Salute, indagine: "Vista dei figli tra i controlli top, ma priorità solo per il 7,2% dei genitori"
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Roma, 16 set. (Adnkronos Salute) - "Per il 43,5% dei genitori la salute visiva dei figli si colloca al sesto posto, dietro salute mentale (64,5%), alimentazione (62,9%), sviluppo scolastico (57,3%), uso degli schermi (45,9%) e attività fisica (44,0%). Come prima preoccupazione raccoglie appena il 7,2%. Il quadro si capovolge sulle pratiche ritenute importanti: fra i controlli specialistici i genitori mettono al primo posto proprio la vista, prioritario per il 26,4% e presente fra i primi quattro nell'80% dei casi, alla pari con la visita dentistica (81,0%) e molto avanti rispetto al controllo posturale (64,3%)". E' quanto emerge da una survey condotta da Astra Ricerche per conto di Hoya su un campione di 1005 genitori italiani con almeno un figlio fra i 4 e i 18 anni. Sui temi di salute dei bambini il 43,3% si assegna un voto da 8 a 10 e solo il 12,1% resta sotto la sufficienza piena; sulla vista i valori sono quasi identici, 43,1% e 15,2%. La vista non viene percepita come un dominio più tecnico degli altri e non genera quindi un bisogno informativo avvertito. Questa fiducia non trova però riscontro nelle risposte di merito. Le abitudini raccontano un'infanzia sedentaria e "ravvicinata". Sommando dispositivi a breve e a media distanza, il 31% dei minori trascorre davanti agli schermi quattro ore o più in un giorno di scuola e solo il 31% resta sotto le due; alle attività da vicino senza schermi il 24,5% dedica tre ore o più. All'aperto si sta molto meno: appena il 23% raggiunge le due ore quotidiane e il 35,7% non arriva a un'ora. Come riferimento esterno all'indagine, nella letteratura clinica il tempo all'aperto è il fattore protettivo con l'evidenza più solida: nel campione è il più compresso. Il primo controllo spesso arriva tardi e la costanza non è rispettata. Per uno su sei (16,3%) il percorso inizia entro due anni – quasi sempre nel secondo anno di vita – e complessivamente solo meno della metà lo fa entro i 4 anni (43.9%). Il 19,5% ha atteso i sette anni o oltre e il 7,5% non l'ha mai effettuata o non ricorda. La periodicità ritenuta opportuna è allineata alle linee guida, riferimento esterno all'indagine: il 72,5% indica almeno un controllo annuale. Il quadro si allenta sui comportamenti effettivi: soltanto il 57,4% ha fatto l'ultimo controllo negli ultimi dodici mesi e il 12,6% è oltre i due anni, mentre appena il 56,0% pensa di far controllare la vista nei prossimi tre mesi e solo il 21,3% ne è certo. Fra norma dichiarata e pratica agita si apre uno scarto di quindici punti, probabilmente il vero spazio di intervento per il settore. Sulle cause i genitori hanno un colpevole designato. L'uso prolungato di smartphone e tablet - si legge - è ritenuto molto o abbastanza incidente dall'80,5%, con il 44,0% all'intensità massima. Seguono familiarità (72,3%), scarsa illuminazione (70,5%) e televisione (70,2%), mentre lettura e studio si fermano al 55,2%, lo stare poco all'aperto al 51,0%. Il contrasto con le evidenze esterne è netto: la letteratura clinica considera discusso il ruolo degli schermi e consolidato quello del tempo all'aperto. Il riconoscimento dei sintomi è parziale. Lo strizzare gli occhi, il segnale più caratteristico, è indicato dal 60,2% l'avvicinarsi molto alla televisione dal 55,8% e ai libri dal 48,2%; fra i primi posti compare però anche il mal di testa frequente (56,1%), che secondo la clinica è un indicatore aspecifico e semmai più tipico di altri difetti refrattivi. Quasi un genitore su quattro attribuisce inoltre alla miopia segnali che in letteratura rimandano maggiormente ad altre condizioni: inclinare la testa (23,5%), rossore oculare (21,1%), saltare righe durante la lettura (17,5%). La miopia è percepita come questione seria dall'80,9%, benché solo il 32,1% scelga il grado massimo, e la diagnosi precoce raccoglie un consenso più netto, con il 66,1% di voti da 8 a 10. Anche la progressione è acquisita: il 78,3% sa che la miopia può peggiorare durante la crescita. Le lacune emergono nel dettaglio clinico. Il 38,9% ritiene che possa migliorare spontaneamente, informazione errata che convive con un ulteriore 29,8% di indecisi: meno di un terzo ha il quadro corretto. Ancora più critico il rischio, dove solo il 47,1% sa che una miopia elevata aumenta la probabilità di patologie oculari in età adulta, mentre il 39,3% non sa rispondere e il 13,6% lo nega. Il 68,6% conosce almeno una soluzione capace di rallentare la progressione, ma la conoscenza si concentra su una categoria: gli occhiali per la gestione della miopia sono noti al 49,8% e le lenti a contatto morbide dedicate al 24,7%, mentre le opzioni specialistiche restano marginali. Sulle azioni adottate o adottabili prevalgono gli strumenti che delegano a un professionista o passano da un dispositivo: controlli più frequenti dall'oculista (46,6%), occhiali per la gestione della miopia (43,2%), aderenza alle indicazioni dello specialista (41,2%), consulto dell'ottico o del pediatra, entrambi attorno al 25%. Le azioni che richiedono un cambiamento nella vita quotidiana raccolgono molto meno: l'attenzione ai comportamenti si ferma al 31,1% e il più tempo all'aperto al 16,1%, ultimo della graduatoria. Visto che il tempo all'aperto non è riconosciuto come fattore, non entra fra le leve. Solo il 3,2% non adotta alcuna misura. Fra i genitori di figli miopi la scoperta è quasi sempre domestica: il 36,8% si è accorto per primo del problema e un ulteriore 16,5% indica altri familiari, mentre i professionisti sanitari arrivano al 31,2% e la scuola con i pari al 13,4%. L'impatto percepito si colloca poco sotto la metà su tutte le dimensioni, con il benessere emotivo in testa (48,1%), poi sport (46,4%), studio (45,1%) e autostima (43,5%), mentre le dimensioni relazionali restano attorno al 36%. Il 65,8% si sente adeguatamente informato, ma il 40,7% pensa che avrebbe potuto accorgersene prima e il 40,3% si sente responsabile di un possibile peggioramento: un senso di colpa diffuso, terreno interessante e insieme delicato per qualunque comunicazione. La reazione alle nuove lenti da vista per la gestione della miopia è nettamente favorevole: l'84,8% la trova interessante. La disponibilità sale con la raccomandazione professionale: l'85,9% la considererebbe se consigliata dall'oculista o dall'ottico. Sugli attributi la valutazione è molto positiva: facile da utilizzare per il 79,7%, adatta ai bambini per il 78,0%, sicura per il 77,2%, efficace per il 76,3%. L'argomento che convince di più è quello sull'esito dell’efficacia: il 49,0% indica il rallentamento della progressione e il 38,8% la riduzione del rischio di patologie oculari in età adulta, per un totale dell'80,7% che sceglie almeno un argomento di efficacia, contro il 60,3% degli aspetti pratici. Incrociando conoscenza, allarme, impatto percepito, apertura alla soluzione e propensione ad agire si ottengono quattro gruppi quasi equivalenti. Gli attivi consapevoli (26,1%) sanno, si preoccupano e fanno, con il 71% che indica controlli più frequenti dall'oculista. I preoccupati inerti (25,5%) condividono allarme e percezione dell'impatto ma non traducono nulla in comportamento: è il segmento con il maggior potenziale inespresso, perché la motivazione esiste già e manca l'indicazione pratica. I razionali distaccati (23,3%) sono informati e aperti alla soluzione ma ritengono che la miopia non incida sulla vita del figlio, con valori fra lo 0% e l'8% su tutte le dimensioni di impatto: contengono più figli miopi degli altri e confermano che l'esperienza diretta ridimensiona l'allarme anziché alimentarlo.
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