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Politica

Schlein-Conte? Mezzetti frena: «Fare sintesi oltre i leader»

di Maria Sofia Vitetta

	La serata con Mezzetti, de Pascale e Paradisi alla Festa dell'Unità
La serata con Mezzetti, de Pascale e Paradisi alla Festa dell'Unità

Il sindaco di Modena alla Festa dell’Unità è intervenuto sulla scelta del candidato premier del centrosinistra alle elezioni politiche del 2027

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MODENA. Il leader del partito con più voti all’interno della coalizione diventa il candidato proposto come capo del governo. O le forze politiche si accordano per trovare una terza figura, che non sia già una loro guida, ma che diventi garante comune per l’intera alleanza. Sono due strade percorribili che si sommano a una terza alternativa, quella di affidare la scelta al popolo, alle urne, cioè le primarie. Si contano sulla punta delle dita le possibilità che si prospettano per il centrosinistra utili ad individuare il contraltare di Giorgia Meloni prima delle elezioni politiche attese nel 2027. In questa circostanza non può mancare una domanda cruciale: primarie sì o no? Capire se i venti sono favorevoli è stata una delle tematiche affrontate alla Festa dell’Unità durante l’appuntamento “Dai territori al Paese, le sfide del centrosinistra nei prossimi anni”. A guidare la serata di domenica scorsa – 30 agosto – sono stati gli spunti di riflessione di Davide Berti, direttore della Gazzetta di Modena, e di Barbara Manicardi, responsabile della redazione del Resto del Carlino Modena. «Il primo punto è indiscutibilmente il programma. Io credo che se alle nostre feste facessimo un sondaggio su chi vuole o non vuole le primarie, la maggior parte non le vorrebbe. Se le dobbiamo fare tardi e male, non è un'alternativa», ha affermato Michele de Pascale, presidente della Regione Emilia-Romagna ed esponente del Pd. «Io auspico e chiedo ai leader del centrosinistra - in particolare a Elly Schlein e Giuseppe Conte - di chiudersi in una stanza, di fare una proposta. Noi la seguiremo con convinzione e determinazione, perché altrimenti ci incartiamo e diamo una grande opportunità a un centrodestra che in questo momento è all’angolo». Secondo de Pascale, quando i cittadini si trovano di fronte al bivio della scelta, una risposta la danno. Sempre che «l’unica strada sia quella delle primarie, e io temo che non ci siamo lontani. In questo caso sono convinto che il popolo del centrosinistra saprà scegliere e indicare una prospettiva all’Italia».

L’intervento di Massimo Mezzetti, sindaco di Modena, ha confermato la necessità di individuare un nome capace di rappresentare il centrosinistra, senza però dare grandi speranze sulla riuscita di questo tentativo, perché convinto che nessuno dei leader dei singoli partiti della coalizione possa essere sintesi del quadro politico: «Credo che oggi realisticamente nessuno dei leader dei singoli partiti della possibile coalizione possa rappresentare la sintesi di questo composito quadro politico». Si merita così uno degli applausi più fragorosi della serata, non scontata da una platea solitamente più osservante come quella di Modena. E continua: «Forse bisogna fare un ulteriore sforzo. È come se ci fosse una scacchiera in cui le pedine sono tutte lì e nessuno volesse fare il primo passo. Non ne usciamo fuori». Le “primarie migliori” sarebbero le elezioni politiche vere e proprie, dove ciascun partito si misura direttamente con le scelte dei cittadini in cabina elettorale: «I 5 Stelle vorranno prendere più voti del Pd, Avs vorrà crescere ulteriormente per poter pesare nella scelta e così anche gli altri. Naturalmente tutti si mettono in tiro, chi vince esprime il premier di questo Paese. Questa sarebbe la cosa migliore». Tuttavia «il “Ci presentiamo senza una candidatura” è debole, perché dall’altra parte abbiamo la Meloni». Nella ricerca di una «“figura di sintesi” - che non è detto esista - ognuno deve mettere a disposizione se stesso. La politica non ha bisogno sempre e soltanto di protagonismo individuale, ma anche dell’umiltà necessaria a riconoscere che forse non si rappresenta l’interezza di una coalizione».

Delle primarie non bisogna avere paura, ma per Massimo Paradisi, sindaco di Castelnuovo e segretario provinciale del Pd, due condizioni sono necessarie. Non devono diventare una gara per distinguersi, altrimenti «l’idea di un programma capace di tenerci insieme finisce un secondo dopo». E chi perde aiuta il vincitore, perché la partita vera, quella in opposizione alla destra, ha bisogno delle forze collettive, non di disgregazione. «È ovvio che ogni leader porta il suo modo di fare, di essere, la sua vicinanza ad alcuni temi piuttosto che ad altri, però è il programma che ci guida», ha sottolineato Paradisi. «Credo che il Pd abbia il diritto di poter giocare un ruolo centrale, al servizio del Paese, non solo di una parte dei partiti della coalizione. È una forza che ha la responsabilità di tenere unito il centrosinistra».

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