, consulente di immagine e titolare del negozio Dresscode in via Guido da Castello è una voce fuori dal coro tra i commercianti che in questi giorni sono stati intervistati dalla Gazzetta.

«Sarà perché non sono reggiano doc ma sono nato e cresciuto a Como e forse vedo le cose da esterno, ma io credo che il centro sia lo specchio della società di oggi e non abbia particolari differenze rispetto ad altre città – continua – Anche nelle altre città ci sono le Ztl, così come i parcheggi sono a pagamento e sono pochi. Secondo me chiude chi deve chiudere, chi non sta al passo con il mercato e le sue esigenze. Chi ha un negozio che risponde alla domanda che dicevo prima non deve preoccuparsi: se offriamo un’esperienza unica, oltre a un prodotto, non avremo problemi». L’ottimismo del titolare di Dresscode, a Reggio da oltre 20 anni, fa però i conti con la realtà di un centro che ha cambiato pelle in peggio.

«Non c’è dubbio che le cose siano cambiate, io stesso sono passato da avere sette commesse a rimanere da solo. Semplicemente, sono cambiati i volumi, ho cambiato negozio ma comunque gli affari mi vanno bene, non posso lamentarmi. Purtroppo, e qui le amministrazioni hanno delle responsabilità, è mancata una strategia e una visione di lungo periodo. Ricordo che agli inizi degli anni Duemila i centri di Modena e Parma non erano all’altezza del nostro. Ora è il contrario, guardiamo a loro come modelli da cui prendere ispirazione. È cambiato tutto. Modena e Parma hanno saputo evolversi in meglio, qui qualcosa – è evidente – non ha funzionato». Il nuovo bando presentato dal Comune, che prevede contributi fino a 30mila euro per chi apre una nuova attività nell’esagono o investe nel proprio negozio, è un «aiuto concreto, senza dubbio. Ma non credo che cambierà la situazione. Piuttosto, l’amministrazione dovrebbe pensare a rendere il centro più accessibile, più vivo, più bello. Ma soprattutto più sicuro, perché ad oggi non è più così. A quel punto sì che i negozi torneranno ad aprire, anche senza bisogno di bandi o incentivi. Perché gli imprenditori vorranno investire sul centro, aprire vetrine chiuse e riaccendere qualche luce spenta da un po’. Servono però le condizioni giuste». L’invito ai colleghi commercianti è semplice: mettersi in gioco «e chiedersi ogni giorno perché una persona dovrebbe venire a comprare nel nostro negozio. Un esercizio semplice ma che può fare la differenza» conclude. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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