Addio a Emma Balducci Gazzotti, infaticabile dell’associazione Aibat
Reggio Emilia: aveva 83 anni. Affetta dal morbo di Basedow, trent’anni fa scelse di dare vita a una rete capace di unire le persone che affrontano la sua stessa malattia.
Reggio Emilia È morta ieri a 83 anni Emma Balducci Gazzotti, fondatrice e da sempre anima instancabile di Aibat, l’associazione italiana dei pazienti basedowiani e tiroidei. Con lei se ne va, e al tempo stesso resta indelebile, un frammento fondamentale dell’associazionismo reggiano. Di Emma tutti ricordano la tenacia, l’immensa cultura, la creatività e l’ostinazione nel regalare ai pazienti un percorso di cura migliore del suo. Affetta dal morbo di Basedow, trent’anni fa scelse di dare vita a una rete capace di unire le persone che affrontano la sua stessa malattia. Oggi, il presidente di Aibat, il dottor Annibale Versari, racconta del suo percorso di guarigione e della strada, in salita, ma bellissima, che Emma scelse di intraprendere e di portare avanti con coraggio e determinazione. «Il morbo la colpì in modo severo, costringendola più volte a sospendere il lavoro e gli impegni della vita, a girare l’Italia in cerca di medici e di cure per la sua patologia. È questo quello che ci porta all’eredità che Emma lascia a tutti noi: la sua volontà di evitare agli altri le sofferenze da lei vissute».
L’associazione è sopravvissuta ai cambiamenti imposti dal tempo: alle trafile burocratiche, alle normative che cambiano, alle difficoltà. È stato possibile, racconta Versari, «solo grazie alla sua volontà e al suo desiderio di fare qualcosa per gli altri. Questo insegnamento, oggi, ce lo portiamo con noi: ci mancherà tantissimo. Faremo del nostro meglio per essere alla sua altezza e restare coerenti con ciò che ci ha lasciato e che ha portato avanti per trent’anni». Meravigliosamente testarda, Emma Balducci Gazzotti non è stata soltanto madre di Aibat. È stata pioniera: «Trent’anni fa, al fatto che l’arte e la bellezza potessero essere una forma di cura, credeva soltanto lei. Oggi, ne siamo convinti tutti». All’associazionismo, infatti Emma aveva saputo unire la sua passione per l’arte. Al ricordo di Versari, si aggiunge quello del dottor Guglielmo Ferrari, presidente dell’associazione Vittorio Lodini, a testimoniare, tra le tante qualità di Emma, quella di saper unire le diverse realtà attive sul territorio: «Ci ha lasciato una donna straordinaria che emanava una luce meravigliosa.
Professoressa di storia dell’arte, teneva lezioni magnifiche capaci di diffondere bellezza e cultura a chiunque la ascoltasse. Toccata più volte dalla malattia, ha sempre reagito con una forza che lasciava senza parole, trasformando la propria fragilità in energia da mettere al servizio degli altri. Era una vera tessitrice di rapporti: sapeva unire persone, associazioni, mondi diversi, creando legami che duravano nel tempo. Chiunque l’abbia incontrata porta con sé un pezzo della sua generosità e della sua straordinaria capacità di ascolto». E poi conclude «Ci lascia un vuoto, ma anche un’eredità preziosa: l’esempio di come si possa affrontare la vita – anche nei momenti più difficili – con coraggio, cultura e amore per gli altri». Anche l’Ausl di Reggio Emilia si è unita al cordoglio: «La sua determinazione nel promuovere la condivisione delle conoscenze e delle esperienze, e nel creare un ponte solido tra medici, infermieri e malati resterà un'eredità preziosa e una importante pietra di paragone per tutto il mondo dell’associazionismo sanitario. I professionisti della nostra azienda che hanno avuto occasione di conoscere Emma, apprezzandone la simpatia, la grande cultura e la sensibilità, si stringono con profondo cordoglio ai familiari e al direttivo di Aibat». La camera mortuaria è allestita alla casa funeraria Croce Verde e sarà aperta oggi dalle 16 alle 19 e domani dalle 8. La cerimonia funebre si terrà domani alle 16. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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