Gazzetta di Reggio

L’intervista

Caso Hellwatt Festival, parla Claudio Trotta: «Scenario senza precedenti. Ma scommetterei di nuovo sulla Rcf Arena»

Mattia Amaduzzi
Caso Hellwatt Festival, parla Claudio Trotta: «Scenario senza precedenti. Ma scommetterei di nuovo sulla Rcf Arena»

Mentre C.Volo tace, lo storico organizzatore di eventi live (come il concerto degli Ac/Dc a Reggio) analizza il momento critico della struttura reggiana

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Reggio Emilia Mentre continua il silenzio da parte di C.Volo, Claudio Trotta - storico produttore e organizzatore di eventi live (come il concerto degli Ac/Dc a Reggio), parla del futuro della Rcf Arena.

Cosa pensa della vicenda legata al “caso” Hellwatt Festival?

«Temo purtroppo che quanto sta succedendo lascerà molte conseguenze negative. Non commento i cambi di partnership in corso d’opera sicuramente controversi e spiazzanti».

Esiste davvero il rischio di una cancellazione totale o parziale del festival?

«È una possibilità ed allo stesso tempo una opzione da non escludersi».

Quanto è rischioso cambiare guida organizzativa a due mesi da un evento internazionale di queste dimensioni?

«Posso dire che non ci sono precedenti a cui potersi riferire, ma allo stesso tempo è palese che chi è stato estromesso – che va ricordato era stata affidata con troppa leggerezza la responsabilità complessiva – parrebbe non avere nel proprio curriculum alcuna esperienza professionale diretta anche solo lontanamente comparabile a quella necessaria per la produzione e organizzazione di un festival di cinque giorni in uno spazio che può ospitare fino a 100 mila persone».

Negli ultimi anni in Italia stanno nascendo sempre più grandi venue per concerti ed eventi live: c’è spazio per tutti o esiste un rischio di saturazione del mercato?

«Non è nata alcuna venue anche solo parzialmente associabile alla Rcf Arena. Vero è che vengono utilizzati spazi assolutamente mediocri per eventi di massa, nei loro servizi e nella loro conformazione privi di rispetto nei confronti del principale “shareholder” dei grandi raduni: il pubblico pagante. Spazi che vengono impropriamente definiti arene per concerti sia da privati che colpevolmente anche da enti pubblici».

La Rcf Arena è una struttura unica, ma cresce la concorrenza tra grandi poli dello spettacolo: penso a Imola e all’ingresso forte di Live Nation. Questo scenario crea opportunità o rischia di concentrare troppo il mercato?

«Live Nation è stata da pochi giorni condannata dal tribunale di New York al termine di una causa durata due anni per abuso di posizione dominante. Credo che in Europa ed in Italia ci siano condizioni molto simili a quelle americane. Le concentrazioni di potere non fanno mai bene ai consumatori, alle maestranze, agli artisti e al futuro. Nessuna opportunità positiva quindi. Negli ultimi 30 anni, coincidenti con il consolidamento nel mondo di Live Nation, il livello di professionalità complessivo e la trasparenza della vendita dei biglietti sono tutt’altro che cresciuti. L’unica cosa che è cresciuta è il costo medio della partecipazione ai concerti sia rispetto al prezzo dei biglietti che ai mediocri servizi connessi di ristorazione e ricettività del pubblico dentro e fuori dalle location».

La Rcf Arena riuscirà a trovare una sua identità nel panorama europeo dei grandi concerti? E quale dovrebbe essere?

«Solo se rispetterà il territorio, il pubblico, il futuro non allineandosi e non omologandosi alla corrente e dominante logica speculativa. E solo se valorizzerà il boulevard e se ospiterà con continuità anche eventi con un numero di persone ridotto».

Lei ha portato gli Ac/Dc a Reggio con un evento memorabile: dopo quell’esperienza scommetterebbe ancora sulla Rcf Arena?

«Certo che sì, potendo controllare tutto il processo organizzativo e produttivo e chiedendo all’amministrazione pubblica cittadina e regionale investimenti a medio termine sul tema della viabilità e dei parcheggi». l© RIPRODUZIONE RISERVATA

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