Gazzetta di Reggio

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Lo stadio alla Mapei, la protesta sugli spalti dei tifosi della Reggiana

di Wainer Magnani
Lo stadio alla Mapei, la protesta sugli spalti dei tifosi della Reggiana

In cinquecento si ritrovano sotto la curva Sud del Città del Tricolore: entrano, protestano, poi dopo 15 minuti escono. Cori contro Barilli, Delrio e Del Bue

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REGGIO EMILIA

Reggio è unica, in tutto. Nella musica come nell’industria, nella politica e nell’ingegno e se permettete anche a livello di tifoseria. Ieri il popolo granata ha dato una dimostrazione di passione, intelligenza, stile e singolarità. Sì, perché la dimostrazione di civiltà e cuore messa in atto dagli ultrà granata supera i confini del tifo per far parte dell’unicità di un popolo. La Reggio sportiva può essere orgogliosa dei cinquecento reggiani che si sono ritrovati nel piazzale del Pigal e hanno condiviso uno striscione che recitava “la nostra passione non si compra all’asta. 15 anni di agonia, un’altra umiliazione grazie all’amministrazione”. Poi con grande dignità e nella più assoluta serenità si sono uniti ai tifosi del Sassuolo nella curva Sud, mentre alcuni ragazzi distribuivano un comunicato in cui spiegavano le ragioni della loro protesta. Il tutto nella più assoluta condivisione e normalità, come in occasione di una festa dello sport.

All’interno della curva Sud, dove il colpo d’occhio è stato di assoluto rilievo, gli ultrà granata si sono posizionati nel cuore della curva mentre nella zona sottostante gli ultrà del Sassuolo. C’è chi ha parlato di un “gemellaggio” all’insegna della protesta per uno stadio comprato da Squinzi che il Sassuolo ripudia e la Reggiana vorrebbe riavere. E’ stato questo il concetto che ha scandito la protesta. Da una parte i tifosi del Sassuolo hanno urlato “questo stadio non ci appartiene” e subito dopo lo spicchio di curva granata ha replicato “questo stadio non vi appartiene”. Ma il colpo di teatro che ha dato un senso straordinario alla manifestazione è stata la scelta, decisa in partenza dai tifosi granata, di uscire dallo stadio dopo quindici minuti. Come a dire: la nostra parte l’abbiamo fatta, abbiamo dato un segnale chiaro all’Italia calcistica (anche grazie a Sky che per l’occasione aveva un regista brescellese, Giorgio Galli) ora vi lasciamo campo per tifare per la vostra squadra. Straordinario, anche perché è bene ricordare che i cinquecento tifosi presenti hanno regolarmente pagato il biglietto. Gli ultrà granata hanno rinunciato a seguire la Reggiana, ieri vincente a Pavia per dare un segnale forte, pagando – come sempre – di tasca propria oneri e onori.

I cori di protesta sono stati indirizzati a Barilli, Delrio e a sorpresa anche a Del Bue ma soprattutto contro l’amministrazione comunale che prima ha fatto l’impossibile, grazie a Del Bue, per “appoggiare” la Reggiana nell’acquisto dello stadio e poi una volta sceso in campo Squinzi ha sposato il ruolo di “zerbino”. Nessun coro contro Squinzi e anche questo è un grande segnale di intelligenza.

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