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«Mi contestano adesso che il peggio è passato»

«Mi contestano adesso che il peggio è passato»

Reggiana: il presidente Barilli fa il punto dopo quegli insulti... in diretta tivù «Non volevo illudere, ma di sicuro all’inizio avrei dovuto essere più chiaro»

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REGGIO. Una contestazione... in posticipo televisivo. Domenica allo stadio i suoi detrattori organizzati non c’erano ma lunedì sera, mentre parlava in diretta da Teletricolore, Alessandro Barilli li ha sentiti distintamente inveire contro di lui; dal cortile. Cori, uno striscione, qualche fumogeno, l’intervento della Polizia mentre il presidente prefigurava il futuro immediato della Reggiana.

Barilli, hanno avuto un seguito quelle proteste?

«Credo che alcuni tifosi abbiano scelto di interpretare una parte. Francamente non capisco contro cosa protestano e mi sembra tutto surreale: hanno lasciato delle domande sulla porta d'ingresso quando bastava ascoltassero in tv quello che stavo dicendo. Mi chiedono di andarmene: credo sia una follia, proprio quando abbiamo messo a posto i conti».

Cosa crede di aver sbagliato con i tifosi?

«All'inizio non avevo percepito l'importanza del comunicare le cose in modo dettagliato e semplice. Ho dato per scontato cose che scontate non lo erano. E’ stato il primo errore che ha messo in discussione il rapporto. Non sapevo a cosa stavamo andando incontro, quale impatto questa crisi avrebbe avuto».

Cosa avrebbe dovuto fare?

«Spiegare i particolari delle nostre difficoltà con maggiore dovizia, probabilmente i tifosi avrebbero sopportato meglio e avrebbero capito».

Lei sostiene che “l'obiettivo di inizio era non far fallire la Reggiana, metterne a posto i conti, potenziare il settore giovanile e consegnarla in mani sicure”. Nel mezzo ci sono state molte promesse...

«Me lo imputano anche i tifosi. Ma non è vero. Cioè, è chiaro che se dici che farai una stagione fallimentare, non diventi l'idolo delle folle e nessuno ti segue. Garantisco di non aver voluto giocare con i sentimenti di nessuno. Per fortuna abbiamo raggiunto gli obiettivi primari. Ora possiamo concentrarci sulla squadra».

La famosa B in tre anni?

«Dissi che potevamo andarci. Certamente erano dichiarazioni troppo ottimistiche. Non era prevedibile quello che si sarebbe scatenato a livello generale. Abbiamo sbagliato».

Si sente di dovere delle scuse alla tifoseria?

«Non so, vorrei rimarcare che quando sono arrivato non venivo da altre esperienze. E' stata una cosa nuova e ci ho messo grande impegno e volontà. Purtroppo non ho trovato l'indirizzo tecnico giusto che ci garantisse qualche risultato in più».

Basta parlare di conti da sanare, quindi?

«Ne abbiamo parlato fin troppo. Abbiamo fatto operazioni straordinarie e siamo ritornati in equilibrio. Adesso ci concentriamo solo nella ricerca di risorse per fare buoni campionati. E' chiaro che anche l'anno prossimo sarà difficilissimo rivedere gente allo stadio, ma la situazione sarà senz’altro più gestibile. Poi avrei potuto cercare anch'io delle scorciatoie…».

Cioè?

«Fare come Ascoli o Bari: comprare centravanti forti senza i soldi e poi magari costruire una nuova società e ripartire. Ho preferito onorare gli impegni e spendere i soldi che avevamo».

Ha annunciato importanti cambiamenti a livello dirigenziale. Quali?

«Non avendo più uno stadio da gestire, avremo molto più tempo da dedicare ad altre attività. Ci doteremo di un'organizzazione tecnica più completa ed efficiente e confido di poter fare qualcosa in più a livello di presidio del territorio. Vorremmo fare un passo avanti importante, anche se tutto si ridurrà nell'indovinare i giocatori giusti».

Si vanta di aver rilanciato il vivaio ma negli ultimi tre anni in prima squadra si sono viste sbocciare poche rose.

«I risultati non si possono vedere dall'oggi al domani, nemmeno in tre anni. Ma credo che quest'estate avrete piacevoli sorprese. Il lavoro si vedrà, ci vorrà ancora un paio d'anni; intanto i Giovanissimi nazionali, dopo dieci anni tornano a giocare le fasi finali. Un altro motivo per cui si vedono pochi ragazzi in prima squadra è che quelli bravi, spesso, vengono seguiti da club importanti e vanno via prima».

Conferma che non sarà più presidente entro il 30 giugno?

«Certo. Mi concentrerò su cose che penso possa fare meglio. Quel che dovevo fare, ad oggi, l'ho fatto. Mi resta solo di affidare la società in mani solide. Se il presidente sarà una figura interna? Credo sia la via più complicata».

Roberto Tegoni

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