Incidenti stradali, 20 morti in dieci mesi in provincia di Reggio Emilia: 8 erano ciclisti. Come funziona il piano Mobilità Sicura
Il progetto pilota prevede per sei mesi controlli rafforzati e coordinati tra le forze dell’ordine sulle 140 strade più a rischio. Il comandante della Polstrada Salvatore Blasco: «Serve soprattutto un cambio di mentalità da parte di tutti quando si guida»
Reggio Emilia Venti morti sulle strade della provincia di Reggio Emilia nei primi dieci mesi del 2026, cinque in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Otto delle vittime erano ciclisti. Sono i numeri che denunciano un drammatica inversione di tendenza rispetto agli ultimi anni. È in questo contesto che prende forma Mobilità Sicura, il progetto pilota promosso dal dipartimento della Pubblica Sicurezza che, per sei mesi, farà dell’Emilia-Romagna un laboratorio nazionale per la prevenzione degli incidenti. Si tratta di un piano che coinvolge tutte le forze dell’ordine e che punta proprio a ridurre gli incidenti mortali. A spiegare come funziona è Salvatore Blasco, comandante della Polizia stradale di Reggio Emilia che svolge un ruolo centrale nel progetto, come organo tecnico del questore per il coordinamento operativo.
Comandante, partiamo dai numeri.
«Gli incidenti mortali rappresentano una vera piaga. L’Emilia-Romagna è una regione attraversata da flussi di traffico molto elevati e questo si riflette anche sull’incidentalità. Anche per questo è stata scelta per questo progetto. Reggio Emilia negli ultimi anni aveva registrato un andamento positivo, ma il 2026 al 31 ottobre segna un più cinque vittime: sono già 20. Otto erano ciclisti e una era un pedone. Nello stesso periodo del 2025 i ciclisti deceduti erano stati due. L’anno scorso si era chiuso con 18 morti. È un aumento che impone una riflessione e che conferma quanto sia importante tutelare gli utenti più vulnerabili».
Come funziona il progetto?
«Il tavolo tecnico ha individuato tre modalità operative. La prima prevede servizi svolti dalle singole pattuglie, la seconda servizi condivisi con pattuglie di diverse forze dell’ordine, la terza controlli congiunti concentrati negli stessi luoghi. Ci tengo a sottolineare che si tratta di un progetto interforze con carabinieri, Finanza e polizia di Stato e polizie locali. Questi ultimi servizi vengono organizzati in particolare nelle ore serali e nei fine settimana, quando aumenta il rischio legato alla guida sotto l’effetto di alcol o stupefacenti. Abbiamo studiato i dati relativi agli incidenti negli ultimi due anni. Abbiamo individuato 140 strade sulle quali concentrare l’attenzione. L’analisi ci dice inoltre che gli incidenti si concentrano soprattutto nelle prime ore del mattino e nella fascia del rientro dal lavoro, tra le 17 e le 18. Il venerdì è il giorno nel quale si registra il picco. La maggior parte degli incidenti avviene in auto, sulle strade urbane e nei centri, anche se purtroppo non mancano quelli sulle strade extraurbane e in autostrada».
Quali sono i primi risultati dei controlli?
«Nei primi quindici giorni abbiamo controllato 5.149 veicoli e 5.150 persone, delle quali 1.172 cittadini extracomunitari. Abbiamo accertato 733 violazioni per accesso di velocità, individuato 16 conducenti alla guida sotto l’effetto di alcol o droga. Abbiamo accertato 113 violazioni relative alle cinture di sicurezza e 28 per l’utilizzo del cellulare».
Ci sono anche molti automobilisti che circolano senza assicurazione o revisione? «Abbiamo accertato complessivamente 253 violazioni. Oggi, grazie ai varchi e agli strumenti tecnologici in dotazione, siamo in grado di individuare con maggiore efficacia i veicoli non in regola».
Un altro tema è quello dei monopattini elettrici.
«Su questo fronte abbiamo avviato controlli specifici già a luglio, quindi prima dell’inizio di Mobilità Sicura. Abbiamo controllato 159 persone e ne abbiamo sanzionate 111. Le irregolarità riguardano soprattutto il mancato utilizzo del casco e le violazioni degli obblighi relativi ad assicurazione e contrassegno identificativo».
Per sostenere questa attività come operate?
«Nell’ambito del progetto abbiamo ricevuto personale di supporto da Brescia, Udine e Milano. Questo ci consente di garantire concretamente tre servizi di pattugliamento aggiuntivi al giorno. La Polstrada di Reggio oggi conta 64 persone in servizio e sono arrivati sette nuovi agenti. Siamo in una fase di ricambio generazionale: diversi colleghi sono prossimi alla pensione e ci auguriamo che possano essere sostituiti come già avvenuto. Entro novembre è inoltre prevista l’apertura della nuova sede di Castelnovo Monti, un passaggio importante per la presenza della Polizia stradale».
Quanto conta la prevenzione, oltre alle sanzioni?
«È fondamentale. Ogni anno incontriamo circa 30mila studenti nelle scuole. È un’attività nella quale crediamo moltissimo, perché la sicurezza stradale si costruisce prima di tutto attraverso l’educazione e la consapevolezza. Siamo fiduciosi che attraverso una maggiore presenza sulle strade, la comunicazione, l’informazione e la prevenzione nelle scuole si possa invertire il trend negativo. Serve però soprattutto un cambio di mentalità da parte di tutti quando si guida. Quando ci mettiamo alla guida dobbiamo avere rispetto per gli altri». © RIPRODUZIONE RISERVATA
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