Gazzetta di Reggio

Dal nostro inserto Appennino Green

Dove Pad Thai e Kao Pad incontrano cappelletti e tortelli: la sfida di chef Pam nel cuore dell’Appennino reggiano

Serena Arbizzi
Dove Pad Thai e Kao Pad incontrano cappelletti e tortelli: la sfida di chef Pam nel cuore dell’Appennino reggiano

Ventasso: la nuova avventura di Panjaree Boonchuay. Nel ristorante del Camping Le Fonti di Cervarezza la tradizione emiliana abbraccia quella thailandese

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Ventasso I piatti della tradizione thailandese nel cuore dell’Appennino reggiana. Questa la conquista di chef Pam, al secolo Panjaree Boonchuay, l’intraprendente 45enne che ha dato vita a una nuova avventura nel ristorante all’interno del Camping Le Fonti, a Cervarezza.

Ed ecco che dalla cucina di chef Pam arrivano in tavola le chicche della cucina thai, che si affiancano ai piatti della tradizione emiliana. Prelibatezze che possono essere gustate sia dagli ospiti del Camping, sia dai visitatori provenienti da fuori. I piatti del menu thailandese si affiancano a quelli della tradizione emiliana, tra cui tagliatelle al ragu, funghi, crema tartufo, crema di noci, lasagne, tortelli verdi, di zucca, di patate e ai porcini, cappelletti in crema di parmigiano, cannelloni verdi. È possibile immergersi nella cucina e nella cultura thai assaggiando il Kao Pad a base di riso jasmine saltato con uova, verdure, salsa soia e salsa ostrica, nelle versioni vegetariana, con pollo, maiale o gamberi. O il Pad Thai, il classico piatto di tagliatelle di riso in salsa di tamarindo con tofu caramellato, verdure e uovo, arachidi e germogli di soia, anche in questo caso nelle versioni vegetariana, o con pollo, maiale o gamberi. Si può apprezzare, inoltre, il Pad Krapao, il pollo su base di aglio e peperoncino con verdure, saltato con basilico fresco e accompagnato da una cupola di riso jasmine sormontata dall'uovo frittellato. Si chiude in dolcezza con il Kao niaw, a base di mango fresco, riso glutinoso in salsa di latte di cocco e semi di sesamo tostati.

Panjaree, cosa l’ha spinta a prendere in gestione il ristorante del camping?
«È una nuova sfida professionale che mi entusiasma molto. Quando ho conosciuto questo luogo ho capito subito che c’era qualcosa di speciale: mi piace l’ambiente, la natura che lo circonda e soprattutto mi piace l’idea di lavorare in un luogo che ha una forte identità. Non è semplicemente un ristorante: qui le persone vengono per stare bene, rilassarsi e vivere il territorio».
Cosa la colpisce di più del Camping?
«Sicuramente il luogo. Qui si respira un’atmosfera diversa, più autentica. La montagna reggiana ha qualcosa di affascinante: è tranquilla, genuina e molto legata alle tradizioni. Per me questo è importante, perché anche la cucina nasce dal territorio e dalla sua storia».
Lei è thailandese, ma da molti anni vive e lavora in Italia. Che rapporto ha con la cucina emiliana?
«Per me è ormai una parte importante della mia esperienza professionale. Ho imparato ad amare la sfoglia, i tortelli, i cappelletti e tanti prodotti della tradizione. La considero una delle grandi cucine italiane, perché ha una storia enorme e soprattutto perché mette al centro la qualità delle materie prime e il lavoro artigianale».
Cosa ne pensa della cucina dell’Appennino reggiano?

«La trovo particolarmente interessante. È una cucina semplice solo apparentemente, perché dietro ogni piatto ci sono tradizioni, stagioni, prodotti e conoscenze tramandate nel tempo. Per uno chef è una fonte continua di stimoli. La cucina delle montagne reggiane è un vero punto di riferimento della tradizione emiliana e poterla conoscere ancora meglio rappresenta per me anche una grande opportunità professionale».
La sua cucina thailandese incontra così quella emiliana? «Sì, ma voglio farlo con rispetto. Non credo sia necessario stravolgere le tradizioni per creare qualcosa di interessante. Mi piace l’idea di partire dai prodotti e dalla cultura gastronomica del territorio e, dove sarà naturale, portare qualche elemento della mia esperienza thailandese. Due cucine così diverse possono dialogare, ma devono prima di tutto rispettarsi».

Quanto è importante valorizzare i prodotti del territorio?

«Moltissimo. Quando lavori in un territorio così ricco devi prima ascoltarlo e conoscerlo. Voglio scoprire sempre meglio i prodotti dell’Appennino, conoscere i produttori e capire come valorizzarli. La qualità di un piatto parte sempre dalla qualità di ciò che metti nel piatto».

Che cucina propone agli ospiti del Camping?

«Vorrei una cucina capace di parlare a tutti. A chi viene in vacanza e vuole conoscere i sapori dell’Emilia e della montagna, ma anche a chi vive qui e vuole ritrovare i sapori della propria tradizione. E naturalmente c’è anche una parte della mia identità, perché io sono thailandese e la mia storia professionale nasce dalla cucina del mio Paese».

Cosa rappresenta questa nuova esperienza nel cuore dell’Appennino?

«Rappresenta una crescita. Ho avuto la fortuna di lavorare per anni con la cucina thailandese e di fare conoscere i sapori del mio Paese in Italia. Oggi sento il desiderio di confrontarmi ancora di più con la cucina del territorio che mi ha adottata. Questo posto mi piace: penso che possa diventare una nuova importante tappa del mio percorso». Cosa direbbe a qualcuno che volesse venire a trovarvi?

«Gli direi di venire innanzitutto per il luogo, la montagna e l’atmosfera. Poi di sedersi a tavola e farsi accompagnare dalla nostra cucina. Chi viene qui deve vivere un’esperienza: assaggiare l’Emilia, scoprire la cucina dell’Appennino e, magari, trovare anche qualche sorpresa che porta con sé un po’ della Thailandia». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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