Gazzetta di Reggio

Il caso

Odio social sul corteo dell’8 marzo, Mondinsieme loda la Gazzetta: «Grazie per averlo messo in luce»

Alice Benatti
Odio social sul corteo dell’8 marzo, Mondinsieme loda la Gazzetta: «Grazie per averlo messo in luce»

Reggio Emilia, il centro interculturale del Comune ha voluto manifestare la propria vicinanza con una lettera. Lo stesso ha fatto il consigliere del Pd Federico Macchi

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Reggio Emilia L’ondata di commenti d’odio comparsa sotto il video del corteo femminista e transfemminista dell’8 marzo - messa sotto la lente ieri dalla Gazzetta - continua a far discutere. Non solo sulle nostre pagine Facebook e Instagram, che anche ieri (10 marzo) sono state teatro di commenti agghiaccianti - dall’utente che legittima gli insulti perché «meritati» a quello che ci accusa di etichettare come odiatore delle donne chi non è d’accordo con la «follia femminista» -, ma anche nel dibattito cittadino. Tra chi è intervenuto c’è chi lo ha fatto per esprimere sostegno alla decisione del nostro giornale di riflettere su ciò che è accaduto.

La prima presa di posizione è arrivata da Mondinsieme, il centro interculturale del Comune di Reggio Emilia, che - attraverso una lettera firmata dall’Assemblea delle associazioni inviata alla redazione - ha voluto manifestare la propria vicinanza alla Gazzetta sia per l’editoriale del direttore Davide Berti sia per l’articolo a firma della sottoscritta. «Siamo consapevoli di quanto i linguaggi d’odio siano pervasivi e virulenti», si legge, ricordando come fenomeni simili emergano spesso anche sotto i contenuti pubblicati dalle associazioni che fanno parte del centro interculturale. Tempeste di commenti che, spiegano, non possono più essere liquidate come "ragazzate". Perché a scriverle, sempre più spesso, sono adulti. «Padri e madri», sottolineano. «Mondinsieme ringrazia - anche a nome del suo presidente Federico Faloppa - la redazione per aver acceso un riflettore su un fenomeno che colpisce in modo rilevante categorie, gruppi o minoranze quotidianamente».

«Crediamo - prosegue la lettera a firma del coordinatore Gianluca Grassi - che le vostre parole di indignazione e di emersione del fenomeno siano un atto molto importante per la nostra comunità. Se una volta era considerato lecito in certi contesti semplificare nel contesto del "linguaggio da bar", oggi sui social non possiamo fare lo stesso raffronto. Minacce di morte, offese dirette, disumanizzazione, attacchi personali, odio, sono parte di un linguaggio quotidiano dove sempre di più fatica ad emergere il confronto, l’approfondimento, la ragione e il rispetto dell’altro come essere umano. Tutto questo colpisce tutte e tutti, disumanizza tutte e tutti». «Smettere di indignarsi», si legge in conclusione, è il primo passo verso l’abitudine. E ancora: «Grazie perché avete delegittimato non soltanto quei commenti ma anche i tanti altri che ogni giorno colpiscono persone o gruppi, e che rischiano di legittimare l’odio, la violenza e, perfino, la guerra».

Anche la politica è intervenuta nel dibattito. Il consigliere comunale del Partito democratico Federico Macchi ha lodato la scelta della Gazzetta di non limitarsi a cancellare i commenti più offensivi, ma di denunciarli pubblicamente. «È davvero deprimente - evidenzia in una nota - il degrado che può essere raggiunto da chi utilizza i social per dare sfogo quotidiano alle proprie frustrazioni, infischiandosene delle più elementari regole di civiltà e buona educazione, oltre che delle norme di un Codice penale che dovrebbe punire in maniera più concreta ed efficace certi comportamenti». Per Macchi il punto non è soltanto l’episodio in sé, ma ciò che rivela: il fatto che centinaia di insulti siano arrivati proprio sotto un video dedicato a un corteo organizzato nella Giornata internazionale della donna, sostiene, «conferma quanto sulla parità di genere si sia ancora molto indietro da un punto di vista sociale e culturale». E conclude: «La libertà di pensiero non significa affatto essere liberi di dire tutto quello che ci passa per la testa. Lo sanno bene i giornalisti, chiamati da leggi e deontologia a prestare la massima attenzione a quello che scrivono. Sarebbe davvero ora che lo imparassero anche i leoni da tastiera». l© RIPRODUZIONE RISERVATA