Ilaria Beretti campionessa mondiale di pattinaggio artistico. «Il mio portafortuna? I calzini spaiati»
L’intervista alla bi-campionessa del mondo: ha 23 anni e abita a Montecavolo. «Pattino da quando avevo 4 anni. Indossare la divisa della Nazionale è sempre un motivo di immenso orgoglio e gioia»
Quattro Castella Ilaria Beretti, 23enne di Montecavolo, è campionessa mondiale di pattinaggio artistico, specialità “obbligatori”. L’oro iridato conquistato lo scorso settembre a Buenos Aires è andato a bissare quello conquistato nel 2024 alla World Cup a Prato. In questa intervista la campionessa reggiana, che gareggia con la Polisportiva L’Arena di Reggio Emilia, ci ha raccontato le emozioni dietro le sua medaglie e la responsabilità che sente ad indossare la divisa della Nazionale.
Come ti sei sentita a vincere il Mondiale?
«È stata sicuramente un’emozione fortissima. Appena è successo, non riuscivo a rendermene conto e infatti ho impiegato molto tempo prima di realizzare davvero ciò che ero riuscita a ottenere. Mi sono resa conto che tutti gli sforzi che ho fatto sono valsi la pena per raggiungere un obiettivo così grande. In fondo, è proprio questo l’obiettivo che si ha quando si inizia a praticare uno sport a livello agonistico. Il fatto di essere riuscita a raggiungere questo obiettivo mi dà la forza e la grinta per pattinare ancora e per continuare a migliorarmi sempre di più».
Quanto tempo e impegno ti ci è voluto per raggiungere questo traguardo?
«Il tempo e l’impegno vanno sicuramente di pari passo: ho sempre trascorso molte ore in palestra, ma senza la dedizione e la determinazione quotidiana nulla sarebbe stato possibile. Pattino da quando ho 4 anni: sono ormai 18 anni di allenamenti, un percorso lungo e intenso». Come ci si sente a rappresentare la propria nazione? «Questa è una cosa a cui non riesco ad abituarmi, nonostante sia già il terzo anno che gareggio per la Nazionale italiana. Indossare la divisa della Nazionale è sempre un motivo di immenso orgoglio e gioia. Sapere di rappresentare il proprio Paese mi dà quel coraggio e quella forza in più per cercare di dare il massimo. Inoltre, so quanto mi sia costato arrivare a poter indossare quella maglia e voglio difenderla in ogni modo possibile e al meglio delle mie capacità».
Come gestisci lo stress prima di una gara?
«Allora, in realtà non ho un modo preciso per gestire lo stress prima di una gara. Direi che il fatto di gareggiare da tantissimi anni un po’ mi ha insegnato a gestirlo, ma non a superare l’ansia del tutto. Ho imparato a convivere con le mie emozioni e l’agitazione che ho prima di una gara ma, fortunatamente, nel momento in cui entro in pista e devo fare il mio esercizio, riesco a concentrarmi su quello che sto facendo senza pensare troppo al contesto in cui mi trovo e quindi – diciamo – che l’ansia e l’agitazione non vanno via, ma riesco a non pensarci. Una cosa che mi aiuta molto è sedermi, chiudere gli occhi e visualizzare l’esercizio che devo andare a fare, provando ad immaginarlo perfetto. Questa cosa mi dà più sicurezza per poter affrontare la gara e riesco a dirmi da sola “ce la puoi fare”».
A che tipo di sacrifici va incontro un atleta professionista come te?
«Da sempre ho diviso il mio tempo tra scuola e palestra, e ora tra università e allenamenti. Questo significa seguire le lezioni, magari fino alle cinque del pomeriggio, andare direttamente in palestra, tornare la sera e studiare fino a tardi, oppure svegliarmi presto per poter studiare prima delle lezioni. Nel tempo, tutto questo ha avuto delle ripercussioni su alcune amicizie: ad esempio, mentre i miei amici uscivano il venerdì sera o in altri momenti della settimana, io ho sempre dovuto dire di no perché ero ad allenamento. Spesso, inoltre, nel weekend preferisco restare a casa a riposarmi e a studiare, piuttosto che uscire fino a tardi. Ogni tanto mi è anche capitato di perdere dei momenti con la mia famiglia, sia perché ero via per alcune competizioni, sia perché nel weekend ogni tanto vado ad allenarmi a Livorno. Non li considero però veri e propri sacrifici, perché lo faccio per la mia più grande passione. Nonostante l’allenamento tolga tempo ad altre cose, lo faccio volentieri».
Per concludere, una curiosità: hai qualche rito scaramantico prima di una gara?
«Di solito, se la gara si svolge nella stessa palestra della stessa città, la sera prima provo ad andare a mangiare nello stesso ristorante dell’anno precedente. Poi cerco sempre di fare in modo che tutta la mia famiglia possa vedermi e ho l’abitudine di indossare calzini spaiati. Poi, da sempre, tolgo e metto prima il pattino sinistro».
*Studenti dell’istituto Nobili
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