Querelle in famiglia, “punto” per Gian Luca Sghedoni: «Litokol non fa concorrenza sleale a Kerakoll»
Per il Tribunale di Bologna non ci sono rischi di confusione tra le due aziende né ci sono stati comportamenti contrari ai principi della correttezza professionale
SASSUOLO. Nuovo capitolo nella contrapposizione tra due protagonisti storici del distretto ceramico, Litokol e Kerakoll, entrambe fondate nel 1968, e tra i fratelli Sghedoni: da una parte Gian Luca, oggi proprietario dell’azienda di Rubiera, dall’altra Emilia e Fabio, ai vertici dell’azienda fondata dal padre Romano a Sassuolo. Con un’ordinanza del 14 marzo 2026, resa nota nei giorni scorsi attraverso la banca dati specializzata dartsIP, il Tribunale di Bologna ha messo un punto – almeno in questa fase – alla controversia che vede al centro Gian Luca Sghedoni e il rilancio di Litokol.
La vicenda
La vicenda nasce dal ritorno sulla scena industriale di Gian Luca Sghedoni, figura di primo piano del settore. Per oltre trent’anni manager e motore della crescita di Kerakoll, l’imprenditore ha guidato l’espansione internazionale dell’azienda di famiglia fino al 2019. Dopo una parentesi dedicata agli investimenti attraverso il proprio family office, nel 2024 ha acquisito Litokol, avviando un articolato piano di riorganizzazione industriale, commerciale e di immagine. Proprio il nuovo corso intrapreso da Litokol – con una rinnovata identità visiva, packaging rivisitato e una diversa strategia comunicativa – aveva spinto Kerakoll ad adire le vie legali. L’azienda di Sassuolo contestava una serie di condotte ritenute configurare concorrenza sleale: dalla presunta confondibilità tra marchi e prodotti fino al rischio di agganciamento commerciale, passando per l’ipotesi di uno storno di personale.
L'ordinanza del tribunale
Il Tribunale felsineo – informa un comunicato della Gpg Associati – ha però respinto punto per punto le principali accuse. Nell’ordinanza, il giudice ha escluso la sussistenza della confondibilità tra i marchi delle due società, così come l’esistenza di un rischio di confusione derivante dalle soluzioni di packaging adottate da Litokol. Anche sul fronte del personale, non è stata riconosciuta alcuna prova di storno illecito di dipendenti. Non solista. Il Tribunale ha negato anche che vi siano stati comportamenti contrari ai principi della correttezza professionale, elemento chiave nelle accuse di concorrenza sleale. Un passaggio centrale del provvedimento riguarda proprio le strategie di marketing: secondo il giudice, le scelte operate dal management di Litokol rientrano pienamente nella libertà d’impresa e, «nella loro dimensione concettuale, non possono essere oggetto di monopolio».
Un chiarimento importante che tocca uno dei nodi più delicati della vicenda: il confine tra ispirazione di mercato e pratiche scorrette. Per il Tribunale, il posizionamento competitivo di Litokol non rappresenta un indebito aggancio alla notorietà di Kerakoll, bensì «la legittima proposta di un’alternativa sul mercato».
Restano invece respinte, ma per ragioni procedurali, le domande cautelari avanzate da Litokol. In questo caso, il Tribunale ha ritenuto assente il requisito dell’urgenza: le diffide inviate da Kerakoll, pur contestate, non avrebbero inciso in maniera concreta sull’operatività della società guidata da Sghedoni.
Soddisfazione nelle parole del diretto interessato. «Questa decisione conferma un principio fondamentale: la libertà di impresa e di innovazione non può essere monopolizzata», ha dichiarato Gian Luca Sghedoni, oggi Ceo di Litokol. «Continueremo a investire in ricerca, sviluppo e innovazione con la stessa visione imprenditoriale che ha sempre guidato il mio percorso».
Sul piano legale, Litokol Lab SpA è stata assistita da un team multidisciplinare composto dallo studio Trevisan & Cuonzo — con il founder Luca Trevisan, la partner Francesca Ferrero e l'associate Carolina Citterio — e da Poggi & Associati, con il Salary Partner Massimo Castiglioni e l'associate Marella Lavarone, affiancati da Michele Petrella dello Studio Legale Dalla Verità di Bologna. La decisione del Tribunale di Bologna rappresenta un significativo passaggio non solo per le due aziende coinvolte, ma per l'intero distretto ceramico sassolese, dove innovazione, branding e concorrenza si giocano sempre più sul terreno dell'identità e del posizionamento. Una pronuncia che, almeno per ora, rafforza il principio secondo cui la competizione, anche quando intensa, deve restare ancorata alle regole ma senza comprimere la libertà di iniziativa economica.
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