Volpe abituata troppo all’uomo finisce al Rifugio Matildico: ora si tenta il ritorno in natura
La storia del cucciolo allevato da un cittadino, che col tempo ha iniziato a manifestare atteggiamenti aggressivi
San Polo Da qualche tempo al Rifugio Matildico di San Polo d’Enza è arrivata una giovane volpe, nata nella primavera scorsa. La sua storia comincia quando un cittadino trova due piccoli e decide di raccoglierli e occuparsene. Probabilmente l’intenzione era quella di salvarli e accudirli, ma allevare un cucciolo selvatico richiede attenzioni e competenze molto diverse da quelle necessarie per un animale domestico. Con il passare del tempo una delle due volpi - l’altra da quanto si sa sarebbe allontata nel bosco - si è infatti abituata sempre di più alla presenza dell’uomo. Troppo. Ha imparato a farsi avvicinare e accarezzare, perdendo progressivamente quella naturale diffidenza che per un animale selvatico rappresenta anche una forma di protezione.
E proprio questa eccessiva confidenza ha cominciato a creare problemi. La volpe, pur essendo abituata al contatto umano, resta infatti un animale selvatico, con comportamenti e reazioni che possono essere imprevedibili. In alcune occasioni avrebbe manifestato anche atteggiamenti aggressivi nei confronti delle persone. A quel punto è stato necessario intervenire. Ivano Chapponi, responsabile del Rifugio Matildico, insieme ai carabinieri forestali ha recuperato l’animale, che è stato quindi trasferito nella struttura.
Ora comincia la parte forse più delicata del suo percorso: provare a restituirle un po’ della sua natura selvatica. Al Rifugio Matildico l’obiettivo è infatti quello di renderla progressivamente autonoma, limitando il più possibile i contatti con le persone. Un percorso necessario per capire se, con il tempo, potranno crearsi le condizioni per il suo ritorno in natura. La vicenda diventa anche l’occasione per ricordare cosa fare quando ci si imbatte in un cucciolo selvatico apparentemente in difficoltà. «Quando trovate un cucciolo di un animale selvatico chiamateci - è l’invito di Ivano Chapponi -. Situazioni come questa nascono spesso dalla volontà di aiutare, ma bisogna sapere come intervenire». l© RIPRODUZIONE RISERVATA
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