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Le indagini

Ucciso per errore durante la battuta di caccia al cinghiale: ora si è scoperto chi ha sparato

Ambra Prati
Ucciso per errore durante la battuta di caccia al cinghiale: ora si è scoperto chi ha sparato

Casina: le indagini si chiudono con un unico indagato per la morte di Marco Gentili

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Casina C’è un unico indagato per la morte di Marco Gentili, stroncato da un colpo di fucile durante una battuta di caccia. I lunghi accertamenti tecnici eseguiti dal Ris (Reparto Investigazioni Scientifiche dell’Arma dei carabinieri) di Parma hanno stabilito che il proiettile fatale è partito dalla carabina del pensionato T. R., oggi 79enne. La Procura di Reggio Emilia (il titolare del fascicolo è il pm Denise Panoutsopoulos) ha notificato l’avviso di conclusioni indagini a carico del pensionato, residente in paese.

L’uomo dovrà rispondere di omicidio colposo, «per colpa generica consistita in imprudenza e imperizia», ma anche di aver violato le norme venatorie che vietano di sparare in direzione di stabili e fabbricati ad uso abitativo. Il 16 ottobre 2024, in una giornata di fitta nebbia, Gentili – ex infermiere al Sert di Reggio – si trovava tra il cimitero di Leguigno e Trezzara, a poche centinaia di metri dall’abitazione dov’era nato e dove era tornato a vivere. Proprio in quel momento era in corso una battuta di caccia al cinghiale: sparsi c’erano una ventina di cacciatori appartenenti alla squadra di Leguigno dell’Atc Re 3. Un proiettile vagante ha colpito Gentili proprio nell’istante in cui la vittima si è chinata, pare per raccogliere un marrone: se fosse stato ritto probabilmente si sarebbe solo ferito, invece la posizione china ha fatto sì che il proiettile sia penetrato nel gluteo destro e abbia attraversato il corpo lesionando organi vitali. Questo è quanto è emerso dalla perizia cinematica sulla traiettoria dello sparo e dall’autopsia. Il problema principale della complessa fase preliminare, però, è stato stabilire da quale arma fosse partito il colpo, vista la pluralità di persone presenti sul posto.

È stato necessario ricostruire, tramite il registro di caccia, la posizione dell’intero gruppo di cacciatori. Era rimasti due sospettati: T. R. e il nipote, che avevano sparato in contemporanea. Le analisi di laboratorio hanno permesso di appurare che la pallottola è partita dalla carabina semiautomatica, calibro 9,3x62 millimetri, marca Browning con canna ad anima rigata, di proprietà di T. R., che ora attende il rinvio a giudizio. L’avvocato difensore Claudio Vincetti ha già depositato una perizia balistica di parte e una memoria difensiva. I familiari della vittima (i figli Marta e Gabriele, il fratello Augusto e la sorella Giuseppina) sono tutelati dalle legali Stefania Beretti e Romina Ferrari.  © RIPRODUZIONE RISERVATA

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