Tutto è nato dal no di Ress
L’ex reggiano ha preteso i soldi sul proprio conto italiano
REGGIO. Dietro il capillare lavoro svolto dalla Guardia di finanza di Siena nel corso dell'indagine, fondamentale è stato l'apporto fornito dalle intercettazioni telefoniche e dalla e-mail che le Fiamme Gialle hanno potuto controllare.
Proprio in una di queste intercettazioni si fa il nome di un altro giocatore che ha vestito in passato la maglia biancorossa della Pallacanestro Reggiana: Thomas Ress. Il cestista del SüdTirol viene tirato in ballo dal ds della Mens Sana, Meneghetti, il quale parlando con un referente della società Essedue (una di quelle utilizzate da Siena per eludere i controlli finanziari, emerge dalle infagini) discute di un errore nel pagamento del contratto dell'ex azzurro; rivelando in questo modo come avvenivano i pagamenti irregolari. In un intercettazione del 14 novembre 2012, emergerebbe che il pagamento da parte di Siena fosse stato effettuato sul conto della Gesfid s.a., società gestita dall'agente dell'atleta, mentre il giocatore aveva chiesto di ricevere il denaro sul suo conto italiano, come infatti avverrà.
Ress infatti ha regolarmente pagato tutte le imposte dovute al fisco. «... allora – afferma Lombardini nell'intercettazione -– il problema era questo, gli abbiamo fatto dei pagamenti su un conto corrente intestato a lui, a questa Gesfid».
«Allora ascolta – risponde Menghetti – mi dice questa che mi hai detto te ora non c'entra proprio niente, perché era in sostanza la banca svizzera dell'agente, lui c'ha il conto corrente personale. Suo».
Questo sistema, che l’ex giocatore biancorosso ha rifiutato categoricamente, sarebbe sostanzialmente il meccanismo tramite il quale la società toscana riusciva a versare, ai propri giocatori stranieri, parte dell’ingaggio su conti esteri; eludendo in questo modo il controllo da parte della Guardia di finanza. (d.v.)
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