Gazzetta di Reggio

La lettera

Bosco Ospizio, anche i residenti dal sindaco Massari: «Temiamo possibili scontri, a noi il progetto piace»

Alice Tintorri
Bosco Ospizio, anche i residenti dal sindaco Massari: «Temiamo possibili scontri, a noi il progetto piace»

Reggio Emilia, dopo i cinque membri dell’assemblea, in Municipio è stata accolta una delegazione di cittadini che abita nella zona

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Reggio Emilia Anche loro hanno incontrato il sindaco Massari. Un appuntamento poco rumoroso, senza annunci né pretese, fatta eccezione per quella, sacrosanta, di essere ascoltati. Dopo la sfilata dei cinque membri dell’assemblea del Bosco Ospizio di venerdì scorso, in Municipio è stata accolta una delegazione di residenti, «per esprimere il favore dei nostri quartieri per la maggioranza degli abitanti» in merito al progetto Pru Ospizio. Luca Annigoni, Claudia e Sergio del quartiere Sergio Stranieri, Gabriele, che risiede nel forese, e Daniele, dal quartiere San Pietro: un piccolo comitato, formato da chi la zona la vive da sempre e la conosce nei suoi bisogni, nelle sue criticità, nelle persone che la abitano.

«L'incontro – hanno riportato i cittadini – è stato sereno: il primo cittadino ha ascoltato le nostre ragioni e condiviso le preoccupazioni dei residenti che, pur vicini ai manifestanti, desiderano l'opera per cui molti cittadini hanno lavorato da tempo e che riporta nel quartiere i servizi socio-sanitari e, cosa positiva per la maggioranza degli abitanti, un supermercato a distanza di passeggiata». Luca Annigoni, che ieri s’è fatto portavoce per tutti coloro che oggi remano a favore del progetto, ha sottolineato come le ragioni che dal 3 agosto spingono i manifestanti a presidiare l’area del bosco, non tengano conto della persone che quella zona della città la vivono quotidianamente. Persone anziane, con disabilità e bisogni specifici e irriducibili, per le quali il piano di Conad rappresenta un miglioramento reale sulla qualità della vita. Non un capriccio, dunque. E nemmeno un’esigenza da portare avanti senza scrupoli. La conclusione della lettera indirizzata al sindaco, sarebbe già sufficiente a spiegare la posizione, critica, legittima e razionale, dei cittadini del quartiere: «Non vogliamo scegliere tra gli alberi e le persone. Vogliamo prenderci cura di entrambi, sostenendo un progetto che rappresenta un equilibrio ragionevole tra le esigenze ambientali, lo sviluppo dei servizi sociali e la qualità della vita nel nostro quartiere. Per le migliaia di residenti del nostro comparto, del vicino quartiere Don Pasquino Borghi e gli altri rioni adiacenti, forese compreso, il ritorno dei servizi socio-sanitari e la realizzazione di un supermercato facilmente fruibile a piedi rappresentano risposte concrete a bisogni reali. Siamo cittadini che si confrontano quotidianamente: passeggiando al parco, nelle chat di quartiere, al bar o al circolo – ha scritto il comitato, rivolgendosi al sindaco –. Siamo una parte attiva, seppur silenziosa, che oggi le chiede lo stesso ascolto concesso alle voci del dissenso. Non siamo contrari al verde, né vogliamo contrapporre gli alberi ai servizi; crediamo anzi che il vero valore di questo progetto risieda proprio nella capacità di tenere insieme tutela ambientale, servizi pubblici e riqualificazione urbana».

È un progetto equilibrato, frutto «di un lungo e trasparente processo di revisione» quello che dovrebbe realizzarsi nell’esatto punto in cui oggi sorge il Bosco Ospizio. Rispetto alla versione approvata nel 2007, l'intervento attuale prevede invatti una riduzione delle volumetrie edificabili da 20.000 a 12.000 metri cubi (il 40% in meno). Non solo: come sottolineano i cittadini nella lettera indirizzata a Massari, «almeno per quanto riguarda la Casa della comunità, è stato realizzato un autentico percorso di condivisione a cui diversi di noi hanno preso parte. Fin dal 2019, i Tavoli di Quartiere moderati da Comune e Ausl hanno coinvolto cittadini e associazioni di volontariato. Questo iter è sfociato nel 2023 in un percorso di co-progettazione pubblica aperto a tutti tramite avvisi istituzionali, conclusosi con la presentazione della primavera 2024». Condivisione. Responsabilità. Dialogo. Il raggiungimento di un compromesso che tiene insieme le esigenze, diverse, delle parti chiamate in causa.

«Vogliamo essere estremamente chiari – proseguono i residenti – siamo consapevoli che un albero adulto non si sostituisca con una giovane pianta. Tuttavia, i dati complessivi offrono una prospettiva diversa da quella sbandierata dagli oppositori». Nel comparto sono presenti 322 alberature: 224 saranno conservate e 98 abbattute. A fronte di ciò, sono previsti 371 nuovi alberi all'interno dell'area e 977 fuori comparto, per un totale di 1.348 nuove piantumazioni. Circa 23.000 metri quadrati di area verde saranno ceduti alla fruizione pubblica, attrezzati con una nuova area giochi e orti comunali. «Questi numeri – va avanti Annigoni – dimostrano come l'intervento non sia la “distruzione di un bosco”, ma una ricerca di equilibrio tra conservazione, nuovi servizi e incremento del verde». Un compromesso che i manifestanti non sono disposti ad accettare, come è stato dichiarato da loro stessi, durante l’assemblea convocata in seguito all’incontro con il sindaco. La radicalizzazione delle posizioni degli attivisti che dal 3 agosto presidiano il bosco inizia a preoccupare.

«Ci sono tanti bravi ragazzi che si sono uniti genuinamente alla protesta, ma nell’ultimo periodo, tra noi, serpeggia un po’ d’ansia. Il timore, senza girarci intorno, è che dalla resistenza passiva si possa scatenare una protesta violenta. È la chiusura totale che ci inquieta, una chiusura che abbiamo sperimentato un po’ tutti fermandoci a parlare con loro. I toni, ultimamente, si sono fatti minacciosi». È per questo motivo che oggi, fatta eccezione per Luca Annigoni, il comitato sceglie di rimanere anonimo.

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