Dal Cin: «Galliani non ricorda quella partita, io invece sì»
«Il Milan non voleva perdere, andavano bene il pareggio e lo spareggio col Piacenza ma Taffarel ha parato tutto»
REGGIO. Parlare di Reggiana con Franco Dal Cin è piacevole. Tornano alla mente ricordi, la nostalgia la fa da padrona nonostante i trascorsi turbolenti che dapprima lo videro capro espiatorio del fallimento granata, salvo poi venire quasi "santificato" ai giorni nostri agli occhi di certi tifosi che, nella lista nera, adesso, gli preferiscono Alessandro Barilli. Vent'anni di Milan-Reggiana, vent'anni di Max Esposito, vent'anni di salvezza in serie A, anche per il friulano ex patron granata non si cancellano facilmente.
«Cos'è successo il 1° maggio del 1994? Se era una domenica, abbiamo fatto gol con Esposito al Milan e ci siamo salvati - risponde sornione Dal Cin -. Ieri ero a bere un caffè con Galliani, ma lui non si ricordava di quell'evento... Io invece sì, ci fu un grande gol di Esposito e due super parate di Taffarel. Perchè il Milan, anche se lo scudetto l'aveva già vinto, non ci teneva a perdere».
Cosa rappresenta quella salvezza per Franco Dal Cin?
«"Fu una cosa talmente imprevedibile... fu praticamente la seconda promozione consecutiva della Reggiana. La terza la conquistò "Carletto" (Ancelotti, ndc)».
Prima di quell'impresa, era praticamente tutto pronto per lo spareggio con il Piacenza.
«Non avremmo buttato via il pari, anzi. Mentalmente ero già contento di pareggiare a San Siro e giocarmi la serie A col Piacenza in un "dentro-fuori. Nel Milan c'erano grandi amici come Galliani, Capello ma era una squadra che non perdeva volentieri, nemmeno a scudetto già vinto».
Vent'anni dopo quell'1-0, la depressione regna sovrana negli ambienti granata.
«Ora non vedo speranze, né sogni o ambizioni fossi un tifoso di Reggio non sognerei più. Vedo comunque che lo stadio Giglio, io lo chiamo ancora così, gode di ottima salute e rivive una certa gioventù grazie al Sassuolo. Anche se io lo sognavo per la Reggiana: speravo potesse portare reddito, non rogne e speravo di contrastare lo strapotere delle grandi. E invece il progetto è stato bloccato e i sogni sono svaniti. Ora Squinzi avrebbe il dovere morale, sportivo e umano di andare oltre i 500mila euro di sposorizzazione, mettendo un fondo a disposizione per la Reggiana per consentire un cambio di dirigenza. Questi sono soldi per la mera sopravvivenza premorte».
Oggi torna Massimiliano Esposito a Reggio per rivivere quella salvezza.
«Non mi ha invitato nessuno, ormai nessuno a Reggio mi invita a ricordare piacevolmente quell'esperienza».
Non è proprio così, anzi ora è più che mai rimpianto.
«Come si usa dire: il tempo è galantuomo».
Roberto Tegoni
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
