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Dall’inserto Appennino Green

Ventasso, alla scoperta dei Giardini dell'Acqua: relax nella natura, trote e menù a km0

Filippo Simonelli
Ventasso, alla scoperta dei Giardini dell'Acqua: relax nella natura, trote e menù a km0

Creato inizialmente con l’obiettivo di far riprodurre le trote per ripopolare i corsi d’acqua dell’Appennino, oggi questo luogo è molto più di un semplice allevamento

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Nei pressi di Collagna, nel comune di Ventasso, si trova il complesso de I Giardini dell’Acqua, un parco tematico dedicato alle specie ittiche locali e al loro allevamento. Creato inizialmente con l’obiettivo di far riprodurre le trote per ripopolare i corsi d’acqua dell’Appennino, oggi questo luogo è molto più di un semplice allevamento: l’ambiente naturale da cui è contornato, i numerosi servizi disponibili e l’impegno dei dipendenti lo rendono una meta molto ambita dai visitatori, attirando ogni anno circa 35000 turisti curiosi di scoprire questa realtà particolare e probabilmente unica nel suo genere. Il valore e il potenziale di questo sito sono ben noti a Luca Iovinelli, uno dei tre soci della proprietà a conduzione familiare, insieme allo zio Pierpaolo Gibertoni e alla zia Nicoletta Bertini.

Innanzitutto, ci spieghi meglio cosa sono i Giardini dell’Acqua.

«Questo è un posto che non può essere limitato dai confini di una definizione univoca. Nasce come allevamento di trote, ma in questi circa 20 anni di attività è mutato notevolmente, sempre con lo scopo di coinvolgere la comunità locale e i turisti, e regalare loro un’esperienza unica. Oggi possiamo riconoscere all’interno del comprensorio tre zone: quella turistico-ricettiva, costituita da lodge, solarium e gelateria; la parte bistrot, con bar, ristorante e area adibita agli eventi; in aggiunta dell’originario comparto zootecnico».

Come vi suddividete il lavoro tra voi soci? E che effetto vi fa aver dato vita a questo sito in famiglia?

«Lavorare con e per i propri familiari è speciale, soprattutto in un posto come questo, dove ogni angolo racconta un pezzo delle persone che siamo. Le modifiche e le migliorie che sono state aggiunte negli anni sono il prodotto della nostra passione e delle nostre inclinazioni personali: infatti, mio zio che è ittiologo si occupa per lo più dell’allevamento, io da quest’anno ho preso in gestione il bistrot e i canali social, mentre mia zia dirige la zona turistico-ricettiva. Secondo me la nostra attività funziona proprio per questo, perché lavoriamo con entusiasmo e portiamo avanti le tre unità operative all’unisono, con una sinergia tipicamente familiare».

Avete pensato a qualche novità o iniziativa per il 2026?

«Certamente. Siamo molto ambiziosi e lavoriamo ogni giorno per migliorare la nostra attività. Da quest’anno ho preso personalmente il controllo del profilo instagram ufficiale, con l’obiettivo di arrivare al maggior numero di persone possibile e mostrare loro cosa sono effettivamente I Giardini dell’Acqua e quali servizi offrono. Inoltre, degne di menzione sono sicuramente le due serate che stiamo organizzando per il mese di luglio in collaborazione con la cantina di Aljano, che ha ottenuto importanti riconoscimenti per le sue due Spergole: Brina d’Estate e Vigna al Vento. La prima, in una degustazione alla cieca con i sommelier Ais, è stata premiata come miglior Spergola della DOP e Igp; la seconda, un metodo classico, ha ottenuto 92/100 al Mundus Vini in Germania».

In che modo questi eventi sposano la vostra filosofia?

«Uno dei nostri propositi è quello di valorizzare il nostro territorio, lo facciamo innanzitutto promuovendo attività che prevedono vere e proprie immersioni nell’ambiente appenninico, ma lo facciamo anche a tavola, nel nostro ristorante. Il menù, infatti è costituito quasi interamente da piatti a base di trota e per le lavorazioni ci serviamo esclusivamente di prodotti locali e biologici. La nostra volontà di offrire ai clienti la massima qualità possibile ci ha portato a collaborare con la cantina di Aliano, che, fra le altre cose, è stata premiata per la produzione della migliore Spergola in Italia».

Quanto è importante per voi la sensibilizzazione alla tutela dell’ambiente? «Possiamo dire che è il pilastro attorno al quale ruota tutto il resto. Lo dimostrano le numerose conferenze tenute da Gibertoni in passato, l’attenzione alla divulgazione che prestiamo sui social e anche il fatto di proporre un menù a chilometro zero».

Quali sono, invece, le sfide e le problematiche che dovete fronteggiare? «Personalmente, avendo aperto la partita iva quest’anno, sono reduce da mesi molto travagliati dal punto di vista burocratico che hanno prosciugato gran parte delle mie energie, ma la gioia di essere diventato ufficialmente socio dei miei due zii è impagabile. D’altro canto, invece, organizzando numerose iniziative naturalistiche, le incognite di cui siamo ostaggio sono ovviamente gli agenti atmosferici: ad esempio, per la corretta fruibilità della nostra riserva di pesca alla trota nel torrente Secchia e i suoi affluenti, siamo in balia di eventuali piene e secche che rischiano di mutare la costituzione del letto dei fiumi e danneggiare la fauna ittica».

Insomma, amore per la natura e per il proprio lavoro, condivisione con la famiglia e i clienti, ambizione, competenza scientifica e impegno nella divulgazione: sono questi gli ingredienti che permettono a Luca Iovinelli e ai suoi zii di migliorare anno dopo anno un’attività che nel suo genere è probabilmente più unica che rara.

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