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Morte di Pino Brumatti, il gip archivia

Morte di Pino Brumatti, il gip archivia

Gli operatori del 118 di Gorizia erano indagati per i soccorsi all’ex campione della Pallacanestro Reggiana

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REGGIO. Il gip di Gorizia, Paola Santangelo, ha accolto la richiesta di archiviazione per gli operatori del 118 del capoluogo isontino che erano indagati per la morte di Pino Brumatti, l’ex cestista deceduto per un infarto il 21 gennaio 2011 nella sua abitazione di Lucinico (Gorizia).

A causare i ritardi nei soccorsi – secondo gli accertamenti – era stato un errore di uno degli operatori, che aveva inviato l’ambulanza in via Romana a Monfalcone (Gorizia), anziché nell’omonima strada goriziana dove risiedeva l’ex giocatore della Pallacanestro Reggiana, dell’Olimpia Milano e della Nazionale.

Pino Brumatti è morto all’età di 62 anni. Aveva ancora voglia di giocare a basket con la squadra delle vecchie glorie del suo Friuli. Non muore l'amore per lo sport che Pino Brumatti ha trasmesso a una generazione di giovani reggiani, molti dei quali si sono avvicinati alla pallacanestro proprio seguendo il suo esempio e con la speranza di emularlo. Tanti sono riusciti ad innamorarsi dello sport, nessuno è riuscito a imitarlo.

Brumatti arrivò a Reggio fortemente voluto dal mago del basket Dado Lombardi, appena approdato alla Pallacanestro Reggiana in A2. Eravamo agli inizi degli anni Ottanta e qualcuno storse il naso: il blasone c'era tutto, ma Brumatti era già considerato un campione in parabola discendente, un «vecchietto terribile» che non finiva di stupire con la sua mano micidiale e un'incursione a canestro impossibile da fermare. Il grande telecronista di quell'epoca, Aldo Giordani, ne parlava con toni da commozione, come se ogni suo canestro dovesse essere l'ultimo. Invece. Invece Brumatti interpretò la sua presenza a Reggio con la freschezza di un diciottenne, deciso a dimostrare che il suo fisico e la sua classe erano integri, che il killer-instinct del realizzatore non lo aveva abbandonato. Furono anni memorabili, presto premiati da una grande promozione in A1. Il suo numero 6 sulla maglia delle Cantine Riunite era il simbolo dell'affidabilità. Brumatti seppe mantenersi grande anche nelle difficoltà, come nell'anno disgraziato della retrocessione, galleggiando al di sopra delle polemiche grazie a un impegno e a una classe non intaccati dai risultati negativi.

Pino Brumatti finì per avvertire un vero senso di gratitudine nei confronti di Reggio Emilia, al punto che la sua fatica di sportivo si tradusse in fatica a più ampio raggio. Il campione accettò di scendere in politica diventando consigliere comunale, dal 1985 al 1990, nel gruppo della Dc. E tutta la sua famiglia divenne parte integrante di Reggio: le figlie Elisa e Sara diventarono giocatrici della Juvenilia, la maggiore sposò un gioiello del vivaio biancorosso, David Londero. Poi il suo ritorno al paese d'origine, a Cormons, e il nuovo lavoro come assicuratore. Poco prima della morte il basket italiano lo gratificò inserendolo nella Hall of Fame, e il Comune di Quattro Castella gli attribuì il premio Reverberi come riconoscimento di una vita di sport. Un premio che non ha fatto in tempo a ritirare. La Pallacanestro Reggiana ha ritirato la maglia numero 6. Quel numero deve restare per sempre legato solo alla memoria di Pino Brumatti .

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