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«Siamo salvi perché non abbiamo mai mollato»

«Siamo salvi perché non abbiamo mai mollato»

Basket D, il coach della Sampolese Immovilli: «Sempre al massimo nelle partite più importanti»

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SAN POLO. Nonostante la sconfitta rimediata all’ultima giornata, la Sampolese è riuscita a conquistare la salvezza diretta grazie alla differenza canestri. L’arrivo alla pari con i Danny Boys ha premiato la formazione della collina costringendo i Danny Boys a disputare i play out. Dopo che lo scorso anno la squadra aveva vinto il campionato, questa salvezza sofferta potrebbe sembrare strana, ma non è così. La società ha perso giocatori importanti saliti di categoria e ha costruito il roster solo all’ultimo con tutte le conseguenze del caso. Per l’allenatore Celso Immovilli si potrebbe dire che questa salvezza è quasi uno scudetto.

E’ così?

«Diciamo che il progetto della società è riuscito in parte, però visti i presupposti, è stato un buon risultato. Dover ricostruire una nuova squadra dopo la promozione inaspettata dello scorso anno non era facile perché si mischiavano giocatori con motivazioni diverse. Sono andati via cinque elementi e Luca Fontanesi si è infortunato dopo poche settimane. Ho inserito giocatori del ’96 del ’97 e ho esordito anche un ’98».

Creare l’amalgama è stato difficile?

«Diciamo che c’è voluto tempo e ho dovuto unire giocatori abbastanza diversi. Lo scorso anno giocavamo a memoria e chi è rimasto ha sentito la mancanza dei vecchi compagni nei primi tempi. In campo si cercavano punti di riferimento come Giovanni Cervi che non c’erano più. Poi col tempo si sono creati nuovi equilibri. Un aiuto importante è stato dato anche dagli inserimenti in corsa di Grisanti e Larghetti».

Com’è stata per lei questa stagione?

«Una delle più dure degli ultimi anni, ma alla fine, seppur in modo rocambolesco, è arrivata la salvezza».

Un merito della sua squadra?

«Non abbiamo mai cercato alibi, siamo sempre rimasti uniti e non abbiamo mollato nemmeno nei momenti più bui. Nelle gare che contavano i miei giocatori sono sempre riusciti da dare il meglio. C’è chi ha giocato anche se era appena diventato papà e chi è arrivato in palestra dritto dall’aeroporto dopo che aveva volato 12 ore. Segnali di grande attaccamento alla maglia».

La società le faceva pressioni quando le cose andavano male?

«No, e questo mi ha aiutato molto. Devo ringraziare i miei dirigenti per questo. E ringrazio anche il mio vice Andrea Corali. Se ci siamo salvati è merito di tutti». (r.b.)

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