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Il bar del Parco delle Caprette riparte con gli arredi dei detenuti Semiliberi

Il bar del Parco delle Caprette riparte con gli arredi dei detenuti Semiliberi

Reggio Emilia: la gestione è stata affidata alla Cooperativa Reggiana Educatori. Saranno in vendita anche prodotti alimentari del progetto

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Reggio Emilia È nato dal lavoro dei detenuti del progetto SemiLiberi, gestito dalla cooperativa sociale L’Ovile, il nuovo arredamento del bar del Parco delle Caprette, la cui gestione è stata affidata alla Cooperativa Reggiana Educatori, impegnata nei servizi educativi e nell’integrazione scolastica. I lavori sono partiti a inizio anno e hanno portato alla creazione di un ambiente rinnovato, con arredi studiati per assicurare «una qualità che include non solo i materiali ma, soprattutto, il valore dell’accoglienza che questo spazio può esprimere» spiega il coordinatore di SemiLiberi, Massimo Caobelli.

La Cooperativa Reggiana Educatori ha anche scelto di affiancare alla funzione di bar anche un progetto più ampio, con attività rivolte alla comunità e prodotti a chilometro zero. «La collaborazione avviata dalle due cooperative sugli arredi del bar – sottolinea Coabelli – potrà proseguire così proseguire anche con l’inserimento, nelle attività dell’esercizio, di prodotti alimentari realizzati da SemiLiberi; pensiamo ad aperitivi e ad altri momenti di socialità che possono ampliare il legame tra progetto educativo e territorio».

Il progetto

Il progetto realizzato all’interno del carcere di Reggio dalla cooperativa sociale L’Ovile ha appena compiuto 15 anni. Nato alla fine del 2015, venne lanciato per dare continuità e nuove prospettive all’impegno della cooperativa a sostegno dell’inserimento lavorativo dei detenuti. «Un impegno storico – sottolinea il presidente de L’Ovile, Valerio Maramotti –, tanto che il primo lavoratore della cooperativa, al momento della sua fondazione, era una persona detenuta in articolo 21, la misura che consente di svolgere attività lavorative all’esterno del carcere. Con SemiLiberi, però – aggiunge Maramotti – è cambiata la prospettiva, passata dall’accompagnamento al lavoro esterno di persone detenute, al portare il lavoro all’interno del carcere e renderlo parte della vista ordinaria della struttura». «Questo – prosegue Maramotti – è un aspetto fondamentale, perché consente alle persone detenute di evitare l’inutile e pesante attesa di un trascorrere del tempo che le separa dalla libertà e di vivere responsabilmente un presente attivo e spesso professionalizzante che è il presupposto per il futuro reinserimento sociale e lavorativo». «Grazie alla collaborazione della direzione dell’istituto penitenziario e di un’importante industria reggiana – spiega il presidente – il primo esito è stato proprio il laboratorio di falegnameria, cui si sono aggiunte, nel tempo, altre attività quali l’assemblaggio meccanico e, soprattutto, la coltivazione di tre ettari di terreno collocati tra il muro di cinta e la recinzione del carcere». «È proprio qui, in questo spazio non completamente dentro e non completamente fuori – osserva Coabelli – che è nato SemiLiberi; il progetto, che oggi include 15 persone e 4 operatori, connota così anche la produzione di prodotti orticoli che vengono venduti freschi o trasformati, sempre all’interno delle strutture di via Settembrini, e poi utilizzati anche per l’allestimento di buffet e attività di ristorazione che ci auguriamo possano trovare spazio anche nel bar del Parco delle Caprette». l © RIPRODUZIONE RISERVATA