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Calcio, Battistini: «Reggio merita un calcio ambizioso»

 Calcio, Battistini: «Reggio merita un calcio ambizioso»

«Resta la delusione per non aver coniugato bel gioco a risultati ma mi resta uno splendido rapporto con la città»

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REGGIO EMILIA

Pierfrancesco Battistini torna a parlare dopo il suo esonero contro la Pro Patria avvenuto il 9 febbraio. L’allenatore si toglie qualche sassolino ma sempre con grande stile e signorilità.

L’esonero. «Ho avuto l'opportunità di riflettere sull’esonero e sulla mia delusione iniziale. Resta il grosso rammarico di non aver centrato i risultati ma il rapporto con la squadra, la città e l’ambiente è stato splendido. Con i tifosi addirittura straordinario».

Risultati sportivi. Ero venuto a Reggio per ottenere dei risultati, tanto che avevo un contratto legato alla posizione di classifica non per far quadrare il bilancio anche se mi fa piacere».

I giovani. «Avevamo una squadra molto giovane e il problema principale è stato perdere delle partite per inesperienza e che avevamo in pugno come Como e Venezia. Non a caso l'arrivo di De Giosa ha dato esperienza alla difesa. La squadra non ha fatto il salto di qualità al momento migliore.

Il rimpianto. «Forse mi sono troppo "adagiato" sul fatto che la squadra giocasse molto bene facendo grosse prestazioni, senza insistere con la richiesta di avere giocatori di maggior esperienza. Il mio obiettivo iniziale era Russo del Frosinone. Poi è vero che qualche giocatore ha reso meno di quello che ci si aspettava».

I tifosi. «Reggio l’ho apprezzata a tutto tondo e non a caso sono venuto ad operarmi a Reggio. Per questo mi dispiace non aver coniugato i risultati sportivi alla passione della gente. Il mio rapporto con Reggio e la Reggiana è stato ottimo, ho sempre sentito la vicinanza dei tifosi, magari ci ritroveremo più avanti perchè il mio obiettivo è quello di fare l'allenatore professionista e farlo ad alti livelli».

La lezione. «E' stata un'esperienza importante in una categoria che sto imparando a conoscere. Sono stati mesi formativi».

Il rendimento. «Abbiamo avuto un inizio brillante, siamo sempre stati in partita sbagliando solo un tempo col SudTirol e a Salò. Non posso lamentare di nessun giocatore, l'impegno è stato massimo, anche di chi, come Francesco Ruopolo non è riuscito a rendere come ci aspettavamo».

La serie negativa. «Da un punto di vista calcistico sarebbe stato giusto se io fossi stato esonerato dopo le quattro sconfitte consecutive, dopo meno. Ho lasciato che eravamo l’ottava miglior difesa del girone».

Ammutinamento. «Non credo che nessun giocatore abbia giocato contro l’allenatore per due motivi: non ho avuto questi segnali e non me lo sarei meritato. Del resto dopo il mio esonero non ho visto un cambio di rotta della Reggiana».

Le turbative esterne. «So che si parla di un cambio della società ma a noi erano discorsi che non ci toccavano».

Le cause vere. «La mancanza di continuità nei risultati ha tolto sicurezza e fiducia, soprattutto a una squadra giovane».

Corradini. «Sinceramente non l'ho mai visto e non mi sono fatto condizionare nelle mie scelte. Sono convinto che non è stata questa presenza che mi ha impedito di raggiungere i risultati che volevo».

La tattica. «Sono ancora dell’idea che questo gruppo può giocare con la difesa a tre per sfruttare al meglio le varie caratteristice, non a caso pur perdendo a Vercelli e Cremona abbiamo fatto delle buone prestazioni. Il processo degenerativo era già iniziato con le quattro sconfitte consecutive di cui tre al 90'».

Il futuro. «In questo gruppo ci sono delle eccellenze per fare un buon campionato di C1, poi certo a confronto con le corazzate di quest'anno, per puntare alla serie B occorre fare robusti investimenti ma è giusto ripartire da questi ragazzi che hanno già conosciuto la realtà di Reggio».

Strappo. «Lo sciopero del tifo, lo stadio vuoto e la contestazione non ha generato una realtà semplice e penso che qualcosa vada trovato perchè Reggio merita di vedere un calcio competitivo. Non conosco le problematiche societarie e finanziaria ma so che non sarà la politica o i tifosi a "scegliere" a chi affidare la società. Ci vuole un acquirente serio che metta dei soldi sul piatto e che sia conscente che dovrà fare un grosso investimento perchè per fare bene in questa categoria servono ingenti risorse».

Barilli il referente. «Nei rapporti non ho mai snobbato i soci di minoranza ma Barilli era il mio presidente e l’azionista di riferimento, oltre a Fontanili che aveva la responsabilità tecnica».