Ucciso in Brasile, la figlia di Sandro Erminetti: «La versione della rapina non convince»
Il 72enne era in Sudamerica per incontrare il figlio. L’omicidio in auto poco dopo il suo arrivo in aeroporto
Reggio Emilia «Una storia strana. La versione della rapina non ci convince affatto. Anche noi vorremmo sapere cosa è successo realmente a mio padre. Era una persona fantastica. Ci manca tanto». Queste le poche parole di Benedetta, la figlia di Alessandro “Sandro” Erminetti, 72 anni compiuti il 10 settembre scorso, l’imprenditore ucciso con un unico colpo di arma da fuoco alla testa in Brasile per aver reagito a una rapina. La figlia e la moglie Elena Lazzaretti sono chiuse nel loro dolore nella grande dimora all’inizio di Canali, una villa circondata da un’alta siepe e dotata di telecamere. In questi giorni difficili Benedetta, blogger con due lauree, è tornata dalla Svizzera dove risiede. Anche il figlio Alberto, scrittore e poeta che gestisce una società (la Pooblicao) di inserzioni pubblicitarie attraverso arredi urbani interattivi, è tornato in città dal Brasile per accompagnare il feretro e partecipare al funerale, che si è svolto mercoledì scorso in forma privata. Erminetti è stato tumulato nel cimitero Monumentale e la notizia del decesso è stata resa pubblica a cerimonia avvenuta.
«Mio padre si recava spesso in Brasile per fare visita a mio fratello – prosegue la figlia –. Stavolta doveva rimanere una settimana. Siamo sconvolti». La famiglia è in angosciosa attesa di notizie dal Brasile e per questo motivo è in costante contatto con l’Ambasciata italiana e con la Farnesina. «Ci siamo affidati a un avvocato brasiliano, che è in attesa della relazione ufficiale degli inquirenti. Nonostante il tempo trascorso il documento non è stato depositato ed è coperto dal segreto istruttorio. Solo quando avremo il risultato dell’indagine decideremo quali passi legali intraprendere». L’omicidio è avvenuto il 9 ottobre scorso. L’imprenditore si trovava nello stato di Rio Grande do Norte, nel Nord-est del Paese, per fare visita ad Alberto, trasferitosi in Brasile da sette anni. Erminetti era appena arrivato: il figlio aveva affidato la sua Mercedes color argento al socio, per andarlo a prenderlo in aeroporto. Quel venerdì sera Sandro si trovava sull’auto guidata dal socio quando il conducente si è fermato sulla superstrada per dare un passaggio a uno sconosciuto che si trovava in mezzo alla strada.
La vettura ha proseguito il viaggio ma, mentre percorreva la statale RN-160 tra Macaìba e Sao Goncalo do Amarante, il passeggero si è rivelato un rapinatore e ha estratto un’arma. Il reggiano ha reagito e ha tentato di impedire all’uomo di impossessarsi di un piccolo zaino rosso che portava con sé. Per tutta risposta l’assassino ha esploso un colpo e lo ha colpito alla testa: Erminetti è morto all’istante. Il conducente non ha riportato ferite e l’assassino è fuggito a bordo della Mercedes. Oltre ai tre uomini nessuno avrebbe assistito all’accaduto, su quella statale poco illuminata e deserta. Il giorno seguente, domenica 11 ottobre, la Mercedes color argento è stata ritrovata abbandonata nel quartiere Recanto Verde, a Macaíba.
Sulla scena del crimine si sono recati gli agenti della polizia militare federale, della Divisione Omicidi e della squadra forense dell’Istituto Tecnico-Scientifico di Perizia (la nostra Scientifica). Gli investigatori attendono gli esiti delle analisi di laboratorio e delle perizie in corso. Si sarebbe trattato quindi di una rapina sfociata nel sangue: questa l’ipotesi riportata nell’immediatezza dai media locali. Una ricostruzione che, però, presenta troppi punti oscuri e poco plausibili, a partire dal “passaggio” all’estraneo, non è chiaro se sotto minaccia. Non a caso gli inquirenti hanno sentito parecchie persone, scandagliando l’aspetto dei possibili investimenti e delle frequentazioni locali dell’entourage dell’ospite. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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