Gattoni (Cib): "Da biogas contributo significativo a indipendenza energetica"
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Rimini, 8 nov. (Adnkronos) - "Il contributo del biogas e del biometano in termini di indipendenza energetica è significativo". Così Piero Gattoni, presidente Cib, durante la diretta trasmessa dall’Adnkronos da Ecomondo 2026. "Si pensi che da uno studio fatto dal Consorzio Italiano Biogas insieme a Snam si evidenzia come siano quasi 6 miliardi i metri cubi riproducibili solo dall'agricoltura, 8 se andiamo a considerare anche il settore dei rifiuti. Quindi stiamo parlando di un 10-15% dell'attuale consumo di gas naturale italiano - spiega - E dopo tanti Ecomondo in cui abbiamo parlato di come il biometano sia una tecnologia in grado di spingere verso la transizione ecologica, in particolare il settore agricolo, oggi parliamo anche di sicurezza, perché proprio quel 15% è quello che nei momenti geopolitici difficili come questo porta ad avere quel rialzo dei prezzi che poi si scarica pesantemente sulle bollette dei consumatori". "Ecco perché quindi noi riteniamo che costruire, infrastrutturare il nostro Paese di queste iniziative produttive possa permettere un domani di avere un assetto produttivo più forte e quindi più sicuro nell'approvvigionamento dell'energia - dice - Ma serve una grande filiera. Stiamo parlando di un modello produttivo completamente diverso. Parliamo di bioeconomia, cioè di modello decentrato in cui la produzione avviene in tanti piccoli pozzi verdi, piuttosto che in un unico punto di estrazione importante. Questo modello completamente diverso, però, soprattutto in Italia, si è contraddistinto per una grande positività. Il fatto che noi riusciamo a produrre sia cibo che energia, soprattutto in agricoltura, con un modello integrato". "Grazie al sottoprodotto della digestione anaerobica, cioè al digestato, non solo produciamo energia, ma riportiamo sostanza organica e fertilizzante ai terreni in un modello circolare che permette quindi al nostro paese di avere indipendenza alimentare e nell'approvvigionamento dei fertilizzanti. Perché non dimentichiamo che nello Stretto di Hormuz non si sono fermati solo i carburanti fossili, si sono fermati anche i fertilizzanti. Quindi noi abbiamo avuto un incremento dei costi molto alti che poi si scarica sui prodotti alimentari", aggiunge.
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