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Il lutto

Addio a Pierino Bragazzi: angelo del Vajont

Serena Arbizzi
Addio a Pierino Bragazzi: angelo del Vajont

Reggio Emilia: aveva 84 anni. Nel 1963 rimase un mese a scavare tra le macerie, insieme a tanti altri militari

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Reggio Emilia È mancato giovedì a 84 anni l’artigliere da montagna Pierino Bragazzi. Pierino si era distinto per la sua grande opera di solidarietà: aveva infatti portato conforto alle popolazioni colpite dall’immane tragedia del Vajont, provocata dalla frana del monte Toc nel lago artificiale della diga, il 9 ottobre 1963. Tragedia che provocò oltre 1900 morti, mentre 400 corpi non furono mai ritrovati.

Bragazzi era originario di Succiso, ma da anni viveva a Reggio Emilia. Appena 21enne fu tra i soccorritori che si precipitarono a Longarone dopo il disastro del Vajont, tra Veneto e Friuli. Nel 60esimo anniversario del disastro Pierino – accompagnato dal figlio Roberto – ritornò a Longarone, dove venne ricevuto dal sindaco Roberto Padrin, che lo premiò con un attestato con la scritta “Grazie”. Un riconoscimento consegnato ai soccorritori, ai quali è stata intitolata una via e che si erano riuniti in attesa della visita del presidente Sergio Mattarella prevista nel giorno dell’anniversario. Pierino Bragazzi rimase un mese a scavare tra le macerie, insieme a tanti altri militari: le stime parlano di quasi 3.500 soccorritori. Giovani che si abbassavano la visiera dei cappelli per nascondere le lacrime. «Alle due del 10 ottobre 1963, poche ore dopo il disastro squillò una tromba che ci ha adunò tutti quanti nel piazzale – aveva raccontato Pierino alla Gazzetta –. Ci dissero che avremmo dovuto spalare, così salimmo su camion e andammo a Longarone. Rimanemmo sul posto un mese per prestare soccorso alle persone che in pochissimo tempo avevano perso tutto. Tra gli episodi che rimangono scolpiti nella mia memoria c’è senza dubbio quello della bambina, che trovai senza vita sotto le macerie: il cane della polizia stava fiutando e annaspando. Io lo scostai e iniziai a scavare con i guanti di gomma lunghi che ci avevano dato. C’era una bambina di due anni, sepolta, ormai senza vita. La raccolsi e non riuscii a trattenere la mia commozione, salvo essere redarguito dal tenente a pochi passi da me, che mi disse di non piangere. Non mi rimase altro che portarla via, in braccio, in un luogo dove purtroppo venivano radunati i corpi senza vita di tante altre vittime».

«Alle 14.30 di giovedì l’artigliere da montagna Pierino Bragazzi ha scalato l’ultima montagna – dice il figlio Roberto –. Se n’è andato in punta di piedi, come ha vissuto: con la discrezione e la forza d’animo dei giusti. Il tuo zaino ora è leggero, papà, e per me il dolore oggi è immenso, ma l’orgoglio di essere tuo figlio lo è ancora di più». Roberto ricorda il padre «onesto nel lavoro, fiero alpino nello spirito, buono nel cuore». Pierino lascia, oltre al figlio Roberto, la sorella Alida, la nipote Sabina e i parenti tutti. I funerali si svolgeranno oggi alle 9.30 dalla Casa Funeraria Croce Verde per la chiesa di Santa Maria Assunta di Succiso dove alle 11 si celebrerà la messa. 

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