Gazzetta di Reggio

Il processo

Nello schianto il marito morì, la moglie è rimasta disabile: automobilista condannato per omicidio stradale

Nello schianto il marito morì, la moglie è rimasta disabile: automobilista condannato per omicidio stradale

Correggio: un anno e quattro mesi al conducente 20enne che travolse la moto. Le figlie della coppia presenti in aula

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Correggio Un terribile incidente frontale, costato la vita a Nicola Uberti, 64 anni, residente a Prato di Correggio, e una grave disabilità alla moglie Elisabetta Grazioso, che viaggiava dietro di lui in sella allo scooter. A distanza di tre anni, un automobilista all’epoca ventenne è stato condannato a un anno e quattro mesi per omicidio stradale: pena sospesa (il che significa che non andrà in carcere) con la sospensione della patente per sei mesi.

Lo schianto risale all’8 ottobre 2022, in via Stiolo per Rubiera, nell’omonima frazione di San Martino in Rio. Quel sabato pomeriggio Uberti – che aveva compiuto gli anni il giorno precedente – stava percorrendo quel tratto di strada in direzione di San Martino insieme alla moglie quando, all’altezza del civico 51, è avvenuto l’impatto tra lo scooter 300 della coppia e una Fiat Panda, condotta dal giovane che era appena uscito dall’azienda agricola Biondi. Un residente, intento a fare manutenzione nel prato intorno a casa, ha assistito all’impatto. La Panda si è schiantata nel fossato dalla parte opposta rispetto a quella del senso di marcia. Anche lo scooter è finito nel canale di bonifica. Ma, mentre l’automobilista è uscito da solo dall’abitacolo, per il motociclista non c’è stato nulla da fare: è morto all’istante. Gravissima la moglie Elisabetta, trasportata in elicottero alla Rianimazione dell’ospedale di Parma e rimasta a lungo ricoverata. Ieri in tribunale a Reggio Emilia si è concluso il processo in rito ordinario davanti al giudice monocratico Giovanni Ghini. L’avvocato difensore dell’imputato, Giuseppe Chierici, ha sostenuto l’assoluzione. Secondo il difensore il sinistro è avvenuto su una strada in cui era appena stato rifatto il manto stradale: a causa dei lavori recenti, ci sarebbero state condizioni insidiose, ad esempio non erano presenti né le strisce orizzontali né i cartelli con il limite della velocità (pari a 50 km/h). Di parere opposto l’accusa: il pm Maria Rita Pantani, ritenendo il conducente responsabile, ha chiesto una condanna di oltre due anni. «Mi riservo di leggere la motivazione e valutare l’impugnazione», ha dichiarato il difensore Chierici, a fianco del suo assistito. Presenti in aula le figlie della vittima. «In un istante le figlie hanno perso la loro famiglia: il padre è deceduto, la madre ha subito gravi conseguenze – ha detto il loro legale Mirco Bonini – Credo sia comprensibile la loro amarezza e il loro dolore. Perciò hanno voluto essere presenti all’epilogo giudiziario». l © RIPRODUZIONE RISERVATA