«Un palasport più grande non serve solo al basket»
Ivan Paterlini: «Un impianto moderno è un’opportunità per tutta la città»
REGGIO. Di nuovo il palasport. Questione caldissima, l’inadeguatezza del vetusto Bigi rispunta ormai dietro ogni angolo. Sulle ali dell’entusiasmo per i ultimi strepitosi risultati, la Grissin Bon catalizza l’attenzione di un’intera provincia, trovandosi però a fare i conti ogni giorno con un impianto da tempo non più all’altezza di un pubblico crescente in numero ed entusiasmo.
«Siamo in maggio - premette con la solita verve, il presidente della Pallacanestro Reggiana Ivan Paterlini - e domenica c’era un bellissimo sole, ma il palaBigi era ugualmente stracolmo. Non mancava nessuno a seguire la gara con Cantù. C’è enorme entusiasmo per questa squadra. Ci vuol tanto a capire che ci serve un impianto adeguato?».
Sono anni che avete lanciato questo messaggio, eppure...
«Abbiamo già detto tanto e in tante diverse occasioni ma fino a quando non ci saranno politici lungimiranti che capiranno le opportunità che può dare un impianto nuovo e più ampio a tutta la città, non se ne farà nulla. Vuole sapere cosa vorrei che si facesse?».
Lo dica.
«Che si andassero a guardare i piani regolatori di vent’anni fa. Era stata progettata una città dello sport con un nuovo impianto ed erano stato progettati gli archi e le vele di Calatrava. Le opere dell’architetto ci sono, ma il palasport no. Perché? E’ impensabile che una società come la nostra vada a pregiudicare il proprio futuro per costruire un palasport che resta un compito degli amministratori».
Il progetto del restyling del Bigi il club l’ha ultimato. Impossibile per voi affrontarlo anche se si trovasse una sponsorizzazione importante?
«Per carità, ben vengano gli sponsor ma spetta al Comune pensare al palasport. Bisognerebbe cambiare mentalità. Pensiamo al Campo Volo. Se si riuscisse ad allestire un’area concerti e ospitare due o tre manifestazioni ogni estate, migliaia di persone arriverebbero a Reggio e tutta la città ne trarrebbe un grandissimo beneficio. Sarebbe così anche per il palasport. Il Comune dovrebbe correre a investire. E invece...».
Palasport o meno. La Grissin Bon sta concludendo una stagione in crescita. Il sesto posto è ancora possibile, ci crede?
«Io ero concentrato sul chiudere la regular season al settimo posto, ma ben venga il sesto posto se riusciremo a farcela. Non dipenderà soltanto da noi, ma anche da una concomitanza di altri risultati. L’importante è non finire ottavi per evitare l’EA7».
Milano le fa così paura?
«Diciamo che sarei felice di incontrarla il più avanti possibile».
Per arrivare sesti è necessario andare a vincere ad Avellino. E sappiamo bene le difficoltà che la Grissin Bon incontra in trasferta..
«E’ tutto l’anno che ne parlo con lo staff tecnico per capire cosa accade quando giochiamo in trasferta. Ora che diventano vitali le partite lontano da Reggio è il momento di cominciare a vincere anche se non abbiamo il Bigi a sostenerci».
Il Bigi, appunto. Il giudice sportivo ha comminato tremila euro di multa per l’utilizzo di trombette durante il match con Cantù. Indignato?
«Moltissimo. Io queste trombette non le ho neanche sentite. Non riesco a comprendere queste decisioni. Penso sia solo un modo per raccogliere soldi. E’ una vergogna».
Potreste incontrare proprio Cantù ai play off. Ne sarebbe contento?
«Soprattutto vorrei evitare Milano (ride, ndr). Per il resto, a questo punto, una vale l’altra. Che sia Siena o che sia Cantù, cambia poco».
Dove pensa possa arrivare la Grissin Bon?
«Abbiamo giocatori che se decidono di vincere, lo possono fare. L’importante sarà non perderci in un bicchier d’acqua come è accaduto durante la stagione. Sarà fondamentale usare le nostre armi al 100% o anche al 110% ».
La vittoria in Eurochallenge ha caricato l’ambiente?
«Sì. C’è tanta carica e tanto entusiasmo in tutti. Non era mai successo che riuscissimo a conquistare una coppa europea, come non era mai successo che ci qualificassimo per due anni consecutivi ai play off. Ormai battiamo tanti record e i casi sono due: o ne avevamo pochi prima o questa squadra è davvero forte».
Il segreto del successo di questo team?
«E’ merito di tutti se si è arrivati a tanto. Lo staff e i giocatori hanno lavorato moltissimo e si è riusciti a creare un buono spirito di squadra».
Quest’anno avete vinto anche un’altra importante scommessa, quella sui giovani.
«Ogni anno ne lanciamo uno o due in prima squadra dal settore giovanile per massimizzare gli investimenti che facciamo sul nostro vivaio. Investimenti alti che però ci hanno sempre premiato».
Pensa che Ojars Silins possa davvero approdare nell’Nba?
«Aspettiamo la fine del campionato prima di fare questi discorsi. Gli auguro una bella carriera anche nell’Nba o in una squadra europea di altissimo livello. Se deve restare in Italia, però per lui è preferibile Reggio perché di meglio per un giovane non c’è. Se deve fare come Angelo Gigli dieci anni fa, allora è meglio che resti con noi».
Angelo Gigli, invece, sarà biancorosso anche la prossima stagione?
«E’ un ragazzo che stimiamo moltissimo. Ne parleremo ma soltanto a fine stagione. Adesso ci sono i play off».
Tutta Reggio vorrebbe sapere se resterà Kaukenas?
«Io sono il suo primo fan. Già l’estate scorsa mettevo la sua scheda sopra tutte quelle che erano sulla scrivania del ds Alessandro Frosini. Per lui bisognerà fare valutazioni anche di carattere economico. Lasciamo finire il campionato, poi inizieremo a lavorarci».
L’anno prossimo in rampa di lancio ci sarà Amedeo Della Valle che impressione ha avuto di lui?
«Appena arrivato si è fatto male a un ginocchio. Il team è affollata ma speriamo che per i play off possa esserci».
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